Due Tornado italiani armati hanno compiuto la prima missione sulla Libia da quando il governo ha autorizzato la partecipazione ai bombardamenti sul Paese nordafricano. Al momento si ignorano gli obiettivi, indicati nell’area di Misurata. I due aerei erano dotati di un armamento di precisione per colpire obiettivi selezionati.

Nelle stesse ore una violenta esplosione è stata avvertita a Tripoli, che era stata sorvolata poco prima dagli aerei della Nato. Sempre questa mattina, un caccia F-16 del 37mo Stormo dell’Aeronautica militare ha abortito il decollo quando stava per levarsi dalla pista della base di Trapani Birgi. A causa di un guasto tecnico, il velivolo si è fermato a fine della pista. Indenne il pilota. Nella base è scattato, come da procedura, lo stato di emergenza. La pista è stata chiusa per un’ora e mezzo per consentire la rimozione del jet in avaria. La pista è in comune con l’aeroporto civile “Vincenzo Florio”, da dove i voli in arrivo sono stati dirottati su Palermo.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa, riferendo sulla situazione in Libia alle commissioni riunite di Esteri e Difesa, ha precisato che dal Consiglio nazionale di transizione libico (Cnt) non è stato chiesto all’Italia “un impiego militare sul terreno”. Il Cnt “da noi riconosciuto come rappresentante legittimo del popolo libico, cui è attribuito un ruolo centrale nel cammino verso la pace e la democrazia”  ci ha fatto “molteplici richieste di aiuti e sostegno, proprio in relazione alla sua impossibilita’ operativa di contrastare l’azione delle forze governative contro la popolazione civile”.

Intanto gli Stati Uniti tracciano bilanci catastrofici dopo i primi due mesi di conflitto tra le forze di Gheddafi e i rivoltosi. Secondo l’ambasciatore Gene Cretz le vittime civili sono da 10mila a 30mila. Fonti mediche riferiscono della morte di almeno sette ribelli caduti nella notte a Misurata sotto il fuoco dell’artiglieria pesante dei lealisti. Zintan, nell’ovest del Paese, e’ sotto un pesante bombardamento di razzi Grad e scontri sono in corso anche a Kufra, vicino al confine egiziano.