Manodopera a basso costo assunta attraverso una società terza, creata apposta per aggirare l’accordo sul salario di ingresso. Così la Marcegaglia spa, azienda metallurgica di proprietà dell’omonima famiglia (quella della leader di Confindustria), avrebbe violato l’articolo 28 dello statuto dei lavoratori, incorrendo nella condotta antisindacale. A denunciarlo è la Fiom-Cgil di Ravenna, che nei giorni scorsi ha fatto ricorso al tribunale di Ravenna contro l’acciaieria. La prima udienza era prevista per ieri mattina, ma il giudice del Lavoro, Roberto Riverso, ha ritenuto opportuno rinviarla a mercoledì prossimo per ascoltare altri testimoni.

“La decisione della Fiom Cgil di presentare ricorso al giudice del lavoro per
violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori – spiega il segretario
provinciale della Fiom, Milco Cassani – non è una risposta all’accordo che la
Fiom di Ravenna non ha firmato nei giorni scorsi, piuttosto la definirei
un’azione inevitabile per un sindacato serio che non può tollerare il
 comportamento che la Marcegaglia ha attuato e dichiarato a partire da novembre scorso, portando dentro all’azienda manodopera a basso costo, grazie al mancato riconoscimento del contratto aziendale per quei lavoratori”.

Facciamo un passo indietro per ricostruire la vicenda. A fine 2010, l’azienda ha annunciato che avrebbe assunto 200 lavoratori, di cui 100 a Ravenna. Così, nello stabilimento di via Baiona si è aperta la consultazione interna con le rsu per trovare un accordo sul salario di ingresso. Ma prima ancora che l’accordo fosse raggiunto, la Marcegaglia ha fatto entrare in azienda 40 lavoratori attraverso un’altra società: la Nuova Inde. “Non essendo soggetta al contratto aziendale, questa società ha potuto fare assunzioni ai minimi contrattuali – spiega Cassani – ma di fatto, questi lavoratori erano dipendenti a tutti gli effetti della Marcegaglia. Tant’è che dopo il raggiungimento dell’accordo sono stati assunti dall’acciaieria”.

Ma chi c’è dietro la Nuova Inde? Dalla visura camerale risulta che si tratta di una srl creata il 15 ottobre 2010 (cioè poco prima dell’annuncio delle assunzioni), con un capitale sociale di 10.000 euro (il minimo necessario per costituire una srl), e il manager Fabio Londero nel ruolo di amministratore unico. La sede legale è a Buttrio (Udine), in via Nazionale 41: la stessa sede delle officine meccaniche del gruppo Danieli, “una società che lavora insieme alla Marcegaglia”, come rivela il leader delle tute blu ravennati. Allora, “è chiaro che si tratta di una società creata ad hoc per coprire le assunzioni, cioè per parcheggiare i lavoratori in attesa dell’accordo sul salario d’ingresso. Ma così è stata depotenziata l’attività sindacale – prosegue Cassani – infatti, che senso ha aprire una trattativa da una parte, e procedere con l’assunzione dall’altra? Perché di fatto, queste persone lavoravano in azienda, ce le ritrovavamo nella produzione”. Da qui il ricorso per attività antisindacale, ora al vaglio del giudice.

L’accordo sul salario d’ingresso raggiunto lo scorso 12 aprile, invece, è un’altra storia – non meno amara per la Fiom. A differenza di quanto stabilito dal contratto aziendale, infatti, Marcegaglia ha ottenuto di assumere nuovo personale attraverso un contratto di apprendistato con salario ridotto (circa 350 euro in meno al mese). “Chi entra adesso ci metterà circa sei anni e mezzo per raggiungere lo stipendio pieno. Un tempo che va ben oltre l’apprendistato”, afferma Landini. L’accordo è stato firmato da alcuni delegati Fiom, ma non dalla segreteria del sindacato.

Elena Boromeo