Sembrerà assurdo. Ma Dominique Strauss-Kahn, nonostante il suo quasi certo scagionamento per i fattacci del Sofitel, non ha molte chances di ritornare sulla ribalta politica francese. Almeno in prima persona: come candidato alle primarie socialiste e poi alle presidenziali dell’anno prossimo contro Nicolas Sarkozy.

Il motivo non è nemmeno il fatto che le cronache di queste settimane hanno fatto luce sui suoi rapporti imbarazzanti (solo per restare agli eufemismi) con le donne: dalla frequentazione con nonchalance di club di scambisti, alle pesanti avance di cui Dsk si è reso protagonista in molte occasioni e parti del mondo.

A un certo tipo di francesi (e sono davvero tanti) tutto questo non interessa. In nome di un anti-puritanesimo ostentato e di una supposta modernità nei confronti degli americani, inguaribili sempliciotti, tali questioni sono liquidate come “affari suoi” nel “rispetto della privacy”. Chissà se anche la notizia che la scrittrice Tristane Banon ha intenzione di denunciarlo per tentato stupro lascierà indifferenti i connazionali di Strauss-Khan. E non impediranno appunto al nostro, comunque, di riacquistare almeno un certo peso politico a Parigi, forse in appoggio a Martine Aubry, segretario del Partito socialista, già in lizza per le primarie. Che prima dello scandalo con Dominique aveva stipulato un patto di alleanza, nonostante vedute politiche (e morali) davvero divergenti.

Se, invece, Strauss-Khan non potrà probabilmente partecipare alla corsa in maniera diretta, è perché si è “sputtanato” agli occhi di tanti francesi (e sono davvero tanti) a causa dei dettagli che in mezzo al patatrac sono emersi sul suo stile di vita milionario.

L’ultimo riguarda un piatto di tagliolini al tartufo da 100 dollari trangugiati la sera della revoca dei suoi domiciliari in uno dei più cari ristoranti italiani di New York, accompagnato da un’allegra brigata, compresa la consorte Anne Sinclair, ex giornalista vedette della tv francese, erede di una facoltosa dinastia di mercanti d’arte. Quelli e altri exploit da straricco di Dominique stanno urtando sempre più il ceto medio che in Francia si è ritrovato tremendamente impoverito negli ultimi anni. Che rappresenta il tradizionale bacino dei voti della sinistra, in parte sedotto nel 2007 da Sarkozy. Proprio lui dovrebbe sapere cosa l’ostentazione della ricchezza significhi agli occhi dei francesi. Quando, dopo l’elezione, andò a riposarsi sullo yacht del miliardario amico Vincent Bolloré, precipitò subito nei sondaggi. Fu solo la prima di altre, innumerevoli volte, a causa di uno stile di vita “bling bling” che presso i connazionali non passa. Vada per lo stupro di una cameriera un po’ bugiarda, ma questo no, proprio no.

Dsk quella lezione non l’ha mai imparata. E’ un inguaribile “gauche caviar”: sinistra caviale, come a Parigi vengono chiamati i radical chic con il portafogli ben fornito.

Il volto sorridente di Dominique all’uscita dal ristorante dei tagliolini al tartufo, dinanzi ai paparazzi, è la prova tangibile che al nostro manca qualsiasi ritegno rispetto ai francesi che dovrebbe rappresentare, compresi quelli che non arrivano alla fine del mese.

Un episodio, avvenuto prima del patatrac, già aveva indicato la sua assoluta inconsapevolezza da questo punto di vista. Era la fine di aprile. Strauss-Kahn era venuto da Washington a Parigi per definire gli ultimi dettagli della sua candidatura alle primarie socialiste. A un certo momento, i fotografi lo immortalarono nei paraggi di place Vendome, in fondo al Marais più elegante, pieno di boutique e ristoranti alla moda. Lui a bordo di una Porsche nuova fiammante, nera, del tipo Panamera. Sarebbe come se Bersani si mostrasse in modo ostentato sulla stessa vettura nei pressi di Via del Corso a Roma. Ma in realtà lo “scandalo” non finisce qui. Si scoprì che quella macchina era in dotazione del gruppo Lagardère, uno dei più potenti di Francia, con interessi nei settori più diversi, dai media all’aeronautica (socio di minoranza di Eads, che controlla Airbus). I Lagardère rappresentano una dinastia molto vicina alla destra e che dalla politica ha anche ottenuto tanti favori. Jean-Luc, che fece la fortuna del gruppo, era amicissimo di Jacques Chirac. Mentre il suo erede, il quarantenne e costantemente abbronzato Arnaud Lagardère è un amico di Sarkozy della prima ora. Cosa ci faceva Dsk su quella Porsche? La macchina gliela aveva prestata Ramzi Khiroun, portavoce di Lagardère e anche consigliere politico di Dsk. Davvero una strana accoppiata… Ritornando al raffronto di cui sopra, è come intravedere Bersani nei pressi di Via del Corso su una Porsche nera. Per di più fornita da Mediolanum…

Tanto per ultimare il ritratto di Dsk, va ricordato che negli ultimi giorni il socialista che più ne sta prendendo le difese è il deputato Julien Dray. Grande appassionato di orologi da collezione, finì sotto inchiesta nel 2008 per aver firmato assegni con il libretto dell’Ong Sos Racisme, storica organizzazione antirazzista, di cui era dirigente, proprio per i suoi acquisiti in gioiellerie d’alto bordo, anche a Milano. In seguito la giustizia si limitò solo a una sorta di “ammonimento”, dovuto al pagamento di un orologio con 7mila euro sottratti alle casse dell’associazione, apparentemente restituiti. Era emerso, comunque, un train-de-vie da far rabbrividire, ancora una volta, il ceto medio francese impoverito dalla crisi.