Ormai è deciso: la Malaguti chiude definitivamente i battenti.Lo smantellamento della produzione è già iniziato con l’interruzione delle linee e la vendita delle attrezzature. Un altro pezzo della motor valley si arena, nella speranza che qualche volenteroso (e serio) acquirente si faccia avanti per accaparrarsi la storica azienda di motocicli di Castel San Pietro (in provincia di Bologna) della famiglia Malaguti, che produceva scooter dal lontano 1930.

Le strade possibili sono state percorse tutte. Erano ben tre le trattative avviate per tentarne la vendita, tutte sfumate nelle ultime settimane, lasciando nello sconforto i 180 lavoratori appesi a una speranza che si dissipa di fronte alla vendita di quei pezzi di fabbrica che li hanno accompagnati per anni. Per loro, infatti, scaduta (il 31 ottobre) la cassa integrazione straordinaria a cui erano soggetti, dall’inizio di novembre scatterà la mobilità, che tradotto significherà essere licenziati.

L’ultimo tentativo è fare in modo che in questi quattro mesi rimanenti, si trovi un acquirente che rilanci il progetto industriale della storica azienda e travolga con sé anche tutto l’impianto occupazionale.

“C’erano stati – afferma Giuliana Righi della Fiom/Cgil di Bologna – tre contatti per la possibile vendita dell’azienda, poi successivamente tutti saltati”. Eppure parliamo di un’azienda storica, il cui marchio echeggia anche al di fuori dei confini bolognesi. “Si tratta sicuramente di un’azienda storica – continua a spiegare la Righi – ma che ha avuto un calo del fatturato importante negli ultimi anni e che lamenta il fatto di non essere più competitiva dal punto di vista dei prezzi. Di fronte a situazioni del genere è difficile capire perché non si concretizzino le manifestazioni di interesse all’acquisto. Difficile capire se siano state fatte delle offerte, poi giudicate insufficienti dalla famiglia Malaguti”

Tutto inizia circa due anni fa: la crisi internazionale ha travolto tutti nella bufera degli ordini in calo e la vendita dei motocicli si è drasticamente abbassata, tanto da portare la dirigenza azienda ad assoggettare i propri lavoratori alla cassa integrazione ordinaria a rotazione. La ripresa tanto agognata ha stentato a bussare alla porta e dunque si è passati alla cassa integrazione straordinaria nel novembre scorso.

Ma non è solo questo. Secondo la Fiom bolognese ad aggravare un quadro già fin troppo a tinte fosche è stata la mancanza di un piano industriale adeguato che fosse in grado di rilanciare lo storico marchio produttivo, perché non coadiuvato di un piano di investimenti seri.

“Non parliamo – prosegue la Righi – di un’azienda in difficoltà finanziaria. In bilancio presenta ben 22 milioni di euro di riserve, parliamo al contrario di un’azienda che negli ultimi anni ha generato profitti su profitti, ma sceglie deliberatamente di non investire in tecnologie diverse, di non rischiare più il proprio capitale. Abbiamo chiesto un incontro con la proprietà proprio perché i lavoratori si erano accordi che stavano cessando gli ordini ai fornitori”.

Ed è così che la parte sindacale si è attivata con l’apertura di un tavolo regionale che affrontasse il problema della crisi del motociclo. “Noi pensiamo – aggiunge la sindacalista – che sia possibile rilanciare il settore con tecnologie diverse, legate al rispetto per l’ambiente. Ma perché questo intento prenda piene occorre che le imprese restino nel territorio. In questo senso non solo Malaguti non ci ha ascoltato e non ha investito, ma ha deciso di abbandonare la produzione, mettendo in vendita i carrelli, tutti i mezzi per movimentare il magazzino”.

La famiglia Malaguti ha definitivamente alzato bandiera bianca, travolgendo nello tsunami i 180 lavoratori e un indotto che conta un numero persone quattro volte superiore a quello dei dipendenti diretti Malaguti.

A nulla è valso l’intervento dei cinque parlamentari bolognesi del Pd (Gianluca Benamati, Antonio La Forgia, Donata Lenzi, Salvatore Vassallo e Sandra Zampa) che avevano presentato nelle scorse settimane un’interrogazione al ministro dello sviluppo economico Paolo Romani affinché fossero finalmente accesi i riflettori sulla crisi della motor valley.

“Questa grave congiuntura ha recentemente portato al fallimento storici marchi – era quanto scrivevano i deputati bolognesi del Pd nell’interrogazione – Nel solo distretto bolognese, secondo le stime sindacali, sono alcune migliaia i posti di lavoro a rischio per la crisi di questo settore”.

Oggi il testimone passa nuovamente alla Regione Emilia Romagna, presso la quale la Fiom ha chiesto l’apertura del tavolo di confronto sul futuro della Malaguti, che dovrebbe aprirsi nei prossimi giorni, nella speranza che sia salvaguardata la “forza lavoro – sono le parole del sindaco di Castel San Pietro Sara Brunori – e il complesso produttivo”.