il consigliere politico dimissionario del ministro dell'Economia Marco Milanese

La Camera dice sì all’uso delle intercettazioni e all’apertura delle cassette di sicurezza di Marco Milanese e nega l’uso delle intercettazioni di Denis Verdini. Confermando così il voto della giunta che si era espressa per i due casi rispettivamente per il sì e per il no.

Era stato lo stesso ex consigliere politico di Giulio Tremonti a invitare i deputati a votare affinché gli inquirenti possano proseguire le indagini a suo carico. Stamani, intanto, è stato calendarizzato nella terza settimana di settembre il voto dell’Aula sull’arresto di Milanese, indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla P4.

Montecitorio ha detto no all’autorizzazione all’uso delle intercettazioni che riguardano Denis Verdini effettuate nell’ambito delle indagini sul G8 e gli appalti post-terremoto dell’Aquila. Sono stati 301 i sì. Su 582 presenti, con 579 votanti e una maggioranza di 290, gli astenuti sono stati 3, e 278 i no.

“Sono innocente e le accuse contro di me sono false e ipocrite”, si è difeso in aula Milanese. “Quando ho preso posto per la prima volta in quest’aula mai e poi mai mi sarei immaginato di dovermi, un giorno, difendere da accuse così infamanti”, ha detto.   “Tutto quello che è stato detto contro di me – afferma il parlamentare del Pdl – è falso e vi invito ad andare ad accertarlo, perché la verità è un’altra. Ma la cosa che fa più male è quanto hanno detto contro di me alcune persone che sono presenti ora in quest’aula”. Secondo Milanese si tratta solo di una “macchina del fango” contro i partiti.

“Domandatevi chi c’è dietro le accuse che mi sono state mosse e perché queste sono state fatte”. L’unico parlamentare cui si rivolge nel suo intervento nell’aula della Camera è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. E’ anche a lui che l’ex esponente della Guardia di Finanza si appella, affinché venga portata a galla “la verità”: “Voi dovete sapere cosa c’è dietro questa macchina del fango – conclude – altrimenti tutto questo sarà imperdonabile…”. E il suo intervento viene accolto da pochi applausi, provenienti dalle fila del Pdl.

Mentre Denis Verdini ha deciso di non partecipare al voto dell’Aula della Camera. “Ho cercato di spiegare con il ragionamento la questione che attraversa il Parlamento da tempo”, dice Verdini conversando con i cronisti in Transatlantico. Parlando “ho pensato agli altri. A me è stato fatto già tutto. Sono due anni che mi sputtanano”, ha ribadito il coordinatore del Pdl che in Aula ha più volte ricordato che “qui si toccano le vite delle persone, che diventano atti d’accusa”.  Secondo il coordinatore del Pdl sulle intercettazioni “il Parlamento deve decidere i confini”.  Poi aggiunge: “C’e’ un problema di rapporti di fiducia, tra la politica e la magistratura, che si è incrinato da tempo. E’ il momento di intervenire pensando ai cittadini”.

L’esito del voto era annunciato. Sia su Milanese sia su Verdini è stato confermato quando deciso dalla giunta. Del coordinatore del Pdl si doveva infatti decidere se dire sì o no alla richiesta di usare le intercettazioni telefoniche che lo riguardano: quelle effettuate nell’ambito delle indagini sul G8 e gli appalti post-terremoto dell’Aquila. La Giunta, per Verdini, ha detto no ai magistrati.