Mentre Silvio Berlusconi tenta pateticamente di sdrammatizzare con il solito sorriso ghignante da paresi l’alluvione di rivelazioni imbarazzanti quanto farsesche, piovutagli addosso ad opera dei pirati informatici di Wikileaks, un’altra anticipazione preannuncia uragani in arrivo sulle teste di tutti gli italiani; perturbazioni locali – certo – ma anch’esse minacciose. Infatti Sergio Marchionne ha esposto alla stampa specializzata il programma FIAT di produrre nei prossimi anni qualcosa come 250/280 mila suv destinati al mercato interno.

Una buona notizia per i tanti lavoratori a rischio di rottamazione della casa automobilistica e relativo indotto, pessima per i cittadini e le città del Bel Paese: l’imminente, ulteriore, dilagare di quei veicoli che il sociologo Zygmunt Bauman definisce “piccole fortezze private su ruote (come i cosiddetti hummers o suv, sport utility vehicles, notoriamente poco sicuri tanto per chi li guida quanto per i pedoni, e che, per giunta, bevono un sacco di benzina e costano uno sproposito)”. Ossia mezzi di locomozione che avrebbero un qualche senso per guadare fiumi e torrenti, aggirarsi tra le impervie foreste canadesi del Klondike o attraversare il deserto del Kalahari; nessuno per circolare negli spazi strettissimi e in equilibrio precario delle nostre città d’arte e di storia. Montagne di metallo corazzato, in prevalenza con un unico occupante, che irrompono avvolte nella loro nuvola di gas di scarico in tessuti urbani preziosi e fragilissimi, mettendoli gravemente a repentaglio.

Le faune umane alla loro guida sono generalmente di tre tipi:

  1. Il macho mascelluto e con il cranio rasato, quello che travolge ogni ostacolo che si para sul suo cammino arrogante perché spregiatore di ogni regola e vincolo, da abbattere con il mezzo di locomozione che funge da mazza ferrata;
  2. L’omarino che spunta da sotto il volante, quello che sublima le carenze di circonferenza toracica da “scarto di leva” indossando questa sorta di corazza ambulante, quasi una protesi sessuale;
  3. La signora perfettina nella sua mise grandi firme, quella che sale sul proprio mastodonte per raggiungere – di solito a tre isolati di distanza – il coiffeur per la messa in piega.

Tipologie diverse, ma sempre all’insegna dell’immortale ecchissenefrega. A partire dall’ormai rituale parcheggio in terza fila che ostruisce le vie del centro. Tanto che secondo alcuni la moda delle quattro ruote motrici in città – diffusasi attorno alla fine degli anni Ottanta – è proprio uno dei principali indicatori dell’imbarbarimento della nostra società. Come già si diceva, “la prevalenza del cafone”.

Ma il fenomeno in questione non si riduce agli aspetti evidenziati dall’antropologia culturale applicata al comportamento volgare. Tocca un aspetto ancora più profondo: il modello incivile prevalente, di cui il suv è sintomo rivelatore. Dunque gli impatti dell’iperconsumismo sul modo di organizzare la nostra vita collettiva, sostanzialmente dissipatorio e – dunque – irresponsabile, tendente all’assurdo. Il segno di quanto è stato definito “un’apocalisse culturale”. Riassumibile nella formula “possiedo, ergo sono”.

Se la possessività è l’unico principio riconosciuto, allora diventa normale affermare con tranquilla sicumera che “con la cultura non si mangia” (e l’intero parco ruderi pompeiani vada pure a ramengo: lo si può sempre sostituire con un fac-simile in plastica); considerare esseri inferiori i pedoni o i conduttori di utilitarie, per non parlare dei non-abbienti (la solidarietà come risibile anticaglia, visto che la società non esiste. Thatcher dixit); irridere ogni richiamo al rispetto del bene pubblico (trattato alla stregua della propria pattumiera; tanto ci sono sempre le Milano 2 e i club Mediterranée dove isolarsi, protetti da barriere e guardianaggi privati).

Forse cadrà il governo della Repubblica Italiana che aveva dato diretta rappresentanza politica all’ecchissenefrega come devastante modello di vita. Seppure non è certo: ancora non si vedono in campo reali alternative di civiltà all’omarino che incarna al meglio l’inciviltà egemone. Ma il dominio mondiale dell’irresponsabilità, impostosi nel lungo trentennio della finanza liberistica, continua a imporre le proprie logiche. Come dimostrano le strategie di Marchionne e i cedimenti di Obama.

Del resto uno dei tanti pensatoi neocon made in Usa, quelli sostenuti dagli stessi dollari che alimentano le Sante Alleanze antidemocratiche e ora finanziano i Tea Party del populismo reazionario, ha elaborato la brillante teoria secondo cui si potrebbero mantenere tranquillamente gli attuali livelli di consumo riducendo la popolazione mondiale a 600milioni di utilizzatori finali del pianeta. Anche se non ci viene spiegato come fare fuori nove esseri umani su dieci (decimazioni? Sterilizzazioni di massa? Che altro?).

Quanto appare certo è che si continua a fare terra bruciata di ambiente e società. Con l’effetto inevitabile di trasformarli nella pista perfetta per potervi correre a tutto gas alla guida dei propri suv. Dritti verso il baratro.