Lo spot sul nucleare? Monosofia. Un criptoregime e i suoi criptodetrattori hanno bisogno di veicolare concetti rassicuranti e di rendere i loro obiettivi condivisibili dalle masse.
Tenteranno dunque, in maniera bipartsan, di forgiare un pensiero monolitico.
La monosofia crea mostri e santi mediatici e ha bisogno di abbattere qualsiasi afflato di pensiero critico: dimentica la storia, si nutre del fatto che la notizia in tempo reale divora i fatti e li cestina un giorno dopo l’altro.

Come si costruisce l’alternativa al pensiero monosofico? Con i nomi e la memoria.

Si è già detto molto a proposito del neonato Newclear, gestito da Chicco Testa che, dopo aver fatto le barricate contro il nucleare ne è diventato fervente sostenitore monosofico.
Si è già detto molto anche dell’ormai celeberrimo spot.

Ora, vale la pena di ricordare che l’idea di ricreare il dibattito sull’energia nucleare in Italia è nata all’interno di un nucleo di pensatori illuminati che risponde al nome di Aspen Institute Italia. Di origine americana, l’Aspen Institute è stato fondato, nel nostro paesello, da Gianni Letta. Il presidente è Giulio Tremonti. I vice presidenti sono Enrico Letta, nipote di Gianni, John Elkann, Paolo Savona (Vicario), Lucio Stanca (tesoriere).
Del comitato esecutivo di Aspen Institute Italia fanno parte, fra gli altri: Emma Marcegaglia, Fedele Confalonieri, Umberto Eco, Romano Prodi, Giuliano Amato, Paolo Mieli e altri. Ne faceva parte anche il defunto Tommaso Padoa Schioppa.

Fra le foto che scorrono visitando il sito di Aspen, ecco Giorgio Napolitano, e Massimo D’Alema. Ecco Lucia Annuziata e molti altri volti noti del belpensiero bipartisan italiano, che ci si può divertire a scoprire, uno dopo l’altro.
In Aspen si disserta di ritorno al nucleare dal 2005 e c’è un forum aperto in merito.
Soci di Aspen? Beh. C’è di tutto, e non sorprende affatto: Impregilo, Enel, Eni, Rai, Mediaset, SKY, Telecom, Siemens, FIAT, Finmeccanica, API, un elenco infinito.

Aspen, fra l’altro, organizza seminari leaderistici e privilegia il criterio della “riservatezza” e del dibattito a “porte chiuse” (chissà cosa ne direbbe Tina Anselmi, che sulle questioni di riservatezza e segretezza ha scritto con grande lungimiranza nella sua relazione finale per la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2).
Nel mondo, Aspen viene finanziata da Rockefeller Brothers Foundation e da Ford Foundation. Non è dietrologico ricordare che i Rockefeller e la Ford Foundation fecero arrivare fior di capitali nel Cile di Pinochet. E’ un fatto.

Ma non esiste solo Aspen. Di associazioni trasversali è pieno il paese. Per esempio, Chicco Testa – sempre lui – fa parte anche di Pimby. Acronimo che sta per Please In My Backyard. Ovvero – nonostante il suono che evoca battute ironiche – il contrario del “Not in My Backyard” (“non nel mio giardino”, il modo in cui vengono, di solito, sterlimente liquidati i movimenti di opposizione).
Pimby è finanziata da Acea, Autostrade, Edison, Enel e Ferrovie dello Stato, per esempio.
E ha dato un premio, recentemente, a Umberto Veronesi. Oncologo che, come noto, si è schierato a favore del nucleare e poi è stato nominato all’Agenzia per la Sicurezza. Il 30 novembre 2010 Veronesi dice: «Le scorie non sono un problema per la salute. Io potrei dormire in camera con le scorie nucleari, non esce neanche una minima quantità di radiazioni».
Un perfetto slogan monosofico.

Di Pimby è presidente Patrizia Ravaioli, dirigente di Croce Rossa. Che fa parte anche di un’altra associazione, fondata da Enrico Letta e Giovanna Bongiorno (PD e PDL, poi finiana): veDrò.
Un’associazione trasversale e giovane. Fra i membri: Angelino Alfano, Enrico Bertolino, Filippo Facci, Giovanni Floris, Antonello Piroso, Antonio Polito, Renata Polverini.
Che si fa a veDrò? Si discute per trovare il nuovo leader per l’Italia. In maniera bipartisan. Partner? Per esempio: ENI, Edison, IBM.

Si potrebbe continuare ancora, ma questo vuol essere semplicemente uno spunto, un luogo da cui partire.
Perché chiamarlo monosofia? Perché scegliere una parola dal suono così dolce? Perché è proprio così che agisce il sapere unico: con il volto buono del non-profit, della trasversalità, dei pensatori illuminati e leaderistici, del carisma, del monolitico ragionamento che mostra che, tutto sommato, alla fine possiamo essere tutti d’accordo su tutto. O quasi. L’importante, è che si cominci a essere d’accordo sul nucleare e sulle opere indifferibili e sulla crescita perenne del Pil e altre amenità.

Quel che caratterizza la pericolosità di strutture del genere è la loro “inavvertibilità sociale”. E il loro sorriso.

La monosofia genera aberrazioni e incapacità di astrazione. Non si occupa solo del nucleare, naturalmente: anche questo è solo un esempio. E’ la perfetta evoluzione del pensiero unico.
E per proseguire nella formazione di anticorpi, prima di tutto, bisogna conoscerla.
E non lasciarsi sopraffare dalla sensazione ansiogena che si avverte quando la si tocca in superficie.

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(*) Monosofia

[‘mɔ-no-zo’-fia]
s.f. (pl -fie)

Sapere unico. Evoluzione del pensiero unico teorizzato da Ignacio Ramonet su Le Monde Diplomatique, la M. si afferma attraverso meccanismi di consensificazione bipartisan, attraverso gruppi di pensatori (i cosiddetti think tank) che raccolgono menti ritenute brillanti o con caratteristiche illuminate, indipendentemente dall’idea politica, con il solo scopo di veicolare concetti su cui creare una coscienza unitaria. La M. è uno strumento del capitalismo neoliberista per imporre i propri modelli.
La deriva finale della M. è lo psicoreato raccontato da G. Orwell in “1984”, ovvero il reato di pensiero. Non viene ammessa alcuna idea che non sia prevista dalla M.
Il lemma M. è stato utilizzato negli atti dell’Accademia economico-agraria dei georgofili nel 1839>. L’istoria della monosofia di Sparta e della pansofia di Atene […] starebbe a provare con l’unità dell’affezione Spartana e colla pluralità d’affezioni degli Ateniesi, che i cervelli di quelle genti, furono modificati dai legislatori Licurgo e Solone in ragione delle istituzioni che essi dettero; perciò gli Spartani sentirono diversamente dagli Ateniesi, perché diversa fu la educazione fisica e morale.