Scrive testualmente, Di Pietro, in una intervista rilasciata a Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano di due giorni fa: “…ma se scelgo io i candidati come mi impone questa legge elettorale di merda, non va bene perché sono un dittatore…”. Caro Onorevole io credo che stia abusando della media intelligenza dei lettori e, immagino, anche dei suoi elettori. La legge sarà anche la peggiore legge del mondo, ma non le impone nulla. Lei potrebbe, per scegliere chi rappresenta i suoi elettori, adottare almeno un migliaio di modi diversi rispetto a quelli da lei imposti. Potrebbe affidarsi al Mago Otelma, potrebbe indire una lotteria dove si vince un posto sicuro in lista, potrebbe infine predisporre competizioni interne locali che premino le figure più votate. Non le chiami primarie ma “selezionarie” e si domandi se, anche nel possibile errore e nella indicazione di un uomo che non vale nulla non siano meglio della scelta calata da Roma.

Potrebbe, insomma, organizzare la selezione della classe dirigente del suo partito con modalità molto diverse da quelle adottate dal suo arcinemico Berlusconi e dai suoi quasi amici democratici. Il problema, nella sua semplicità, e che lei non ha mai pensato e, forse voluto, differenziarsi. Il problema è che anche lei, al pari di tutti suoi colleghi segretari di partito, è contro questa legge solo a parole ma non nei fatti. Il problema è che questa legge da a voi, burocrazia politica, un potere enorme a cui è difficile sottrarsi.

I fatti, lo voglio ripetere, fanno sì che questa legge non le imponga una scelta dall’alto. Al contrario lascia libera scelta su cosa fare e come selezionare la classe dirigente. Nel proseguo dell’intervista lei, caro onorevole, non si accorge nemmeno, nella sua ruvida concezione di concetti quale partecipazione e democrazia, di quante contraddittorie castronerie riesce a dire: aggiunge “Si invoca continuamente la base, ma che cosa è la base? Io non conosco nessuna base se non gli iscritti. Poi so benissimo che il De Gregorio di turno si crea più base e porta più gente a votare per lui ai congressi e alla fine vince…”. Si rende conto che questa argomentazione è gemella delle argomentazioni che la destra e il padre legiferatore Calderoli offrono per giustificare questa pessima legge? Si rende conto che lei nega alla radice la possibilità per una comunità locale di sapere scegliere, meglio di quanto ha fatto lei, i propri rappresentanti?

Se è capace e desidera realmente differenziarsi , non solo a parole, dagli altri partiti rifletta sulla lettera, non del tutto esaustiva, dei suoi colleghi De Magistris, Cavalli e Alfano. Se al contrario desidera continuare a tromboneggiare, rilasci ancora pessime interviste come quella sul Fatto Quotidiano.