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La sintesi migliore della giornata elettorale milanese l’ha fatta il leghista Davide Boni, presidente del consiglio regionale della Lombardia. “Abbiamo perso l’andata due a zero”. Così è stato. Con Giuliano Pisapia che ha conquistato una vittoria al di sopra delle aspettative. Con il centrosinistra al comando in tutte e nove le zone in cui è divisa Milano, compresa la uno, quella del centro storico, in cui il dato era più incerto. E soprattutto con la battaglia al fotofinish fra Pd e Pdl nella corsa per essere il primo partito della città.

L’avvocato milanese, sostenuto da Pd, Idv e Sel, è saldamente in vantaggio con circa il 48 per cento delle preferenze sul sindaco uscente e candidato di Pdl e Lega Letizia Moratti che si ferma al di sotto del 42.

Anche se si tratta di dati ancora parziali, ormai è certo che la città andrà al ballottaggio. A tale riguardo, i due sfidanti minori, Manfredi Palmeri del terzo polo (5,5 per cento) e Mattia Calise del movimento 5 Stelle (3,3 per cento) non hanno ancora sciolto le riserve sul candidato che sosterranno fra 15 giorni. Ma Pisapia è ormai certo che per i prossimi cinque anni sarà lui il primo cittadino del capoluogo lombardo: “Nelle prossime due settimane la fiducia dei milanesi aumenterà”. Dal canto suo la Moratti si è limitata, solo a tarda sera, a dichiarazioni di circostanza: “Il voto è un segnale forte che dobbiamo saper cogliere”. Ma poi ha infilato una stilettata al presidente del consiglio, reo di avere personalizzato troppo la campagna elettorale: “Non abbiamo parlato abbastanza di contenuti. Ci vuole una nuova politica del centrodestra, dobbiamo riaggregare le forze moderate che se si sono allontanate”.

L’altra vera notizia del voto di oggi è il crollo delle preferenze per Silvio Berlusconi che era capolista nelle liste del Pdl. Sì perché il premier aveva trasformato il voto meneghino in un referendum su se stesso. E l’obiettivo che aveva detto di voler raggiungere, le 53mila preferenze, “altrimenti la sinistra mi fa il funerale”, ora appare solo un lontano miraggio. Per il momento infatti il presidente del Consiglio ha ottenuto 8.600 preferenze con circa un terzo delle schede scrutinate.  Se fosse mantenuto questo trend, Berlusconi otterrebbe complessivamente circa 25mila voti. Un risultato non solo drammaticamente inferiore a quanto annunciato, ma anche al di sotto dei 50mila voti che conquistò, sempre come capolista, nelle elezioni comunali del 2006. Veramente troppo poco per un presidente che basa la sua legittimità sul voto popolare. Una personalizzazione della campagna elettorale che gli si è ritorta contro come un boomerang. “Un grave errore quello di avere personalizzato il voto meneghino”, dice la capogruppo al Senato Anna Finocchiaro, commentando le scelte di Berlusconi. Una posizione condivisa anche da Pierferdinando Casini che sottolinea come “il premier abbia ormai perso il suo referendum personale”.

Oltre al flop del “candidato Berlusconi”, l’altro dato politico è l’atteggiamento del principale alleato del premier, la Lega nord che è stata chiusa in un amaro silenzio stampa per tutto il giorno. Nella conferenza stampa serale, Roberto Castelli e Roberto Calderoli si sono limitati a commentare che “la città in mano agli estremisti di sinistra è un’anomalia” e sulle possibili ripercussioni sulla tenuta del governo, si sono solo limitati a dire che “ora bisognerà essere ancora più determinati sulle riforme”. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte di Umberto Bossi, anche se alcune fonti parlano di un Umberto Bossi molto contrariato. “Se un tempo si diceva che il Pdl vinceva grazie alla Lega – così ragiona il segretario a porte chiuse con i colonnelli del Carroccio – ora si può dire che la Lega perde per colpa del Pdl”. Ma è vero anche il contrario. Come sostiene Boni, sono molti i leghisti che hanno fatto il voto disgiunto. Che pur votando Lega, non hanno messo la croce sul nome di lady Letizia.

Se la Moratti ha atteso i risultati nella sua abitazione, Pisapia alle 19.00 si è presentato nel suo quartier generale in corso Buenos Aires per il bagno di folla. “Grazie a tutti – ha detto il vincitore della tornata elettorale – Io sono stato sempre prudente, gli altri dicevano che il nostro obiettivo era impossibile, poi hanno capito che era probabile ora è molto probabile. Milano merita il cambiamento e noi cambieremo Milano”.

Dalle file del centrodestra i sentimenti prevalenti sono sorpresa e amarezza, come ha detto lo stesso Berlusconi. Dallo staff della Moratti hanno fatto sapere che il sindaco si aspettava il ballottaggio “ma non a parti invertite”, e cioè con lei come inseguitrice.

Dietro ai due sfidanti “di peso” seguono Manfredi Palmeri, candidato del terzo polo e Mattia Calise del movimento 5 Stelle. “Siamo felici, molto soddisfatti di questo risultato perchè è l’inizio di una storia”, ha detto Palmieri commentando il dato parziale che lo vede attorno al 5 per cento. Per quanto riguarda il molto probabile ballottaggio, il finiano non si sbilancia: “noi guardiamo alla città e non ai candidati. Certo che se diranno e faranno le stesse cose che hanno detto e fatto fino ad oggi non potranno che aumentare la delusione”.

Discreta anche la prestazione del rappresentante dei “grillini” che al momento si attesta al 3,6 per cento.  “E’ un ottimo inizio ed è solo l’inizio”, ha commentato Calise aggiungendo che il movimento 5 Stelle non darà indicazioni di voto al ballottaggio, ma aha anche aggiunto che “non staremo fermi e faremo un pò di domande ai candidati sindaco”.

A di là di quello che succederà fra 15 giorni, la sconfitta del centrodestra, e soprattutto del tandem Berlusconi-Moratti, è cocente. E le conseguenze di questo risultato, a Milano come a Roma, non tarderanno a manifestarsi.