“Uso l’IPhone, ma solo da casa”. Basterebbe questa frase per raccontare il singolare approccio di Pier Luigi Bersani al mondo della tecnologia e della Rete. E dire che il Pd aveva tentato di puntare in alto: “PDigitale, Non Stop Banda Larga” questo il titolo di un’intera giornata dedicata ad Internet dal maggiore partito di opposizione. Venerdì, a Roma, alla Casa del Gusto, il Partito Democratico si è confrontato sui temi della banda larga, della democrazia ai tempi di Internet, dell’uso del web per le imprese, della “Società digitale e intelligenza collettiva”. Piatto forte della giornata era l’attesa intervista di Giovanni Floris al segretario in persona, lo stesso Pier Luigi Bersani che lo scorso settembre aveva definito Internet “quell’ambaradan lì”. “Politica digitale: il Pd si schiera” era invece il titolo scelto per l’atteso intervento del segretario.

In sala, ci sono blogger, militanti, dirigenti di partito, qualche parlamentare e un po’ di sedie vuote. Molti si aspettano finalmente dal segretario parole chiare sulla Rete. I democratici americani hanno indicato la strada in questo senso: “Abbiamo il dovere di difendere Internet e il potere che la Rete concede – il discorso di Hillary Clinton lo scorso gennaio – ci sono barriere e muri virtuali che vanno abbattuti, oggi, come un tempo abbiamo abbattuto i muri della repressione, e il muro di Berlino. Blog, video, messaggi, social network, hanno un ruolo fondamentale per diffondere verità e giustizia”.

Bersani non sembra avere il polso del mondo digitale. Dopo un paio di domande di rito (“Ci dice cos’è la banda larga?” chiede Floris. “È una gran cosa: una tecnologia delle comunicazioni che potrebbe darci uno sviluppo enorme”, risponde Bersani), il segretario si inerpica su un lunghissimo monologo sulle lenzuolate del governo Prodi, sul federalismo, sul nuovo ministro Aldo Brancher, sul governo, sull’opposizione. Ad un certo punto ha un sussulto: “Berlusconi – dice – pensa solo alla tv. Da questo punto di vista, è un po’ old”. La platea però non è convinta dal new Bersani: “Scusi, segretario – fa notare qualcuno – ma lei non doveva parlarci della politica digitale? In un’ora non ha ancora pronunciato la parola Internet”. Bersani tartaglia: “Guardi che la parola Internet la so dire anche io”. Tolto il dente e passa la paura.

A questo punto, il cronista chiede a Bersani di raccontare la sua esperienza sulla Rete e le tecnologie. “Sa navigare? Usa l’iPod, l’iPhone, ha una mail personale?”. Le risposte lasciano un po’ interdetti. “L’iPad non l’ho mai usato ma ammetto che è assolutamente interessante” (e fin qui è in buona compagnia). “Uso l’iPhone – aggiunge – ma solo a casa”. Il perché è presto detto: “Quando sei in giro è una distrazione” (in effetti girando con un telefonino, c’è il rischio che qualcuno telefoni; ma lo sa il segretario cos’è un iPhone?). “Ce l’ha una mail personale?”. “L’e-mail me le curano un po’, c’è qualcuno che mi aiuta perché si vive in una condizione di limitazione di tempo”. (Sembrerebbe quindi di no: Bersani non usa la mail). Floris riprende la domanda: “Cosa cerca su Internet, quali siti guarda?”.

Bersani tituba ma poi spiega che naviga per “le notizie” e “in macchina, per capire le distanze su Google”. (Internet in macchina per le mappe? Non è che Bersani confonde Internet con il navigatore satellitare?). Ancora dalla platea gli chiedono: “Il mondo non è più quello di una volta. Non fareste bene a utilizzare uno strumento potente come Internet per andare in mezzo alla gente?”. Questa volta la risposta del segretario è un capolavoro. “Sì, dobbiamo usare di più Internet, ma va anche detto che questa estate faremo un sacco di feste perché arrivano informazioni su informazioni alla gente e alla fine da qualche parte bisogna pur scaricare”.

Visto che siamo in periodo di maturità, se quello di Bersani fosse stato un esame su “istruzioni di base sulla Rete” difficilmente avrebbe preso la sufficienza. Non è il solo: mentre gli italiani più giovani sono ormai quasi tutti connessi, nelle altre fasce di età, nonostante notevoli progressi, ci sono alcune difficoltà ad adeguarsi al nuovo scenario mediatico (sono oltre 35 milioni gli italiani che non navigano su Internet e che non sanno usare un pc).

Però viene spontanea una domanda: che senso ha organizzare un dibattito promettendo “Politica digitale: il Pd si schiera”, se poi non si conosce minimamente l’argomento di cui si parla? Come può il Partito Democratico pensare di “schierarsi” con le nuove reti sociali, con le occasioni che la grande Rete globale offre ai partiti e alla politica, se il segretario non è capace di usare una mail e confonde l’iPhone con lo stereo di casa? “Voglio trovare un senso a questa storia” era lo slogan di Bersani. Ma difficilmente il Pd troverà questo senso usando “Gogol” o accontentandosi di qualche ricerca con il navigatore satellitare.