L’asse Berlusconi-Fini si è rotto dopo 16 anni. Cosa risponde il Pd? Bersani rispolvera oggi una sua vecchia fissazione:
“Non si pensi che è agosto e che si vada a finire a tarallucci e vino. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento”.

Chi scrive sarà forse troppo giovanilista, poco rispettoso delle istituzioni. Ma qualcuno mi spiega cosa cambia se Berlusconi va in Parlamento?  L’opposizione piuttosto ha un’idea, un progetto, una strategia, una visione, un giudizio sul presente e sul futuro?

Non è dato saperlo. A Bersani interessa altro: “Il Parlamento è la casa delle discussione. Il Presidente del Consiglio ci faccia la cortesia di venire in aula per consentirci di discutere. E per cortesia non ci venga propinato l’antico rito che è successo ma non è successo, il motore è rotto ma la macchina va. Il Paese non ha questi tempi, ha altre esigenze”. Chiaro no?

Ed ecco altre perle di Pierluigi di questi giorni:

Oggi, 30 luglio
Bersani e l’arsenale: “Il governo è finito. Se ne prenda atto. La rottura è nella Santa Barbara e non è componibile”

29 luglio
Un altro grande classico, Bersani e la palla: “Noi siamo pronti a tutto, ma la palla sta nel senso di responsabilità del governo”.

28 luglio
Barsani lapalissiano: “L’alternativa crisi di maggioranza è questa: o fanno un ragionamento su una nuova fase, o pensano di galleggiare o fanno uno strappo. Questo è lo scenario nel quale devono scegliere”.
Bersani verso l’infinito e oltre: “Siamo alle colonne d’Ercole della vicenda berlusconiana e stiamo andando in acque non conosciute”.
Bersani e le mammole: “I miliardari che la manovra non tocca sono delle mammole da proteggere?”

23 luglio
Bersani VS Bersani: “Io sono Bersani, ma sono moderatamente bersaniano”.
Bersani e la ditta: “Bisogna lavorare per la ditta a me non piace l’idea di una casa con tante stanze”.
Bersani e la bottega: “Non è stato ancora nominato il successore di Scajola. Non c’è nessuno in bottega è assolutamente da irresponsabili abbandonare quel presidio”.

(Qua la prima puntata del Dizionario)