Un glorioso zio che purtroppo non ebbi modo di conoscere, Elia Marcelli, ritenuto uno dei principali poeti romaneschi del ventesimo secolo, mandato allo sbando in Russia con tanti altri giovani italiani da Mussolini, scrisse un’epopea in versi, appunto romaneschi, sulle peripezie dei giovani soldati dell’Armir, molti dei quali mai ritornarono dalle gelide steppe della Russa sovietica.

Mutatis mutandis, molte delle cose che scriveva Elia sono oggi di sinistra attualità. Siamo arrivati alla quarantunesima vittima nel contingente italiano in Afghanistan. I soldati italiani vengono mandati lontano a morire per soddisfare le brame di potenza della nostra mediocre classe dirigente. Di ceppo fascista è il ministro della Difesa, ma purtroppo l’avallo alle imprese belliche, in Afghanistan come in Libia, è dato da un presidente della Repubblica postmigliorista, cui consigliamo vivamente di cambiare consulente giuridico. Egli infatti è convinto, si suppone perché mal consigliato, che la presenza italiana su questi campi di battaglia sia imposta dalla partecipazione alle Nazioni Unite, quando anche gli studenti del primo anno di giurisprudenza sanno che nessun obbligo di partecipazione alla imprese belliche in qualche modo – molto discutibile dal punto di vista del diritto internazionale – “autorizzate” dal Consiglio di sicurezza, può derivare agli Stati membri. E infatti la Germania si guarda bene dal partecipare alla guerra civile libica, mentre solo pochi fra gli Stati membri dell’Onu sono presenti in Afghanistan per partecipare all’altra guerra civile che si svolge in quel Paese costantemente dilaniato dai conflitti. Quanto alla Nato, si tratta di un’alleanza difensiva che obbliga all’assistenza qualora uno degli Stati membri sia oggetto di un attacco armato, non già qualora ne divenga protagonista.

Unici compiti dei soldati italiani, a norma di Costituzione, sono la difesa della Patria (art. 52) e la partecipazione a missioni militari effettivamente collocate nel quadro giuridico delle Nazioni Unite, come quella in Bosnia e quella in Libano. In questi contesti i nostri militari hanno maturato un’importante professionalità e sono in genere apprezzati dalle popolazioni locali. Non si tratta di contesti di guerra ma di missioni effettivamente di pace. La differenza non è di poco conto.

Altri militari si sono giustamente ribellati perché, sempre per la stessa logica dell’apparenza, il summenzionato La Russa li ha voluti impiegare in ordine pubblico a Milano, sottraendo competenze alla polizia e ai carabinieri. Questi ultimi, invece di dedicarsi a contrastare una criminalità organizzata sempre più forte e pervasiva anche in virtù del suo legame con la finanza internazionale, sono mandati contro i No-Tav o a fare da guardie del corpo al ministro Brunetta, che li fa lessare sotto il sole una giornata intera senza avvisarli del cambiamento dell’orario dei propri sponsali. Mancano i soldi per la benzina delle volanti, ma se ne trovano per pagare a peso d’oro consulenti inutili. La Guardia di Finanza, che dovrebbe essere la polizia specializzata in un campo di crescente importanza, si trovava fino ad ieri comandata da personaggi servi della casta. Gli alpini vengono mandati anch’essi a fare ordine pubblico in Val di Susa, in evidente violazione della Costituzione italiana.

Come dimostrato dalle stragi norvegesi, il vero pericolo oggi per l’Europa nasce dal suo cuore nero, dai gruppi fascisti e nazisti che continuano a organizzarsi grazie anche alla “disattenzione” di chi dovrebbe vigilare e ai politici opportunisti e ignoranti che incitano al razzismo e odiano la società multiculturale, come da noi la Santanchè, Borghezio, lo stesso Berlusconi e troppi altri.

In questi giorni sono tornato a Genova, per un convegno europeo di giuristi e per la manifestazione nelle vie della città, entrambi organizzati in occasione del decennale dell’uccisione di Carlo Giuliani, del massacro della Diaz e delle torture di Bolzaneto. Chi dovrebbe pagare per questi atti abominevoli ancora non l’ha fatto. Ma non è giusto che a pagare siano solamente le forze dell’ordine. Paghino anche, e soprattutto, i politici che hanno ispirato e diretto la mattanza.

A militari, finanzieri, carabinieri e poliziotti italiani dobbiamo chiedere di non rinunciare ad esercitare il proprio diritto inviolabile di opinione e di critica e di difendere sempre la dignità propria di lavoratori e quella dello Stato italiano, che poi sono la stessa cosa.