Adesso è tutto chiaro. Anzi, quasi tutto. Dobbiamo ringraziare F.de.B. (Ferruccio de Bortoli, presumiamo) che sul Corriere della Sera di domenica ci ha spiegato tutto. Anzi, quasi tutto. Leggiamo dunque che l’umore di Napolitano “non è dei migliori”. Che “nelle sue conversazioni private” il Presidente “oscilla nel definire la vicenda Brancher una pagliacciata o un gioco delle tre carte”. Anzi, che usa una “espressione partenopea ancora più colorita”. Riferisce F.de.B. che tutto nasce da una telefonata del solito Gianni Letta che prepara il banchetto delle tre carte annunciando la nomina di Brancher e impapocchiando una serie di spiegazioni improbabili (“equilibri di maggioranza tra Pdl e Lega”) che mettono Napolitano di pessimo umore.

Fermiamoci qui. Quindi, F.de.B. ci informa che l’accorto Capo dello Stato aveva subodorato l’imbroglio, la truffa, la buffonata, la farsa già prima che si compisse il pasticcio. Tanto è vero che quando il Capo dello Stato vede Calderoli e Tremonti che accompagnano il futuro ministro al Colle li definisce i “padrini dello sposo”. Insomma, nel momento in cui “lo sposo” si appropinqua al tavolo presidenziale in compagnia del gatto e della volpe, insomma dei due compari, Napolitano è già abbastanza incavolato.

Tutto chiaro. Anzi, quasi tutto. C’è infatti una domandina a cui francamente non sapremmo rispondere ma stando così le cose come mai nel Tg di Sky si vede l’arrabbiatissimo Napolitano applaudire insieme ai due padrini al momento della firma dello sposo? Cos’era, un applauso nervoso? (Tralasciamo il brindisi finale perché ci dicono che si usa così).

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