Non ci fu nessuna battaglia aerea intorno al Dc 9 Itavia che il 27 giugno 1980 cadde nei cieli di Ustica: lo provano le “numerose sentenze che negli anni hanno escluso questa ipotesi, come pure quella secondo la quale sarebbe stato un missile ad abbattere il velivolo civile con 81 passeggeri”. Lo dice il governo attraverso il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che ha risposto ad un’interrogazione scritta presentata dal senatore del Pd Walter Vitali.

Il parlamentare aveva presentato il documento ispettivo per protestare proprio contro Giovanardi che in una conferenza stampa del 22 novembre scorso presso la prefettura di Bologna aveva escluso che il Dc9 fosse stato colpito da un missile. Questa presa di posizione aveva suscitato la viva protesta di Daria Bonfietti, dell’associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica.

Nella sua risposta ufficiale il rappresentante del governo ricorda che “nessuno dei procedimenti scaturiti dall’inchiesta più lunga e ampia della storia d’Italia si è conclusa con alcuna sentenza di condanna”. Poi una difesa dei militari accusati di aver depistato le indagini: “In tutti questi anni – si legge nella risposta all’interrogazione – Giovanardi ha sempre difeso la verità che emerge senza ombra di dubbio da numerose e concordi sentenze della magistratura, cercanmdo di tutelere l’onorabilità dei diversi ufficiali dell’Aeronautica Militare completamente assolti da infamanti accuse mosse nei loro confronti”.

Ancora sulle risultanze degli accertamenti della magistratura circa le cause del disastro, Giovanardi attacca Vitali accusandolo di “difetto di informazione visto che propone una versione dei fatti che non è solo errata ma completamente difforme dalla realtà”. Il sottosegretario fa notare che Vitali, per accreditare la tesi dell’abbattimento, fa “una sommaria ricapitolazione del lungo iter giudiziario del caso Ustica citando solo la posizione del giudice istruttore Rosario Priore, peraltro riportata non sempre con precisione”. In una ordinanza di rinvio a giudizio il Pm di Roma scriveva nel ’99 che “l’incidente ad Dc9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento; l’aereo è stato abbattuto ed è stata spezzala la vita di 81 cittadini innocenti con un’azione che è stata propriamente un atto di guerra, un’operazione di polizia internazionale contro il nostro Paese”.

Giovanardi fa notare infine che quella di Priore era solo un’ipotesi sulla quale altri magistrati hanno successivamente indagato senza arrivare alle conclusioni contenute in quell’ordinanza di rinvio a giudizio. Anzi, tutte le commissioni di indagine tecnica che si sono interessate del caso hanno indicato nella esplosione di una bomba nella toilette di bordo come la causa più probabile della caduta del Dc9, conclusione condivisa anche dai pubblici ministeri e dagli altri magistrati che hanno seguito l’inchiesta ad eccezione del giudice Priore.