Son contento, ragazzi. Dico davvero. E non è perché ho appena fatto trampling con Anna Torv, Rosario Dawson e Cècile de France. Quella è routine.
Son contento perchè è Grande Italia. Viviamo un momento storico che regna, redime, signoreggia, soverchia e tiranneggia.
Son contento perché discutere se Marco Travaglio indossi mutande o bermuda quando registra Passaparola è un bel passo avanti intellettuale. Di questo passo potremo tutti compiere serie esegesi sulla Lettera ai Filippesi di San Paolo: è acclarato.

Son contento perché Libero, Giornale e Unità (toh: le affinità elettive tra destra e “sinistra”) hanno tutti giustamente rimbrottato il vicedirettore del Fatto. «La coraggiosa penna di inchiesta si trasforma da eroe in comune fifone» (Libero). «Il coraggio se uno ce l’ha non se lo può dare» (Giornale).  «Qualcuno è riuscito a mettere in mutande il giustiziere senza macchia. Il guaio per lui è che ora non può mica chiedere l’arresto del terremoto» (quei guasconi dell’Unità – ah ah ah).

Che fifone, quel Travaglio lì. Ha perfino paura dei terremoti. Roba da vergognarsi. Mica come Belpietro, che quando ci sono le scosse del sesto grado Richter sfida ardimentoso gli smottamenti tellurici, riprendendo con una mano i libri che cadono dagli scaffali e con l’altra disegnando arabeschi maya di pregevolissima fattura. Oltretutto Belpietro è uno che è scappato perfino da un attentato che si era fatto da solo: come fai a dubitare del coraggio di uno così? Ci fosse stato lui, in quel video di Passaparola, il terremoto lo avrebbe fermato con la sola imposizione della mascella.

Son contento perché Vittorio Feltri è uno figo. Veramente. Dopo aver cannato, con tutti i suoi amichetti pseudogiornalisti, la paternità degli attentati norvegesi, incolpando Al Qaeda (eh?) e scoprendo un attimo dopo che il carnefice era un personaggio tutto sommato ideologicamente vicino ai dettami del centrodestra nostrano, non è che ha chiesto scusa. No. Mica chiede scusa, uno come Feltri. Al contrario, il Gran Maestro delle caricature di Sherlock Holmes ha accusato i ragazzi ammazzati di essere stati – pure loro – delle mammolette. Di non essersi opposti abbastanza. Ha ragione. Farsi ammazzare da uno che ti mitraglia quando sei disarmato e pietrificato, è roba da smidollati laburisti. E del resto anche Feltri, come Belpietro, è uomo che del coraggio (fisico e morale) ha fatto un vanto personale. Feltri è così coraggioso che, se fosse donna, si stuprerebbe da solo. Senza opporre peraltro resistenza.

Son contento perché Borghezio mi piace. Ogni volta che parla, capisco chi pone perplessità attorno alla pertinenza del suffragio universale in Italia.
Son contento perché Gabriella Carlucci esiste. E’ l’unica a stimare Giovanardi e la teoria secondo cui col centrosinistra al potere ci sarebbero più Amy Winehouse è un capolavoro a cui, urge ammetterlo, non sarebbe arrivato neanche Red Ronnie.
Son contento perché anche a Viterbo Brunetta ha ribadito d’esser convinto che i cretini siano gli altri.

Son contento perché Nitto Palma è l’uomo giusto al posto giusto. Se lo conosci, lo Previti (cit).
Son contento perché Madama Bernini mi affascina. Da sempre. E’ una che usa il latino a caso, affezionata in maniera commovente alla parola “iato”. Ha quel look vedovile di chi fa della medietà bruttina un tratto distintivo. E poi quegli occhi. Ah, quegli occhi. Perennemente sgranati come – ho già avuto modo di scriverlo – una che si trova sempre davanti a una erezione monumentale di Mike Tyson. Da qui lo sbigottimento eterno di cornea e iride. Suo e della Carfagna.

Son contento di avere sottovalutato il Pd. Che partito meraviglioso, il Partito Disastro. In neanche due mesi, dopo quelle amministrative e quei Rerefendum delle cui vittorie si era pateticamente appropriato, è riuscito a sprecare tutto. Ci vuole talento assoluto per disboscare dalle fondamenta ogni speranza. Occorre abnegazione encomiabile nel salvare ogni volta dall’oblio politico il loro amico prediletto: Priapino da Arcore.
Che statista sublime, Bersani. E’ perfino riuscito a superare l’exemplum di Veltroni, con la sua Versione Remix della Questione Morale Irrisolta. Class action, macchina dal fango, querele. E quel tic delle labbra in fuori quando è nervoso, come il compulsivo sbatter d’occhi di Fassino o il soffiarsi tra le mani di D’Alema: son nati proprio brutti, i grigi compagni del Pci. O perlomeno tutti finiscono così (cit).

Son contento, caro Bersani, perché quando alza la voce e minaccia a casaccio in conferenza stampa, fa ridere i polli (di allevamento) e assurge a perfetto emblema di tutta quella inutile sicumera, quella fastidiosa supponenza e quella risibile “pretesa superiorità morale” che costituisce il bagaglio mesto (e colpevole) di chi ha ammazzato la sinistra in Italia.

Son contento perché peggio di così non si può andare. Eppure scaveranno ancora. E ancora li voteranno.