Gli amici linguisti perdoneranno la locuzione del titolo, alquanto scontata e inesatta, ma degna delle frasi a seguire:

«Oh qual gran vino (…). Incommensurabile nella potenza in dolcezza della confettica banana sua. Confettica giacchè di dolcezza esondante del pari della suadentissima glassa del confetto in Sulmona. Miracolo d’integrità enologica ossidativo/esecutiva; capolavoro assoluto di viticoltura cremosa, polposa di potenza e viscosità definitivamente, compiutamente imperiosa. Natura e uomo qui inscindibilmente, frutto speziosamente, clorofillosamente avvinti. Ai massimi livelli qualiquantitativi di resa, presa, donandosi con morbidezza inarrivabilmente soffusa. Con esiti sensoriali di consistenza, equilibrio integrità, oggi, perdutamente, inarrivatamente archetipici.»

Non è una parodia. Il brano, o piuttosto lacerto, non è tratto da un monologo di Antonio Albanese. Ma è il conato pseudo arcaico e aulico, altrimenti detta prosa, di un noto comunicatore del vino: Luca Maroni.

Il brano è stato riportato in un gustoso intervento su Intravino, per mostrare le peculiarità linguistiche e gli stilemi (tralasciando qualche errore grammaticale) d’una certa critica enologica.

Ogni mia chiosa, di forma o contenuto, appare superflua.

Meglio riportare un altro brano di supercazzola enologica, seguito da vari e pertinenti commenti sul blog Intravino.

«Sensazioni: col suo impenetrabil ed impenetrato manto, di frutto riesce a colorar tutto: pure la spuma, che essa è aria destinata a librarsi e a liberarsi gassosa, eppure, nel suo apparir e disvanire, il suo viola profondo, nerastro e bluastro ci educe su come il suo estratto è capace di tempestare e vestire qualsiasi sua manifestazione espressiva. Che tingere l’aria di mora è rendere della terra l’essenza in succo. Virtù in cui questo vino non solo riesce polposamente sovrano, riesce favolosamente avvolgente per un equilibrio fra morbidezza, acidità, potenza alcolica e pigmentante tannino, con un’armoniosità della perfetta sfericità d’un tondo. E poi il nitore enologico esecutivo, l’integrità ossidativa inintaccata di cotanto brioso e cremoso magma di frutto. Segreto grazie al quale un siffatto ammontare di mora, effondendosi giunge di fragranza e clorofillosità assolutamente pura.»

Commenti:

«…notate come certe parole ricorrano frequentemente anche qui nella prosa liricheggiante onanistico-demenziale….secondo me c’è un nuovo agente psicotropico fatto in casa e qualcuno l’ha comprato tutto per uso personale. se riuscissimo a brevettarla, ne son certo, smetteremmo tutti di lavorare.»

«A me resta da capire se la prosa maroniana sia naturale. Insomma, parliamo di un uomo che, tornato a casa, si rivolge alla moglie dicendo: “Orsù, lubrica consorte, offri i tuoi generosi lombi alla mercé del mio priapistico turgore?” Oppure si tratta di un’operazione a tavolino, di marketing ben mirato?»

«Il Sig. Maroni è un imprenditore, produce un prodotto e lo vende. Il suo prodotto si chiama “comunicazione sul vino”. Ha un suo stile, ha un suo carattere e viene apprezzato dai produttori, che lo “acquistano”.. (non fatemi scrivere altro!) e lo fanno proprio. Niente di nuovo di altri critici o giornalisti enologici che operano allo stesso modo con più umili parole e linguaggi. Diciamo che Lui ha studiato bene il mercato, ha fatto un piano marketing accurato ed intelligente, ha definito una logica che lo sostenesse e giustificasse il suo prodotto. Bravissimo direi!…Soprattutto dopo che il direttore commerciale di una delle aziende vocate per Maroni, qualche anno fa, mi prevedeva in anticipo di una stagione, punteggi e new entries della prossima guida e casualmente le new entries erano proprio aziende in cui lui avrebbe preso la direzione commerciale…»

«Ecco, d’innanzi a codeste cremose, fittissime cacose illibate suadenze, di fronte a queste archetipali dolcezze càchiche, si è sul pianeta del frutto caco, del pomo caco, dell’ultraconcentrato e non-amaro polpante cacoso frutto di viscosa sontuosità, di sontuosa viscosità, di visconte scontrosità, di scostante pisquanità, di questuante Sua Santità, di pedanti nonna e papà, di Casillas, Pepe e Kakà. Un conseguimento di squisitissimo, cachittoso lirismo, tal da ingenerare al contatto l’impressione che vino più non sia, che più vino non havvi, ma succo, puro succo, purissimo succo, succhissimo puro, purissimo suro, purissimo surimi, ed è una volta sperimentato liquidi di codesta scintollosa, rinascente, standa, oviesse, illibata cacosa integrità che si ha chiara l’idea della densità, della vastità della sua dolcissima essenza di frutto caco, che stilla, che caca, che distilla cachità, che caca in distilleria, che impone cachità ai sensi, franco e rosella, mentosamente, clorofillosamente, cacosamente…»

Concludo con un video