Nessuno sconto ai sindacati e aperture a spostamenti di produzione. Sergio Marchionne sale in cattedra per una lezione alla Business School dell’Università di Bologna, e davanti a una platea di ragazzi da tutto il mondo, ritorna sui punti chiave della sua gestione in Fiat. Sul muro contro muro della Fiom non risparmia critiche. “In Italia parte del sindacato è ancora ideologizzato e anacronistico – ha sottolineato – non sono più tollerabili i nostri livelli di . Dobbiamo arrivare a settimane lavorative di sei giorni su sette”. E alla domanda del Fatto Quotidiano circa la possibilità di un trasferimento della produzione della Maserati non lo esclude affatto: “E’ probabile che una parte delle vetture non siano prodotte solo a Modena”.

L’amministratore delegato del Lingotto torna poi sulla scalata alla Chrysler. La Fiat, spiega Marchionne, passerà dal 25% attuale al 30% entro due mesi, per arrivare al 35% prima della fine dell’anno. Nessun attesa, ma quotazioni in crescita già dalle prossime settimane, quindi. “Credo che siamo molto vicini a salire del 5% – ha detto – la questione sarà risolta entro i prossimi 60 giorni”. Anche se non esclude lo slittamento dell’operazione a marzo “per rispondere a esigenze del gruppo”.

Sul recente aumento dei tassi del mercato dell’auto la bocciatura è netta. “Non aiuta di sicuro la domanda. È fisiologico, avrà di sicuro un impatto negativo”. Mentre conferma la progettazione di un nuovo tipo di auto da “40 miglia al gallone”, pronta entro dicembre. Nonostante i risultati poco soddisfacenti, ribadire l’intenzione di non sciogliere l’accordo con gli indiani di Tata Motors.

Parla a ruota libera Marchionne, davanti a più  di cento le persone salite fino a Villa Guastavillani per ascoltare l’amministratore di Fiat, a cui si aggiungono una trentina di manifestanti, operai della Fiom e giovani dei centri sociali, che fuori dai cancelli lo hanno contestato con striscioni e cartelli.

Durante la lezione respinge le accuse di essere un imprenditore lontano dall’Italia: “Mi attaccano solo perché ho sempre parlato con onestà intellettuale – spiega – non volgiamo finanziamenti dallo Stato, volgiamo essere liberi di gestire la nostra impresa”.

In merito all’azione dell’Unione Europea nel fronteggiare “l’emergenza profughi”, secondo il leader di Fiat, il nostro Paese sta subendo le conseguenze della scarsa coesione dell’organizzazione sovranazionale. “Le coste italiane – ha detto – sono prima di tutto frontiere europee. Il problema dei profughi va risolto a livello comunitario”.