Sette marzo 2011, 23 mesi dopo il terremoto dell’Aquila, il Sindaco Massimo Cialente annuncia le dimissioni dalla carica di primo cittadino.

I problemi dell’Aquila appaiono da mesi di difficilissima risoluzione, complici una ricostruzione mai partita veramente, la logica del commissariamento e dello stato d’emergenza a oltranza e quel miracolo aquilano che Governo e Protezione civile hanno raccontato all’Italia intera, dipingendo una realtà che non corrisponde alle reali condizioni del capoluogo abruzzese e rendendo di fatto sempre più complicata la gestione della fase post-emergenziale.

Cialente aveva già minacciato due volte le dimissioni dal proprio incarico, a marzo e a luglio del 2010, senza poi formalizzarle: si era trattato, verosimilmente, di un tentativo di ricompattare una maggioranza in difficoltà. Poi, il 23 settembre, si era dimesso dal suo ruolo di vice commissario per la ricostruzione, dopo la contestata nomina dell’ennesimo commissario sul territorio del cratere sismico, Antonio Cicchetti.

Dal 6 aprile 2009 a oggi, il Sindaco Cialente ha dovuto in qualche modo fare l’equilibrista, di fatto esautorato dei suoi poteri durante il primo anno di emergenza gestito dalla Protezione civile di Bertolaso: il centro decisionale, dopo il sisma, non era più il Comune – la cui sede era anche fisicamente inagibile – ma la Direzione di Comando e Controllo del Dipartimento.

A volte contestato dai suoi concittadini, a volte in prima fila con loro per le proteste (come quella del 16 giugno 2010, guarda la cronologia 2010 dell’Aquila), sicuramente Cialente non si è trovato di fronte un compito facile. D’altro canto, all’Aquila la gestione emergenziale è stata effettuata secondo un criterio di sostituzione anziché di sussidiarietà. Ora, comunque, è arrivata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Proprio oggi il consiglio comunale avrebbe dovuto infatti votare un atto di indirizzo che conteneva le “linee guida per la riorganizzazione delle società partecipate”, un documento fondamentale per la ricostruzione. Ma è mancato il numero legale. Così, Cialente ha annunciato le proprie dimissioni, e questa volta sarebbero irrevocabili.

Raggiunto al telefono Giovanni Lolli (Pd) spiega che al momento non ci sono dichiarazioni in merito e che si sta riunendo la maggioranza. In corso una riunione a porte chiuse fra lo stesso Lolli, l’assessore Stefania Pezzopane e il vice sindaco Giampaolo Arduini.

Cialente avrebbe già invitato tutti i partiti a scrivere al Ministro dell’Interno Roberto Maroni per far sì che ci siano garanzie per elezioni immediate. Tecnicamente, una volta ufficializzate le dimissioni, il primo cittadino ha 20 giorni di tempo per ritirarle. Dopo questo termine, non resterebbero che le urne. Ci sarebbe, come data utile, proprio il 15 maggio, giorno in cui sono già previste altre elezioni amministrative.