Di che parlano le intercettazioni tra il portavoce della Marcegaglia e il furbetto del Giornale? Ecco un tentativo di decodificazione.

Le intercettazioni tra Rinaldo Arpisella, di Confindustria e Nicola Porro del Giornale, sono di una gravità spaventosa. Ma sono anche preziose perché svelano quel che succede ai piani alti del potere. Un pezzo di verità che ci illumina finalmente sulla realtà del potere in Italia e sull’inciucio vergognoso coi media. Per inciso i due convengono che tutti i direttori dei giornali ubbidiscono ai loro editori. Segreto di Pulcinella qui da noi… Ma a proposito di questo sui giornali di stamattina c’è poco… Una verità scomoda.

Ma la domanda che rimbalza sui blog italiani è: che cavolo è ‘sto cerchio sovrastrutturale?

La prima cosa che viene in mente è che si alluda a qualche setta ultrapotente tipo gli Illuminati, i Rothschild eccetera, delizia della letteratura complottista. Io non credo ai complotti. Nel senso che c’è gente che ci prova ma poi non ci riesce. Non credo che esista nessuno capace di determinare i destini del mondo o di una nazione. E’ tutto troppo complesso. Qualunque complotto si scinde subito in sottocomplotti fino a che non raggiunge l’immobilità. Questo, per fortuna uccide i complotti e dà a noi che lavoriamo per un mondo migliore la speranza.

Credo che le cose stiano in un altro modo. Meno facile e credo che queste intercettazioni ce lo raccontino in modo inequivocabile. Per capirlo dobbiamo innanzi tutto tracciare una mappa degli argomenti. Di cosa stanno parlando? Porro manda un sms al portavoce della Marcegaglia avvisandolo che stanno iniziando a attaccare Emma. Arpisella gli telefona spaventato. Stai scherzando? Porro conferma. Allora Arpisella telefona a Mauro Crippa, capo delle relazioni esterne di Mediaset e si lamenta con lui che lo invita a telefonare a Confalonieri. Quindi c’è una telefonata con Confalonieri (della quale, guardacaso, non abbiamo l’audio). Dopodichè Arpisella ritelefona a Porro. E qui c’è la pepita d’oro. E’ una telefonata che inizia assurda.

Nicola Porro: ”Pronto?
Rinaldo Arpisella: “Allora?
Nicola Porro (strafottente): ”Non ho capito se… Non mi ricordo se ho scritto il Conf o la Conf intesa per confindustria….
Rinaldo Arpisella: “Il Conf…hai detto.
Nicola Porro: ”Ah è un lapsus freudiano scusami.
Rinaldo Arpisella: “Ma che cazzo mi stra**i (non si capisce Arpisella è incazzato e si impappina biascicando per un eccesso di ira)…”

Cosa si stanno dicendo. Cosa può voler dire quel il Conf la Conf? Sembrerebbe una parlata mafiosa che allude a una questione di genere. E’ maschio? E’ femmina? Un’allusione sessuale… Cioè Porro parrebbe scoprire le carte e dà corpo a una minaccia. Che altro senso può avere iniziare la telefonata così? Arpisella ha un mancamento evidente. Incassa. Poi si riprende in modo mirabile. E cerca di andare al sodo. Cosa vuole Porro? E Porro gli spiega per la seconda volta (lo aveva già fatto nella prima telefonata) che Emma tratta male quelli del Giornale, l’addetto stampa di Confindustria non lo saluta… Ragioni risibili. Cosa sta chiedendo? Più considerazione. Cosa vuol dire? Arpisella devia il discorso, sostiene che non è vero che Emma considera poco il Giornale… Duettano su questo tema secondario per un po’. Poi Arpisella tira giù la briscola: l’attacco di Marcegaglia al governo è una mossa concordata. Un gioco delle parti.

Rinaldo Arpisella: “Non hai capito una cosa: c’è un gioco di sponda… Concordato” e dice anche “Se ad un certo punto ci dicono tutti che siamo sdraiati su questo governo…..” Cioè la Marcegaglia attacca Berlusconi per non far capire che sono pappa e ciccia. E come vedremo in seguito sospetto che menta. Sospetto che la Marcegaglia giochi veramente contro B fingendo di stare dalla sua parte. Ma Porro insiste che c’è poca considerazione per il Giornale. Allora Rinaldo Arpisella inizia ad andar giù duro: “Ok siete i padroni del mondo”. Che vuol dire: stai attento perché c’è modo di farvela pagare. Porro accusa il colpo, gli trema la voce, e a questo punto inizia a raccontare la vera storia e parlando di Feltri dice: “Lo possono anche cacciare. A quel punto parte tutto da capo…” Cioè Feltri si fa un altro giornale. Allora Arpisella gli spiega come va il mondo: “Nessun editore può dire non comando nel mio giornale.” Poi fa l’esempio che se Riotta, direttore del Sole24 ore si mettesse ad attaccare Mediaset non è che Emma… “Nel senso, pare, che col cavolo che Riotta potrebbe continuare…

Poi Porro cede e spiega fino in fondo le vere ragioni dello scontro: “Posso dirti una cosa molto riservata?…”

E gli chiede se è una cosa intelligente far chiamare Confalonieri a Feltri. E viene fuori che il Giornale ha guadagnato 70 mila copie dando addosso a Fini. E vien fuori tra le righe, e lo conferma la telefonata di Confalonieri a Feltri, che il Giornale non sta agendo, come avevamo creduto, per ordine di Berlusconi, ma contro Berlusconi. E questa è una prova di quel che dicevo prima: non ti puoi fidare dei complotti, perché tutti quelli che partecipano a un grande complotto poi, dentro, se ne costruiscono uno personale.

Molto interessante e complicato: Feltri ha forse capito che Berlusconi è agli sgoccioli. E ha deciso di mollarlo, ipotizzo che non voglia licenziarsi perché se Berlusconi lo caccia gli deve dare due valige di soldi di indennizzo. E con quei soldi Feltri si rifà un giornale tutto suo e contemporaneamente scende con onore dalla nave che affonda. B. che caccia Feltri, dimostrerebbe che Feltri è una penna libera e selvaggia e dopo anni di triste obbedienza gli darebbe una luminosa verginità e lo farebbe diventare il maestro di pensiero della destra rinnovata, che potrebbe vincere le elezioni dopo aver buttato a mare B…

Ma Arpisella insiste. Pare dirgli tra le righe: Feltri vuole tirare il pacco a B.? Ok ma che c’entra Emma?

Rinaldo Arpisella: “Non comprendo questa posizione di Feltri su Emma, è questo che non capisco….” E se volessimo essere maliziosi potremmo aggiungere: non capisce Feltri che un giornale ha bisogno di pubblicità? Di contatti, di avvalli, di raccomandazioni. Un pesce non vive senza l’acqua. Ma Porro vagheggia. Ha detto quel che voleva dire. Sembra quasi che abbia tradito il suo direttore andando a guadagnarsi una benemerenza in campo nemico e ora sia soddisfatto?

Ma pare che Arpisella a questo punto sia un po’ incazzato. E’ impotente. Emma non viene attaccata per un motivo pertinente ma semplicemente perché attaccandola Feltri scatena il caos, danneggia pesantemente la già difficile situazione di B. e lo costringe a cacciarlo. Arpisella non ha agganci, niente su cui far leva. Allora pare decidere che è guerra. E tira già il suo asso di briscola. Sembra che spieghi a Porro che stanno giocando col fuoco. Ed è qui che parla, per la seconda volta del Cerchio Sovrastrutturale Superioreche ci piscia in testa a tutti”.

Rinaldo Arpisella: “Ma tu non sai che cazzo c’è altro in giro. Dai… Cioè…Secondo me davvero, scusami ma ti parlo proprio da amico… cioè è un’ottica corta…” E’ in difficoltà, vacilla, non sa fino a che punto può parlare. Parla molto lentamente, la respirazione è contratta. Fa fatica a dirlo. Ha paura di sbagliare le parole. “…..Ma… Allora… il cerchio sovrastrutturale va oltre me, va oltre Feltri, va oltre Berlusconi, va oltre… ci sono logiche che… non riguardano il Fini, il Casini, il Buttiglione… Questo e quell’altro eeeeeeh… Sono altri miei cari…. C’èeeee…

La prima impressione è che si riferisca a qualche cosa tipo una super super massoneria internazionale. Chi c’è in Italia più potente di Berlusconi e di tutti i politici messi insieme? La chiave del discorso sospetto stia nella parola sovrastrutturale. Si tratta di un termine che attinge significato dalla dialettica leninista, buffo trovarlo in bocca al portavoce del capo di Confindustria. Il grande cerchio sovrastrutturale è una cosa più complicata di una semplice organizzazione segreta. Sovrastrutturale vuol dire “al di sopra della struttura”. Il potere massimo sta in una sovrastruttura.

Insomma Rinaldo devia il discorso portandolo ai massimi sistemi e contemporaneamente allude a ritorsioni a grande livello. Parla di poteri forti. Lo conferma il fatto che Porro da una parte vacilla, gli si incrina la voce, dall’altra si mostra incredulo: ”Non so cosa tu voglia dire… devo dirti la verità…non capisco… non capisco.”. Sospetto un’inclinazione da bulletto mentre risponde che non ne sa niente. Cioè accusa implicitamente Arpisella di bluffare. Allora lui, sentendo il crollo di Porro affonda gli artigli un po’ gradasso: “Beh secondo te chi c’è dietro Fini?

Porro sobbalza ma fa il superiore: ”Chi c’è dietro Fini, tu lo sai? Io no…
Rinaldo Arpisella: “Beh… Ci sono quelli che c’eran dietro la D’Addario dai su…

A questo punto sospetto che Porro inizi ad avere paura e tronca la telefonata: ”Comunque ci vediamo e ne parliamo.” E Arpisella ridiventato conciliante: “Volentieri… Ciao Nicola.
Nicola Porro: ”Ciao caro…
Rinaldo Arpisella: “Ciao ciao…

Si accoltellano, si minacciano e poi si salutano cordialmente. Uomini di mondo.

Ma che cosa ha fatto intravedere Arpisella a Porro di tanto brutto da fargli paura? (pare) Il cerchio, qualche cosa che avvolge, che è sopra tutto (ci piscia in testa) ed è sovrastrutturale, cioè non appartiene al contesto dei leader politici o economici. Sta parlando, sospetto, dei grandi rapporti di forza impersonali. Sta dando una descrizione marxista del problema. Ammirevole. Mi chiedo se non abbia avuto un passato nel PCI. O magari da piccolo era maosista come me… Qui si parla di qualche cosa di molto più pervasivo di un semplice complotto. Non c’è una lista dei buoni e dei cattivi. Ci sono consuetudini, mezze frasi. Giochetti. Non si tratta di un meccanismo determinato da una o più menti pensanti. E’ più un sistema osmotico, come Gaia è un pianeta altamente interconnesso, come un formicaio.

Il potere è un animale decerebrato ma questa stupidità non impedisce di agire in modo globale, o di schiacciare una singola minuscola persona che ha dato segni di irrequietezza.

E’ una questione quasi estetica. Non sei educato a tavola. E quando qualcuno ti nomina lo fa arricciando un po’ la bocca. E tu sei bollato. Parliamo insomma di meccanismi che viaggiano in modo subliminale, comunicazioni che passano attraverso il linguaggio corporeo. Dietro a Fini e alla D’Addario c’è la forza osmotica della finanza e dell’industria che ha deciso di scaricare B. ma non hanno avuto bisogno di fare una riunione tra tesserati a una società segreta per deciderlo. La Marcegaglia, Montezemolo e Marchionne hanno attaccato B. tutti e tre in una settimana. Non è un’azione concordata più di quanto lo sia l’andare mattutino delle api a raccogliere il polline. C’è una pressione osmotica. Ci sono smorfie sempre più diffuse, in certi ambienti, quando si nomina B. Non diventi capo della Fiat o della Confindustria se hai bisogno di fare una riunione per capire questo. O hai il fiuto per le correnti emotive o hai cambiato mestiere da tempo. Il fatto che non ci sia un grande vecchio occulto, il colpevole totale, la setta dai lunghi tentacoli non diminuisce lo sfacelo etico della situazione. Però ci dà la possibilità di batterli. Se fossero veramente una struttura unita e compatta non avremmo speranze.

Viva quindi Feltri, che per diventare padrone assoluto di un suo giornaletto è disposto a far saltare i giochi di Berlusconi. Questo è il bello. Quando c’è la pressione osmotica giusta, tutto diventa possibile.

E tra parentesi questo discorso spiega anche perché noi della fazione esistenzialista del movimento progressista ci occupiamo tanto di comicità, sentimenti, stili di vita, gruppi di acquisto, ecovillaggi eccetera. Sono queste le azioni che sviluppano il potere osmotico del Grande Cerchio Sovrastrutturale Progressista. Lenin sbagliava: è modificando la sovrastruttura si modifica la struttura.