Sono 17 anni che mi si è cucito addosso il termine antiberlusconiano. Probabilmente mi sono vestito così io nel momento in cui ho deciso di fondare insieme ad alcuni amici i comitati Boicotta il Biscione, nel 1993: si chiedeva ai cittadini di contrapporre, al potere berlusconiano di tv e imperi economici vari, le scelte quotidiane non andando a comprare nei suoi supermercati (era proprietario della Standa) e non guardando le sue televisioni.

In questi anni mi è capitato spesso di essere additato come antiberlusconiano quando, insieme a tanti altri cittadini, ci siamo ribellati scendendo in piazza ad ogni occasione o promuovendo le nostre iniziative di boicottaggio. Quasi come se fosse un delitto o un’offesa, tipo: “tu sei antiberlusconiano”. Ci veniva detto con una certa enfasi, quasi a sottolineare la negatività del fatto o la responsabilità di non vederla giusta, di essere fissati cronici. Quando probabilmente è esattamente il contrario: chi ha sempre sottovalutato il pericolo derivato dall’unto del signore deve ritenersi perlomeno responsabile (se non addirittura complice) per la situazione di crisi politica, morale e sociale nel quale ci ha proiettati il cavaliere nero.

Mi viene in mente che probabilmente erano considerati nella stessa maniera gli antifascisti nell’epoca di Mussolini. Immagino che anche i primi critici di quel regime fossero additati come esagerati che si concertavano su un uomo senza pensare ai veri problemi del Paese. Molti – soprattutto tra gli intellettuali moderati – avevano sottovalutato la violenza espressa dalle squadre fasciste che nell’estate del 1921 scorazzavano con le loro spedizioni punitive nei confronti di chi si batteva per un salario migliore e per condizioni di lavoro dignitose. Sento già la voce del solone di turno che spiega che mentre le squadracce fasciste usavano la violenza, oggi questo non succede, “e non continuiamo a chiamarlo regime…”. Purtroppo, per esperienza personale, devo garantire che alle origini anche il berlusconismo ha usato la violenza squadrista: l’aggressione che il sottoscritto ha subito nel 1994 ne è la chiara dimostrazione.

Poi però il regime attuale ha capito di avere in mano armi più moderne ed efficaci dell’olio di ricino fascista: giornali e televisioni. E allora sono cominciate le aggressioni violente dei politici di destra in TV, i reportage sui calzini dei magistrati per denigrarne la figura, i videomessaggi senza contraddittorio del cavaliere nero, e – soprattutto – l’oscuramento della verità per addormentare le coscienze e la volontà di indignazione. Dice bene Marco Travaglio quando sostiene che la differenza tra le manifestazioni di protesta del 2002 (Palavobis e Girotondi) con quelle attuali è solo che adesso i cittadini vengono ingannati ad arte con notizie. Ad esempio non si parlava di “scontro tra magistrati e Berlusconi” (come capita in questi giorni) ma di “attacco di Berlusconi ai magistrati” e allora i cittadini indignati ed informati protestavano in massa.

Per fortuna la rete riesce – in parte – a sopperire a questa situazione. E’ qui che si rifugiano gli antiberlusconiani come me, è da qui che partono le idee sulle grandi manifestazioni (come quelle del 5 dicembre 2009 e del 2 ottobre 2010) autopromosse dai cittadini. Ed è soprattutto grazie ai portali di notizie online (come ilfattoquotidiano.it) che si crea un dibattito che tenta di confutare le menzogne della propaganda berlusconiana.

No, non ci pentiamo di essere antiberlusconiani, anzi ne facciamo il nostro vanto. Soprattutto se esserlo vuol dire combattere questo dittatore che ha stravolto la Costituzione italiana e trasformando le regole del diritto a sua immagine e somiglianza.

P.s. Nel post precedente di riassunto delle manifestazioni previste nelle prossime settimane ho dimenticato quella del 6 febbraio: Ultima fermata hARdCORE.