La Siae ha inviato al Fatto Quotidiano un documento nel quale specifica i termini dell’intesa raggiunta con YouTube

L’accordo prevede che i diritti sui brani ascoltati online su YouTube, vengano pagati da Google alla Siae in proporzione alla pubblicità “e al numero di accessi di utenti italiani alle pagine contenenti opere tutelate dalla Siae”.

Google, proprietaria di You Tube, è convinta che “l’autopromozione sia uno dei motivi principali della presenza della musica sulla piattaforma video”. Perciò, a condizione che i dati “associati ai video siano trasparenti, corretti ed utilizzabili”  sarà assicurato “un trattamento adeguato agli autori ed agli artisti, indipendentemente dalla loro appartenenza ad una etichetta”. Ciò significa che anche gli artisti e i gruppi che si auto-promuovono avranno diritto a diritti sulle loro opere.

Naturalmente più un brano avrà successo, maggiori saranno i diritti spettanti. Va sottolineato infine che sono stati approntati sofisticati sistemi informatici per neutralizzare “click” artificiali che puntino a gonfiare gli accessi a un determinato video.

L’annuncio dell’accordo era arrivato mercoledì mattina. Su YouTube sono presenti numerosissime clip musicali, video che di fatto coprono tutta la discografia mondiale. Oltre a quelli fruiti nei canali ufficiali degli artisti, la tecnologia realizzata da YuoTube permette di individuare i brani musicali anche all’interno di altri video: cortometraggi, mash-up (montaggi con più risorse assemblate insieme), video personali, ecc. YouTube, quindi, corrisponderà alla Siae una somma forfettaria per qualsiasi ascolto, somma che toccherà in percentuale anche alle case discografiche. L’accordo ha valore fino al 31 dicembre 2012 e non sarà a carico dei navigatori che continueranno a fruire gratuitamente della musica in video.

Per Manlio Mallia, direttore dell’Area Attività Internazionale e Accordi Broadcasting e New Media Siae “questo accordo segna un momento importante nell’attività di tutela svolta dalla Siae, con l’obiettivo di assicurare agli autori e agli editori un compenso che tenga conto dell’intensita’ di utilizzo delle loro opere su una piattaforma molto popolare, che costituisce oggi uno dei principali veicoli di diffusione e di valorizzazione del repertorio musicale”. Anche YouTube si dice soddisfatta.

Dalla Fimi, la Federazione Industria Musicale Italiana, fanno sapere che “le case discografiche sono da tempo tra le realtà più impegnate nell’utilizzo di YouTube come strumento per raggiungere i consumatori di musica”; questo accordo quindi rende organici singoli rapporti che fino le case discografiche avevano instaurato con YouTube generando “ricavi per  5 milioni di euro tra il 2007 e il 2010″ con una crescita del 27 per cento dei proventi nei primi sei mesi di quest’anno.

Anche Giordano Sangiorgi, patron del Mei, meeting annuale delle etichette indipendenti, si dice favorevole all’accordo: “Riteniamo giusto che le multinazionali come YouTube, Facebook, ecc, che incassano grazie alle visualizzazioni, corrispondano una percentuale a chi crea questi contenuti” ci dice. Ma, aggiunge: “deve valere al contrario per le web radio o le piccole realtà che invece vanno incentivate a diffondere dal basso la musica”.

Sangiorgi lancia inoltre una proposta: “Sarebbe giusto che la Siae destinasse una parte di questi ricavi che arrivano dalle visualizzazioni online,  ad artisti emergenti, piccole produzioni, festival che promuovono la musica italiana”.