Lo scorso 14 giugno, Andre Cooley chiamò il 911 perché il suo compagno lo stava attaccando con violenza e, quindi, aveva bisogno d’aiuto. In nessuno dei suoi peggiori incubi, avrebbe pensato che la sua richiesta di aiuto sarebbe stata raccolta da Charles Bolton, uno dei suoi supervisori al lavoro. Cooley, infatti, almeno fino a quella sera, era un agente correzionale nel riformatorio di Hattiesburg, Mississippi, con un curriculum impeccabile e grande stima da parte dei colleghi.

O almeno così credeva. Subito dopo la confessione del suo partner, che confermoò a Bolton la natura della loro relazione, Andre venne, infatti, licenziato senza neppure un giorno di preavviso e senza poter godere di nessun sussidio di disoccupazione. La motivazione fu chiarita dallo stesso supervisore senza troppi giri di parole e aveva, ovviamente, a che fare con l’orientamento sessuale di Cooley che, rimasto disoccupato, decise di iniziare una battaglia per veder riconosciuti i proprio diritti. Da quel giorno, infatti, il giovane non ha ricevuto nessuna spiegazione scritta relativa al suo licenziamento, né tantomeno è stato mai accusato di alcuno comportamento scorretto relativamente alla notte del giugno scorso, durante la quale fu vittima e non certo carnefice.

Ad affiancare Cooley nel suo procedimento giudiziario, gli avvocati dell’ACLU (American Civil Liberties Union) che sottolineano la violazione dei diritti costituzionali operata a danno dell’ex agente. “L’orientamento sessuale di Andre – dice Joshua Block, avvocato specializzato nella difesa dei diritti dei gay, delle lesbiche e dei trans – non influenza assolutamente la sua capacità di ricoprire il ruolo di agente. E’ peraltro assodato per legge che un pubblico funzionario non possa licenziare un impiegato basandosi su paure e pregiudizi irrazionali contro i gay”.

Nemmeno nel Mississippi dove, tuttavia, la mentalità è molto meno “permissiva” che in altri Stati. “Il caso di Cooley – ribadisce ancora Block – ci ricorda delle tantissime persone che qui lavorano per il settore privato e che vengono licenziate senza problemi solo perché gay. L’assenza di una legislazione federale o statale che proibisca tale pratica, impedisce di proteggere adeguatamente i diritti di questi lavoratori”. La storia di Andre, poi, è ancora più esemplare dal momento che, essendo cresciuto in regime di affido, il giovane aveva deciso di intraprendere un’attivita’ che gli consentisse di utilizzare la sua specifica esperienza per aiutare altri ragazzi con situazioni “border line”. La sua ottima attitudine al lavoro era stata infatti motivo di una rapida e brillante carriera. Almeno fino a quella sera dello scorso giugno.

“Amavo il mio lavoro – dice Andre – e so che lo facevo bene. Essere gay o etero non è un fattore pregiudiziale, mentre la mia esperienza giovanile lo è e può essere di qualche utilità per altri giovani”. Non in Mississippi. Perlomeno, non fino ad oggi.