Per la prima volta la Lega non riesce a trovare una linea comune. A mettere in difficoltà il partito di Umberto Bossi non è il ddl anti-intercettazioni. Né la manovra finanziaria. O il federalismo. Tanto meno il lento naufragio degli alleati di governo. A scuotere il quartier generale del Carroccio è un giovane consigliere regionale lombardo eletto con 19 mila preferenze.

Il recordman di voti si chiama Angelo Ciocca, ha 35 anni e da 16 segue fedelmente il leader in canotta. Ma ha la “colpa” di essere finito nelle carte degli inquirenti per aver avuto rapporti con Pino Neri, avvocato tributarista di Pavia arrestato per concorso in associazione mafiosa. In via Bellerio, storica sede leghista, vige una legge ferrea. La ricorda l’ex Guardasigilli Roberto Castelli: “Chi non è limpido è fuori dal partito”. E il problema è questo: sarà vero che Ciocca è coinvolto in strani giri? Che conosce Neri? Che ha ricevuto a prezzi di favore un appartamento a Pavia? Che ha promesso dei voti al candidato al comune Del Prete? In attesa che la questione si chiarisca i solitamente intransigenti generali del Carroccio hanno deciso di dargli una possibilità. Al momento hanno scelto di fidarsi. Non tutti. Ma vale, per ora, la parola di Giancarlo Giorgetti, responsabile per il partito dei rappresentanti negli enti locali. Il consigliere non è stato mai convocato in via Bellerio. Giorgetti, però, lo ha chiamato più volte per rassicurarlo.

Ciocca, dal canto suo, non solo si difende dalle accuse. Smentisce tutte le voci che lo indicano come amico di fiducia (e tutor) di Renzo Bossi, anche lui neoconsigliere regionale. Nega di essere stato indicato dal leader come “uomo pericoloso”. E rilancia: “È tutta una macchinazione ai miei danni, una campagna diffamatoria fatta da qualcuno che vuole coprire sue responsabilità gravi che emergeranno”. Quel qualcuno è “Abelli, che politicamente abbiamo massacrato”. Di certo Gian Carlo Abelli non se la passa bene. Ha visto il suo bacino politico frantumarsi inesorabilmente, con le vicende giudiziarie in cui è rimasto coinvolto lui e la moglie, Rosanna Gariboldi, in manette con Giuseppe Grossi per le bonifiche nell’area di Santa Giulia a Milano. Ciocca ci tiene a prendere le distanze. “Sono nella Lega da quando avevo 19 anni, non ho da temere niente”, dice. E d’un fiato rimanda le accuse al mittente: “Non ho mai avuto rapporti con uomini della mafia. Quel Neri lì era un conoscente del mio interlocutore non mio. Non ho mai avuto con lui rapporti diretti o personali, tantomeno telefonici”. L’appartamento? “Figurarsi, vivo ancora con i miei e quella casa, da visura catastale, è di proprietà di due signore”. I voti a Del Prete? “La foto è del 27 giugno, si è votato venti giorni prima”. Punto. Respira e poi: “I giornali che l’hanno scritto li ho già querelati”, aggiunge. E apre il secondo capitolo: i rapporti con la famiglia Bossi. Prima il giovane Renzo. “Dicono che io lo protegga? Figurarsi, non ho abbastanza esperienza da trasferire a una persona che ha come padre un maestro di vita”. Certo, ammette, “il rapporto c’è: è iniziato da qualche mese, da quando siamo entrati in consiglio regionale. Ma sarei falso a dire che siamo amici. C’è una simpatia reciproca. Renzo ha i numeri, è bravo, vuole crescere”.

Poi tocca al leader. “Per me la Lega è Umberto Bossi. Non è vero che mi ha chiesto chi finanziava la mia campagna elettorale. A una cena, appena eletti, mi ha chiesto come avevo fatto a prendere tutti questi voti. Poi si è rivolto a un altro collega: ‘Avete capito che bisogna stare in mezzo alla gente a fare comizi? Non bisogna andare in televisione’. Il resto è fantasia”. Insomma, a sentir parlare Ciocca gli inquirenti hanno preso una cantonata e sul suo conto la stavano prendendo anche in via Bellerio. Menomale che s’è aperta una piccola crepa tra i colonnelli. Lui non lo sa. Dice che “nella Lega le fronde sono tempo perso”. Sa però che Giorgetti ha scommesso su di lui. Si fida. Ha insistito per candidarlo. E infatti continua a chiamarlo. “‘Stai tranquillo che non succede niente, non ci saranno problemi’ mi dice al telefono. E io gli credo”, racconta Ciocca. La Lega attende fiduciosa la parola della magistratura.