La nuova Loggia P2, al momento viene contestata soltanto a ‘tre fratelli’ – così anche per telefono erano soliti chiamarsi Carboni, Martino e Lombardi – ma l’accusa potrebbe estendersi ad altri più importanti nomi che compaiono nelle 60 pagine dell’ordinanza del Gip Giovanni De Donato. Non escluso il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini con il quale avvengono ripetuti incontri e che sembra assuumere il ruolo di sponsor politico delle varie iniziative inseguite dalla ‘loggia’ che farebbe capo all’ex piduista Flavio Carboni. E in effetti, scrive il giudice, il ‘sodalizio’ è diretto ‘a realizzare una serie di delitti, ivi compresi quelli di corruzione, abuso d’ufficio, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, dell’attività e della composizione del sodalizio, volta a condizione il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali’. Obiettivi troppo importanti se attribuiti al faccendiere sardo e ai suoi soci napoletani. L’accusa delinea una rete in grado di estendersi in ogni luogo decisionale. Dalla Corte Costituzionale – in vista della decisione sul Lodo Alfano del 6 ottobre scorso – alla Corte di Cassazione – alla vigilia della decisione sul ricorso presentato dal sottosegretario Nicola Cosentino – mentre a partire dal mese di ottobre 2009, molte sono state le presssioni esercitate anche su componenti del Csm per ottenere la nomina di magistrati graditi. Fra questi Alfonso Marra, che aspira alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano, dove appena insediatosi si è trovato ad affrontare il ricorso di Roberto Formigoni, la cui lista era stata esclusa dalla competizione elettorale in Lombardia.

Pressioni che spesso, va detto, risultano infruttuose. Sia per Formigoni che per il Lodo Alfano. Ma non è stata, invece, infruttuosa l’operazione, curata personalmente da Carboni, di ottenere dalla Regione Sardegna la nomina di Ignazio Farris a presidente dell’Arpas (l’agenzia regionale competente in materia ambientale), previa apposita delibera. Le accuse trovano riscontro in centinaia di conversazioni ma anche in appostamenti, foto, riprese video, dai quali emergono incontri e contatti finalizzati alle decisioni da prendere nell’abitazione privata romana di Verdini. Uno dei più influenti politici di Governo che in almeno cinque occasioni ha ricevuto a Palazzo Pecci Blunt, sotto l’Ara Coeli, oltre a Carboni, Lombardi e Martino, il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, il senatore Marcello Dell’Utri e alti esponenti del ministero della Giustizia, come Giacomo Caliendo, ex presidente dell’Anm e oggi sottosegretario alla giustizia. Incontri svoltisi sempre nell’imminenza di importanti decisioni. Dalle intercettazioni telefoniche si scopre la capacità del sedicente magistrato tributarista (in realtà geometra) Lombardi di esercitare pressioni su molti membri della Consulta, non escluso il presidente Cesare Mirabelli per fare la conta tra chi era a favore e chi contro, in modo da poter influire sulla decisione dei più incerti. “No…dicevo siccome il 6 ottobre si verificherà il lodo del ministro…i suoi amici, colleghi, ex colleghi su che posizioni staranno?”, questo il tono della telefonata fatta la mattina del 30 settembre da Lombardi a Mirabelli, di cui era evidente l’imbarazzo, soprattutto a fronte della domanda: “Quella della Consulta che è la donna, dice che è sua amica” Mirabelli: “Prego? Ah sì…ma sono tutte care persone, certo, certo”. L’altro non desiste: “Possiamo intervenire almeno su questa persona?” Mirabelli: “Mmmm…eh…non è che gli interventi valgono granchè eh…”, Lombardi: “Vedi un poco se sulla signora possiamo avere un riscontro…vabbè ci sentiamo domani professò che mi stanno mettendo in croce gli amici miei di…che sono poi anche amici suoi eh…”.

In realtà dietro il manifesto interesse per il buon esito del giudizio sul Lodo Alfano, si nasconde un preciso obiettivo che per i tre neopiduisti ha un carattere decisamente rilevante, ovvero la candidatura dell’onorevole Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania. In una conversazione del 2 ottobre tra Lombardi e lo stesso Cosentino, così esplicitamente Lombardi si manifestava: “Lui è rimasto contento per quello che stiamo facendo per il 6 (dove ‘Lui’ è probabilmente o Berlusconi o il ministro Alfano, ndr) e allora giustamente chell’ che diceva Arcangelo, lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare Te e non adda scassà o’ cazzo, in italiano. Te pare?”. Il riferimento è a un nuovo incontro svoltosi il primo ottobre, dopo quello del 23 settembre, in casa di Verdini. Ma il 6 ottobre la decisione della Corte risulta di segno contrario alle aspettative. Il morale di Lombardi è a terra: “Eh che figura di merda…” dichiara al telefono con Martino “noi ne tenevamo 5 certi e ce ne volevano tre, ne tenevamo due e ne mancava uno”. A sua volta Carboni se la prende con Martino: “Nove a sei, invece li abbiamo dati otto fatti sicuri e quelli (incomprensibile) dicono…chi ti ha dato quel biglietto, era male informato”.

Se anche l’esito è stato insoddisfacente, dalle conversazioni emerge tutta la capacità di intervento e di pressione sugli alti magistrati. Un potere che proveniva dalle relazioni politiche che perfino il pittoresco Lombardi era in grado di esibire. L’intera vicenda legata alla candidatura per la presidenza della Regione Campania, rivela un contesto quantomai torbido. Non soltanto perchè le pressioni proseguono anche dopo che il sottosegretario Cosentino è raggiunto da una richiesta di arresto per collusioni con la camorra, ma perchè lo stesso gruppo tenta di ostacolare in tutti i modi la nomina politica di Stefano Caldoro, scelto dal Pdl in sostituzione del primo, fino a mettere in atto una campagna diffamatoria che non escludeva l’invio di un dossier anonimo a La Repubblica, sulle frequentazioni sessuali dell’onorevole e la pubblicazione su un sito locale di incontri a luci rosse nell’ambiente dei trans. Sulle difficoltà intervenute per via giudiziaria sulla nomina di Cosentino, Martino informa Carboni che ribatte: “Allora io chiamo Verdini! E’ l’unica cosa”. Ad un certo punto sembra che a Caldoro i tre preferiscano Giovanni Lettieri, presidente degli industriali della Regione Campania, anche se su Cosentino non demordono. Il 28 novembre Lombardi telefona proprio a Cosentino dal quale apprende che ha fatto ricorso in Cassazione. Si accende una luce di speranza. Lombardi telefona alla segreteria del presidente Vincenzo Carbone (presidente della Corte di Cassazione) per far fissare subito l’udienza. Nei giorni che seguono rinnova i contatti con Carbone, al quale fa avere anche in dono ‘dell’olio buono’. E in una telefonata a Carbone, Lombardi dice: “Ieri sono stato con amici molto bravi che hanno parlato tutti bene di te…e che devi stare ancora due anni in Cassazione che devi sistemare le cose come le hai già messe…sono tutti convinti che tu dovrai avere quello che devi avere”. Carbone si schermisce: “Io faccio solo il mio dovere”, e cerca di riportare il discorso su temi istituzionali, ma Lombardi lo inchioda: “Mercoledì sto da te perchè ti voglio riferire quello che mi hanno detto i miei amici”. Ma anche questo tentativo fallisce: la Cassazione ha rigettato il ricorso di Cosentino.