Difficile immaginare un Paese in cui la democrazia sia più in crisi di così.

Qualunque sia la soluzione al caso Ruby, il risultato è che quanto sta accadendo sotto i nostri occhi rappresenta un abisso profondo, un vuoto incolmabile. Poteri dello Stato uno contro l’altro, anziché a braccetto verso l’obiettivo comune del bene del Paese. La distanza con la Repubblica disegnata dai nostri Padri Costituenti è siderale.

Ricapitoliamo. Prima opzione.

Dei giudici eversivi, che tentano di far capitolare il governo legittimato da libere elezioni e di sovvertire il voto popolare, inventano prove e storie di prostitute minorenni che frequentano le residenze private del presidente del Consiglio dei Ministri, facendo credere al popolo italiano che il premier sia addirittura intervenuto per togliere dai guai giudiziari una minorenne che frequentava le sue residenze, facendola passare per la figlia del presidente di un Stato estero e paventando una impossibile crisi diplomatica al fine di fare pressioni sulle forze dell’ordine, inducendole ad ignorare e superare un ordine impartito dal giudice incaricato dell’affidamento della minorenne ed inviando la sua amica igienista dentale, cui da poco ha fatto avere un ruolo istituzionale, ad occuparsi della vicenda.

Una storia del genere, forse, è difficile immaginarla persino nel più corrotto dei paesi dell’america latina. Un fatto di gravità inaudita, incommentabile. Un vero e proprio tentativo di golpe da parte della magistratura. Giudici che sovvertono le leggi, al fine di impadronirsi del potere.

Seconda opzione.

Un presidente del consiglio dei Ministri, la cui moglie ha chiesto la separazione perché “malato”, avente “bisogno di aiuto” e frequentante le “minorenni”, si circonda di escort e prostitute, grazie ad amici fidati che gliele portano fin dentro casa, e con le quali svolge pratiche sessuali di vario tipo, incurante dell’età e della sua salute, e promettendo in cambio favori istituzionali, economici, nomine politiche e carriere nel mondo dello spettacolo. Una volta scoperto, grida al golpe, accusando ingiustamente la magistratura di inventare prove e di cercare di sovvertire l’ordine democratico.

In questo caso viene in mente il delirio di onnipotenza di chi, ormai senza controllo, nominava senatore il proprio cavallo. Ma, ciò che è più grave, emerge chiaro il tentativo di delegittimare un potere della Repubblica, al fine di garantirsi l’impunità, senza alcun senso di rispetto per le istituzioni, gli equilibri, le leggi del Paese.

Qualunque sia la verità, siamo alla fine dell’impero. Basta leggere la stampa estera per capire dove è arrivata l’Italia. Mai così in basso, a prescindere dalle colpe e dalle responsabilità.

Qualunque sia la verità, un’Italia così non l’avevamo nemmeno immaginata.