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di Jacopo Fo | 3 settembre 2010

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Alfano, i soldi e la ‘ndrangheta

Ieri sera ho fatto un salto sulla sedia ascoltando il Tg di Rai News24 (e diciamolo che quello di Corradino Mineo è di gran lunga il miglior Tg oggi in Italia!!!). Ho pensato che la giornalista avesse sbagliato a leggere affermando che il ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo l’attentato e le lettere minatorie contro i giudici di Reggio Calabria ha deciso uno stanziamento straordinario di 45.000 euro lordi (quarantacinquemila). Oggi ho verificato sulle agenzie di stampa e ho appurato che la giornalista non si era sbagliata. Sono proprio 45.000 euro. LORDI!

La procura di Reggio Calabria sta conducendo una battaglia dura contro la ‘ndrangheta, i risultati si vedono. Tanto che questa organizzazione criminale, che ha un fatturato stimato intorno ai 45 miliardi euro, è evidentemente in difficoltà e intenzionata a mettere in atto ritorsioni contro giudici e forze dell’ordine. E non è che Alfano non lo capisca, infatti dice: “…In considerazione dell’innalzamento dell’esposizione a rischio dell’incolumità dei magistrati che operano negli uffici giudiziari reggini“, ci si impegna a “fronteggiare, in tempi brevissimi, le richieste per il potenziamento dei mezzi, delle risorse e del personale di questi uffici“… “Si provvederà a uno stanziamento aggiuntivo di fondi per il personale, che ammonta a circa 30.000 euro lordi; mentre per il potenziamento dei mezzi sarà prevista una rimodulazione delle risorse di quasi 15.000 euro“.

Direi un intervento a dir poco risibile. Quel QUASI 15.000 euro fa tenerezza. A 15.000 non ci arrivavano proprio.

Ma questo nuovo, lauto finanziamento non può certo scalfire la situazione drammatica dei tribunali calabresi che sono a corto di tutto. Alfano nel gennaio 2010 ha deciso di mandare 6 rinforzi. La delibera approvata all’unanimità dal Consiglio Superiore della Magistratura, il 3 febbraio 2010, ci dice che a quella data i posti vacanti erano ancora 81.

Qualcuno dirà: “Ha fatto quel che poteva.”

Ma non è così. Maroni, ha fatto qualche cosina di più sostanzioso, mandando 121 agenti a gennaio. Alfano solo 6.

E non è proprio una questione di denaro.

Infatti la sopracitata delibera del Consiglio Superiore della Magistratura, ci informa anche che grazie al lavoro dei giudici calabresi nel 2009 “sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 300-400 milioni di euro (collocando la sezione al secondo posto in Italia, dopo Palermo e prima di Napoli) e appaiono in crescita esponenziale.” E credo che si sia d’accordo nel valutare che i costi complessivi del sistema giudiziario calabrese sono ampiamente ripagati dagli utili per lo Stato derivanti dai sequestri di beni dei gruppi criminali. Quindi investire nel buon funzionamento della giustizia calabrese sarebbe oltretutto economicamente conveniente.

Peraltro è da notare che non si possono descrivere i giudici calabresi come i soliti fannulloni. Sempre la delibera del Consiglio Superiore della Magistratura, ci informa infatti che: “nel solo primo semestre del 2009 sono state iscritti 236 nuovi procedimenti di prevenzione (a fronte di una sopravvenienza media negli anni precedenti di 30 procedimenti)” e che tutta l’attività giudiziaria ha avuto un notevole incremento.

L’unica obiezione a questa mia critica ad Alfano può essere che attualmente il sistema di sequestro dei beni criminali è complesso e lento. Allora perché il governo “del fare” non semplifica la legge? Non sarebbe più urgente questo dei problemi sessuali e giudiziari di B.?

Certo se la legge sugli espropri dei beni criminali e sul loro utilizzo cambiasse potremmo rendere rapidamente disponibili le risorse sequestrate per finanziare l’attività dei tribunali. La giustizia italiana diventerebbe addirittura un’attività economicamente in attivo…

In effetti alcuni disegni di legge che risolverebbero questo problema giacciono nei cassetti del parlamento dal 2007. Avevano come primo firmatario il senatore D’AMBROSIO, insieme a CASSON, FINOCCHIARO, VIOLANTE, Massimo BRUTTI,  PECORARO SCANIO, Furio COLOMBO, MACCANICO, FORMISANO, Franca RAME e parecchi altri (vedi: Dieci leggi per salvare l’italia).

E per inciso credo che se riusciremo a costruire una coalizione elettorale l’approvazione di queste proposte di legge dovrebbe essere in cima al nostro programma politico.

Ma che il ministro Alfano in realtà remi contro il buon funzionamento della giustizia lo dimostra anche un altro fatto increscioso che denunciamo da tempo: la Legge Bavaglio non è passata ma comunque stanno togliendo alla magistratura gran parte delle possibilità di intercettare realmente. Ci sono riusciti in un modo semplice. Non pagano 450 MILIONI DI EURO alle aziende che forniscono attrezzature e servizi necessari per effettuare in pratica queste intercettazioni. Queste aziende si sono unite in associazione (Iliia) e da anni protestano e annunciano ora il tracollo di tutto il settore, alcune aziende hanno già chiuso…

Che dire di un governo che non vuole incassare le risorse sequestrate dalla magistratura per essere sicuro di non avere i soldi per gestire efficientemente la repressione della criminalità e far funzionare i tribunali?

Che dire di un governo che non rispetta la legge rifiutandosi di pagare i debiti dello Stato?

E vorrei anche notare che in Italia sta succedendo un notevole miracolo, grazie all’impegno eroico di forze dell’ordine e giudici si sta colpendo duramente la criminalità organizzata. E questo non a causa del lavoro del ministro Alfano ma nonostante il ministro Alfano acerrimo nemico dei giudici comunisti e delle intercettazioni telefoniche.

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