Ormai è ufficiale: Mauro Masi lascia la Rai per una poltrona nella Consap. L’assemblea degli azionisti della Concessionaria servizi assicurativi pubblici lo ha infatti nominato amministratore delegato. Il direttore potrebbe formalizzare le sue dimissioni nel cda della prossima settimana, già convocato per il 4 maggio.

Al cda toccherà nominare il nuovo dg, dopo l’indicazione di uno o più nomi di candidati da parte del Tesoro, azionista di riferimento dell’azienda. In pole position c’è Lorenza Lei, attualmente uno dei quattro vice direttori generali Rai. Tra i nomi ventilati anche quello di Fabrizio Del Noce, attuale direttore di Rai Fiction.

Quel che è certo è che a molti dipendenti e collaboratori del servizio pubblico Masi non mancherà un granché. Anzi.

“Quello in Rai è un lavoro difficile, uno dei più difficili in Italia. Ma è interessante e mi piace. Tutta la vita sono stato un ‘civil servant’ e continuerò a farlo”. Con queste parole in un’intervista al Foglio due mesi fa Mauro Masi commentava le indiscrezioni su un suo possibile addio a Viale Mazzini dopo il ‘Ti sputtanerò’ di Luca e Paolo a Sanremo. Voci rimbalzate di continuo anche nelle settimane successive. Nella stessa intervista, il dg aveva chiesto l’intervento del legislatore per ripensare “la governance” e la “stessa natura giuridica della Rai” e aveva definito “un’autentica bestialità” la definizione di ‘censore’.

Ma ecco i momenti più salienti che hanno caraterizzato la direzione di Masi alla guida della radiotelevisione di Stato.

DAL ‘VAFFANBICCHIERE’ ALLA TELEFONATA AD ANNOZERO – E’ il 2 aprile 2009 quando Mauro Masi viene nominato dg. Pochi giorni dopo scoppia il primo caso Santoro, con le critiche alla protezione civile nella puntata sul terremoto in Abruzzo. Masi ordina un immediato riequilibrio e sospende il vignettista Vauro. Il duello andrà avanti senza esclusione di colpi, arrivando quasi ad un accordo per l’uscita del conduttore poi saltato, fino al ‘vaffanbicchiere’ di Santoro in diretta tv, il 23 settembre scorso. Il dg sospenderà Santoro, che ricorrerà al collegio arbitrale. Il 27 gennaio scontro in diretta: Masi telefona ad Annozero per dissociarsì dalla puntata sul caso Ruby. Il risultato è un un duro botta e risposta in diretta con il conduttore.

IL CASO AGCOM E I PROGRAMMI NEL MIRINO – Le intercettazioni dell’inchiesta di Trani sulle presunte pressioni del premier Berlusconi contro Annozero coinvolgono anche il direttore (in particolare per alcune affermazioni sulla rimozione del direttore Paolo Ruffini da Rai3). Ma nelle polemiche finiranno anche lo stop ai talk show, in ossequio alla par condicio, prima delle Regionali 2010, e il braccio di ferro sui contratti e sugli ospiti di Vieni via con me, il programma di Fazio e Saviano su Rai3 che sarà l’evento dell’autunno 2010.

LE NOMINE – Fatta eccezione per l’interim a Mario De Scalzi al Tg2, attribuito il primo aprile per colmare il vuoto lasciato da Mario Orfeo, è dal 7 luglio 2010 che il cda non vara nomine di peso. I pacchetti di avvicendamenti proposti dal dg finiscono strozzati dai veti incrociati, anche nella maggioranza, con il presidente Paolo Garimberti in prima linea nella richiesta di scelte condivise. A mettersi di traverso, spesso, anche il consigliere indicato dal Tesoro, Angelo Maria Petroni, forse nel timore di possibili cause di lavoro costose per l’azienda. Tra i casi più recenti, quello di Ruffini, reintegrato dal giudice alla guida di Rai3.

I CONTI E IL PIANO INDUSTRIALE – Masi eredita un andamento negativo del bilancio che dura da almeno cinque anni. Per il 2011 i conti dovrebbero chiudere in attivo di circa 20 milioni, dopo la perdita di 118 milioni del 2010, puntando al pareggio a fine 2012. Tra i fronti aperti anche il piano industriale, che prevede tagli, esternalizzazione di diverse mansioni e cessione di immobili e delle torri di Rai Way, contro il quale i sindacati dei lavoratori – Cisl esclusa – proclamano uno sciopero generale per il 10 dicembre.

Qualche settimana prima il referendum indetto dall’Usigrai che sfiducia il dg con 1.314 voti, contro 77 favorevoli al dg, 29 schede bianche e 18 nulle. Un caso senza precedenti nella storia dell’azienda, che Masi bollerà come “privo di rilevanza formale e sostanziale”.