C’è una cosa che Michele Bachmann ha detto forte e chiaro, annunciando la sua discesa in campo per le presidenziali 2012: “Sono la candidata del Tea Party”. L’ha detto, ovviamente, senza citare esplicitamente i conservatori americani, cosa che rischierebbe di farle perdere il voto centrista e moderato. Ma l’ha detto appellandosi, nel suo discorso, al popolo degli Stati Uniti, “perché ritrovi l’indipendenza da un governo che è diventato troppo presente, che spende troppo, e che ha sottratto troppo alle nostre libertà”. Conservatorismo fiscale, rivalsa del singolo contro il governo federale, riduzione dello Stato sociale: la ricetta del Tea Party, appunto.

Dopo Tim Pawlenty e Jon Huntsman, anche la Bachmann è quindi in corsa per la candidatura repubblicana alla presidenza. C’erano del resto pochi dubbi sulle reali intenzioni di questa politica vulcanica e controversa, celebre per le sue gaffe e per la virulenza delle sue opinioni conservatrici. 55 anni, avvocato, la Bachmann è stata per anni “l’altra Sarah Palin”, la faccia più ruspante dell’ideologia del Tea Party. Mentre però la Palin si è progressivamente ritagliata un ruolo da “star mediatica”, e ha cercato – con i libri, gli show televisivi, un look più sofisticato – di lasciare dietro di sé l’immagine di governatrice dell’Alaska, la Bachmann ha continuato ostinatamente a rivendicare le sue origini e predilezioni. E’ sua per esempio la decisione di fondare il gruppo di deputati repubblicani che si richiamano esplicitamente al Tea Party.

In realtà le radici della Bachmann sono molto diverse. Nasce in una famiglia democratica, e la sua iniziazione alla politica avviene al college, dove insieme al futuro marito fa campagna per Jimmy Carter. Le politiche troppo liberal di Carter (e, lei dice, la lettura di Burr di Gore Vidal, in cui si ridicolizzano i Padri Fondatori) la fanno presto abbandonare i democratici. Nel 1980 la Bachmann è già un’ardente sostenitrice di Ronald Reagan. Le campagne anti-abortiste sono la sua passione. Picchetta gli ospedali che garantiscono il diritto all’interruzione di gravidanza. Si batte perché nelle scuole dello Stato dove è cresciuta, il Minnesota, si insegnino le teorie del creazionismo. La sua vita è del resto un esempio del fervore religioso che porta in politica. La Bachmann e il marito mettono al mondo cinque figli, e ne prendono 23 in affido.

Quando, nel 2000, diventa senatrice dello stato del Minnesota, una delle sue prime iniziative è quella volta a proibire i matrimoni gay (per lei, l’omosessualità è una “disfunzione sessuale”). Sono proprio le forze dell’evangelismo religioso (in particolare “Focus on Family” del potentissimo leader cristiano James Dobson) a offrire fondi e truppe per la sua elezione, nel 2006, alla Camera degli Stati Uniti, da dove si lancia in una critica spietata delle politiche di Barack Obama. E’ contro la riforma sanitaria (è lei a parlare delle presunte “commissioni di morte” istituite dalla legge), contro la regolamentazione di Wall Street, contro l’istituzione di un tetto alle emissioni inquinanti. Per la sua tendenza a spararla grossa, diventa una delle politiche più ricercate nei talk-show. Qualche settimana fa, per criticare la politica libica di Obama, la Bachmann annunciò che i raid Nato avevano fatto 30 mila morti. (Insuperata resta però l’equiparazione, durante un comizio in New Hampshire, di Olocausto e peso delle tasse).

Trattata con sufficienza dalla grande stampa, la Bachmann conosce e rappresenta perfettamente il cuore dell’America conservatrice che l’ha creata e votata. Per annunciare la sua candidatura, ha scelto Waterloo, Iowa, la città dove è nata. L’Iowa è però, soprattutto, il primo stato dove si terranno le primarie repubblicane, e dove la Bachmann ha messo in cantiere un capillare giro di comizi. Il suo problema, a questo punto, è non fare la fine di Mike Huckabee, il candidato dei conservatori religiosi che alle primarie di 4 anni fa vinse nello Stato, per poi sparire dalla contesa elettorale. Lei (ovviamente) ostenta ottimismo, e cerca di apparire il più possibile bipartisan e anti-establishment (“i problemi degli americani sono creati da entrambi i partiti”, ha detto nel discorso di investitura). Non perde comunque l’abitudine alle sue celebri gaffe. Proprio a Waterloo, davanti ai suoi fans, ha detto di essere orgogliosa di condividere “lo spirito della gente di Waterloo, gente come John Wayne”. In realtà, il celebre attore è nato a tre ore di macchina dalla cittadina. Da Waterloo viene invece John Wayne Gacy, il serial killer che torturò e uccise 33 ragazzini.