Prima di querelare almeno guardate la trasmissione“, così ha replicato Milena Gabanelli alle intimidazioni che le aveva rivolto l’avvocato Ghedini che aveva chiesto  alla Rai di non trasmettere la puntata di Report nella quale, tra gli altri servizi, si sarebbe parlato anche di una disinvolta operazione condotta nell’isola di Antigua da Berlusconi e soci.

Per quanto ci riguarda, invece, non avevamo neppure bisogno di guardare la trasmissione per pronunciare un immenso “ma va là” nei confronti dell’avvocato del presidente, nonchè parlamentare della Repubblica e gran suggeritore delle norme bavaglio al collega Alfano.

Viviamo davvero tempi tristissimi, se a questo signore può venire in mente di formulare una simile minaccia, una sorta di richiesta di censura preventiva nei confronti di una giornalista e di un programma universalmente apprezzati per la loro correttezza, per la maniacalità con la quale verificano ogni notizia, incrociano le fonti, controllano ogni particolare utile a ricostruire le tante oscurità che segnano la nostra vita pubblica.

Per nostra fortuna Milena Gabanelli, la sua redazione, il direttore della rete Paolo Ruffini non si sono fatti intimidire e il programma è andato regolarmente in onda.

Prepariamoci ora al dopo programma, quando, volete scommetterci? Il direttore generale Masi chiederà di visionare il materiale, qualche consigliere di amministrazione solleciterà una sanzione, i mazzieri del conflitto di interessi invocheranno provvedimenti esemplari, l’avvocato Ghedini minaccerà fuoco e fiamme, magari in attesa della prossima prescrizione.

Sarà una casualità, ma anche Report stava in quell’elenco di programmi sgraditi al presidente padrone, da oscurare il prima possibile, perché hanno il vizio di descrivere cose sgradevoli, anzi “ansiogene” per usare l’espressione cara al piccolo Cesare.

Se e quando la mano del censore dovesse provare a sfiorare anche Report, estenderemo  lo slogan “Annozero no stop” anche a “Report no stop”, se sarà necessario chiederemo a tutte e tutti di promuovere una catena umana sotto e attorno alle redazioni colpite dal censore e dai suoi zelanti vassalli.

Ci piacerebbe, infine, sapere dall’onorevole avvocato perché le inchieste sul tinello del presidente Fini e sulla società off shore del cognato fossero giuste e auspicabili, mentre quelle sulle 65 del suo cliente di riferimento dovrebbero essere considerate scandalose e da oscurare?

In ogni caso, vista la reazione rabbiosa, deve essere davvero una bella pista quella scoperta da Report e, da qualche tempo, percorsa con coraggio da un pugno di cronisti e tra questi, in prima linea, quelli del Fatto.