Potrebbe essere il 26 gennaio il giorno della verità per Silvio Berlusconi nella vicenda Ruby. In quella data, secondo indiscrezioni, potrebbe riunirsi la Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera per discutere del nuovo “caso Ruby”, che vede il presidente del Consiglio indagato per favoreggiamento della prostituzione di minori e concussione.

Di solito è l’occasione in cui anche l’accusato, eventualmente con i suoi legali, prende la parola per difendersi, e c’è molta curiosità sulle intenzioni di Berlusconi. Il premier non si è ancora espresso, mentre sembra orientato a non presentarsi davanti ai pm di Milano che gli hanno recapitato un invito a comparire per il prossimo fine settimana. I suoi legali Longo e Ghedini, però, smentiscono di aver preso decisioni in merito.

Le oltre 300 pagine inviate a Montecitorio dalla Procura della Repubblica di Milano conterrebbero prove pesanti contro il premier, secondo le indiscrezioni riportate oggi da diversi quotidiani. In particolare, sulla presenza di Ruby, soprannome dell’allora minorenne marocchina Karima El Marough, per diversi giorni e notti nella residenza di Arcore, intercettazioni telefoniche, tracce di movimenti di denaro.

Sarà Gianfranco Fini, domani, il primo politico ad avere per le mani il plico della Procura di Milano. Spetta a lui, da presidente della Camera, inoltrarlo alla Giunta per le autorizzazioni a procedere. Il presidente della giunta, Pierluigi Castagnetti del Pd, sembra orientato a convocare i 21 componenti a leggere l’atto d’accusa lunedì pomeriggio. Circola il nome del possibile relatore del caso Berlusconi-Ruby, quello del finiano Giuseppe Consolo.

La richiesta di autorizzazione firmata dai pm Ilda Boccassini, Pietro Forno e Antonio Sangermano riguarda la perquisizione dell’ufficio di Giuseppe Spinelli, lo storico uomo dei conti di Berlusconi e della Fininvest. Nel suo ufficio di Segrate, gli inquirenti contavano di trovare prove su pagamenti e prebende a beneficio delle ragazze invitate ad Arcore e in altre residenze del premier. Il loro intervento, però, è stato interrotto dall’avvocato-parlamentare Niccolò Ghedini, secondo il quale l’ufficio è una “pertinenza” del premier, da qui la necessità dell’autorizzazione a procedere.

Gli atti di indagine sono ancora segreti, ma il quadro che trapela dalle indiscrezioni è pesante. A partire da una telefonata, rivelata da Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano, in cui Silvio Berlusconi spiegherebbe di essere tranquillo perché nessuno potrà mai dimostrare che lui fosse a conoscenza della minore età di Ruby. Dall’altro capo del telefono ci sarebbe stata Nicole Minetti, l’igienista dentale e valletta televisiva diventata consigliere regionale in Lombardia.

Le testimonianze messe agli atti da alcune ragazze invitate al rito del “bunga bunga” descrivono orge e scene “tra lo squallore e l’orrore”, si legge su Repubblica, dove il presidente appere come l’uomo “malato” descritto dalla sua ex moglie Veronica Lario all’indomani del caso Noemi. Quanto a Ruby, gli investigatori del Servizio centrale operativo della polizia avrebbero appurato, in base alle tracce del suo telefono cellulare, che la giovane si sarebbe trattenuta a Villa San Marino ad Arcore dal 24 al 26 aprile 2010, notte compresa, oltre a Pasqua, Pasquetta e Primo maggio. Una conferma ufficiale di questo si trova nel decreto di perquisizione dell’ufficio di Spinelli.

Ruby quindi, secondo i pm, è stata ospite di lungo corso ad Arcore fino a quattro settimane prima di finire in Questura accusata di furto e salvata dal celebre intervento di Berlusconi che la fece passare per la nipote del premier egiziano Mubarak (da qui l’accusa di concussione per il premier).

Intercettata al telefono, Ruby si sarebbe lasciata scappare qualche dettaglio che dimostrerebbe i suoi rapporti intimi con il premier, da sempre negati da entrambi. Se si dovesse arrivare a un processo e a una condanna, Berlusconi rischierebbe di andare davvero in carcere, fanno notare sempre su Repubblica Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo, per una legge – fortemente voluta dalla sua maggioranza – che esclude da qualunque beneficio chi si macchia di atti sessuali con minori.

Sul fronte dei soldi, gli occhi degli investigatori sono puntati su Lele Mora, che da Spinelli (dunque da Berlusconi) “avrebbe ricevuto circa un milione e mezzo di euro”, scrive Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. L’ipotesi investigativa è che quel denaro sia proprio la (lauta) ricompensa a Mora per le ragazze procurate a Berlusconi, circostanza che proverebbe l’esistenza di un giro di prostituzione convogliato nelle residenze del Cavaliere, altra circostanza sempre smentita dall’interessato. Così come Mora rivendica con forza la sua attività di agente televisivo e non di intermediario di sesso a pagamento.

Agli atti ci sarebbe però anche il risultato di un controllo di polizia: Ruby sarebbe stata fermata a Genova il 22 settembre 2010 e trovata in possesso di una busta con con 5 mila euro in banconote da 500. Buste simili sarebbero state trovate ancora “l’altroieri a due delle dieci prostitute perquisite dalla polizia, in un caso con l’annotazione “Silvio” B, siglata dalla giovane in una busta con 10 mila euro”, si legge ancora sul Corriere.

Ruby avrebbe giustificato i soldi come un regalo di Mora, ma l’autista che era con lei avrebbe riferito che la ragazza aveva ottenuto la busta nel corso di una breve sosta in una zona residenziale vicino all’ospedale San Raffaele di Milano.

Torna così in scena il complesso di via Olgettina 65, dove abitano numerose ragazze coinvolte nei festini del premier. Sempre nell’ufficio di Spinelli, gli investigatori cercavano anche le prove che quegli appartamenti fossero nella disponibilità di Berlusconi e che tutte le spese delle ragazze fossero a suo carico.

Tra i componenti della giunta delle autorizzazioni a procedere circola comunque una forte perplessità, non tanto sui fatti, quanto sulla procedura seguita dai pm. Secondo la legge costituzionale che regola la materia (n. 1 del 16 gennaio 1989), i magistrati avrebbero dovuto interrompere le indagini appena si fossero imbattuti nel nome di Berlusconi, e avrebbero dovuto informare il Tribunale dei ministri. Gli atti che domani pomeriggio i membri della giunta potranno leggere, invece, hanno tutta l’aria di un’inchiesta fatta e finita, o quasi.

Mario Portanova