Vannacci candida il generale Burgio e a Milano è rivolta, malumori tra ex leghisti e vecchi missini: “Bernardo ha minacciato di andarsene”. Lui smentisce
Non è un’estate di pausa, e nemmeno un agosto di vacanza quello che sta vivendo Futuro nazionale a Milano. D’altra parte il capoluogo lombardo – che sia vero oppure no – ha la fama di non fermarsi mai, e allora ecco che da settimane il partito di Roberto Vannacci ribolle, con l’acme toccato proprio in questi giorni. Cioè quando il generale ha nominato Carmelo Burgio in qualità di candidato sindaco.
I problemi per Vannacci, d’altronde, sono cominciati presto, considerata la scelta di “imbarcare” chicchesia. Come nel caso rivelato da il Fatto Quotidiano e legato a uno dei ras delle tessere di FnV, il commercialista calabrese Salvatore Varano, con lo studio in piazza Duomo, che è stato condannato in primo grado a cinque anni e tre mesi per fatturazioni false. Lui che, prima che saltasse fuori il nome di Burgio, si era auto-candidato a Palazzo Marino: “Se non posso fare il ministro dell’Economia, allora guiderò Milano”. C’è stato poi il caso di Luca Carleo, imprenditore attivo nel settore dei media, vicinissimo al generale e non a caso nominato responsabile vicario per la Regione Lombardia con delega al capoluogo. Peccato che Carleo, 24 ore dopo la “promozione”, sia finito al centro di un’inchiesta per frode da 30 milioni di euro e, per questa ragione, come comunicato dalla Procura, raggiunto da una misura cautelare.
E ora Burgio, generale di brigata dell’Arma dei carabinieri: il Papa straniero. Gli ex leghisti confluiti in FnV, stando alle ricostruzioni raccolte da ilFattoQuotidiano.it, sono scontenti sia per via della sua provenienza, dal momento che è nato a Roma, sia per la scarsa conoscenza che avrebbe della città. Al contrario lui, che vive a Tirano, rivendica di conoscerla bene, poiché “mi ci sono recato spesso per impegni di lavoro”. E poi ci sono quelli con un solido passato politico alle spalle, “ora scontenti perché ambiscono a ruoli di potere, se non in Parlamento quanto meno nel capoluogo lombardo” racconta una fonte qualificata.
I malumori vengono manifestati anche dai vecchi missini, cioè dall’ala più estrema di FnV. Burgio, infatti, ha dichiarato che “non apprezzo l’opera politica di Mussolini“. Ma non solo: “Vannacci ha detto in mille salse che lui non è fascista. Se lo fosse, non mi avrebbe inserito nel partito, perché sa cosa penso”. Parole che non sono piaciute a chi non ha problemi a definirsi fascista e che ha nel Duce il proprio riferimento culturale e politico. Delusi anche gli esponenti filorussi, che occupano una fetta consistente del partito: Burgio ha svolto delicati incarichi all’estero, compresa la missione in Afghanistan in ambito Nato. Di fatto, è considerato filoatlantista. E dunque lontano da Mosca.
Ma a sbattere la porta in faccia a Vannacci, stando a quanto viene riferito, per poco non è stato Luca Bernardo, noto pediatra, candidato sindaco del centrodestra nel 2021 e confluito in FnV a fine luglio. Bernardo, infatti, si sarebbe sfogato coi suoi, minacciando di uscire dal partito (dopo l’operazione messa in moto dal coordinatore lombardo, Luca Ferrazzi, per portarlo tra le file del generale). La ragione è che avrebbe ambito a candidarsi nuovamente, l’anno prossimo, questa volta non con Forza Italia ma con FnV. Contattato al telefono, Bernardo ha smentito la ricostruzione: “Sono falsità. E aggiungo, anzi, che dopo anni di malgoverno della sinistra Burgio è la figura giusta per Milano. Figura di alto profilo istituzionale e di profondo senso del dovere. Farà tornare la città sicura e soprattutto grande”. E sul ticket? “Sindaco e vicesindaco non sono in genere espressione dello stesso partito. Il generale Vannacci è un uomo pragmatico. Nessuno dei due ha chiesto qualcosa all’altro se non spirito di servizio come deve essere l’attività politica. Non siamo al mercato dove si tratta per comprare o vendere. Siamo in campo per risolvere i problemi delle persone, delle famiglie, del tessuto produttivo”.
Chi loda Vannacci per la scelta è Gianfranco Chiari, fondatore dell’associazione Il Nord per Vannacci, che tra il Veneto, Novara e la Lombardia – soprattutto Brescia, “dove coordino otto comitati” – può contare su centinaia di iscritti: “Non c’era persona più azzeccata di Burgio, quella del generale è stata una mossa intelligente, perché Burgio non è ricattabile, non si fa condizionare dal contesto milanese. Il fatto che venga da fuori per me è un valore aggiunto”.
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