Silenzio da Stati Uniti, Francia, Belgio e Germania sulle rogatorie inoltrate un anno fa dalla Procura della Repubblica di Roma. Risposte evasive, generiche, inutili sulle precisazioni richieste alla Nato. E nuove domande dei magistrati a Bruxelles, ancora senza risposta. Il tempo della verità negata sulla strage di Ustica sta per segnare i trentuno anni il prossimo 27 giugno e ha attraversato governi di centro, destra e sinistra. Qualcuno più attento, altri volutamente distratti. Nessuno mai rigoroso e determinato fino alle estreme conseguenze nel prendere di petto alleati e ambigui partner commerciali come la Libia di Gheddafi. Che, chissà, magari si vendicherà del voltafaccia italiano facendo saltare il tappo che impedisce a questo segreto inconfessabile di saltare.

Intanto continua il tentativo di erosione della memoria. Inesorabile. A Bologna è stato ritirato il depliant che accompagnava alla visita del Museo della Memoria dove c’è il relitto del DC9 su cui morirono 81 cittadini italiani. Decisione presa dal commissario del Comune, Anna Maria Cancellieri, che ha gestito la sede vacante tra i sindaci Delbono e Merola. «Scrive cose false e diffamatorie nei confronti dei generali dell’Aeronautica e delle decine di consulenti tecnici, la cui professionalità e lealtà è stata accertata in sede giudiziaria con sentenza passata in giudicato: pertanto deve essere ritirato come correttamente ha chiesto l’ex Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, Lamberto Bartolucci», aveva dichiarato l’ineffabile sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alla Famiglia, Carlo Giovanardi. Seguito a ruota da Bartolucci che minacciava querele.

Tra le tante ossessioni di Giovanardi – locali notturni, omosessuali, cannabis, persino Ikea che ha aperto alle coppie gay – la strage di Ustica sembra quella che maggiormente ispira il suo pensiero politico e la sua azione nel governo. Presidente dell’Associazione Nazionale Insigniti Onorificenze Cavalleresche (NIOC), l’anno scorso il ministro dal ciuffo ribelle s’è fatto aprire la prefettura di Bologna per poter affermare che fu una bomba a provocare la strage.

Non si sa messa quando, non si sa messa da chi, non si sa per quale motivo, ma non importa: fu una bomba, piazzata nella toilette. Capace di fare a pezzi la coda del DC9, lasciando intatta la tavoletta del water e il lavabo e comunque senza lasciare tracce. Una bomba estremamente intelligente, certificata da una parte del collegio di periti guidati da Aurelio Misiti, ex Idv, ex Movimento per le autonomie, oggi “responsabile” sottosegretario alle Infrastrutture che si è guadagnato un posto nel governo votando contro l’autorizzazione a procedere per la perquizione negli uffici del ragioniere del Primo ministro e un altro nel mondo di Zelig dichiarando: “Se riusciamo a realizzare il Ponte di Messina, Berlusconi entrerà nella storia come Barack Obama con Bin Laden”.

Poco importa che la Nato abbia formalmente raccontato al giudice istruttore Rosario Priore una storia diversa. Che cioè quella sera c’erano tracce precise di caccia militari non identificati in volo nel cielo di Ustica, la probabile presenza di una portaerei nel Tirreno e una segnalazione d’allarme grave fatta secondo manuale (Nato) dai piloti Nutarelli e Naldini in atterraggio alla base di Grosseto, dopo aver incrociato il DC9 sotto cui si nascondeva un altro aereo (il Mig libico poi ritrovato sulla Sila?). Poco importa che l’ex presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga avesse dichiarato (anche a verbale) di aver saputo che era stato un caccia francese ad abbattere l’aereo italiano. Poco importa che il presidente Napolitano un anno fa abbia detto senza mezzi termini che in questa sporca faccenda oltre ad “intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità”.

Poco importa a Giovanardi e alla sua compagnia di generali. Le ossessioni a volte sopravvivono persino all’evidenza dei fatti. E di bombe è piena la storia d’Italia. Una più, una meno…