“Sebbene questo risulti in qualche modo sorprendente anche per chi scrive, a valle della presente analisi è evidente con chiarezza che il settore disciplinare all’interno del quale la tesi si situa tollera comportamenti che altrove sarebbero definiti inaccettabili senza che questo costituisca un particolare problema”. È questa la conclusione a cui arriva la perizia commissionata dall’Imt di Lucca, la scuola di alti studi che, dopo gli articoli del Fatto Quotidiano, ha dovuto avviare una inchiesta interna per verificare quanto ci fosse di davvero originale nella tesi del 2008 sulla flessibilità del lavoro con cui l’allora deputata del Pd e oggi ministro Marianna Madia ha conseguito il dottorato in economia. La Madia non viene sanzionata ma tutti i comportamenti scorretti denunciati dal Fatto risultano confermati. Il rapporto interno però concede un’attenuante singolare: in economia copiano tutti.

Ci sono alcuni dettagli da chiarire di questa perizia così indulgente. Come emerge dai documenti ottenuti dal Fatto tramite il Freedom of information act italiano, la società Resis di Enrico Bucci, scelta dal direttore di Imt Pietro Pietrini per la perizia sulla tesi della Madia, non è “ente terzo” rispetto all’Imt, come invece aveva dichiarato la scuola il 30 ottobre 2017. Il 29 settembre Resis ha infatti ottenuto da Imt un appalto da 39.900 euro per un corso su frodi scientifiche e controlli antiplagio “su tesi e pubblicazioni”. Ottenuto l’appalto, l’11 ottobre, Enrico Bucci, direttore di Resis, produce la perizia che ammette le copiature della Madia ma la salva, tra le motivazioni la presenza di un contributo originale nella tesi: l’esperimento di economia comportamentale del terzo capitolo, condotto, dichiara la Madia, all’università di Tilburg in Olanda.

Contattata per la quarta volta dal Fatto il 1 febbraio 2018, Tilburg continua a escludere la presenza della Madia e che l’esperimento sia mai stato condotto. Esperimenti del genere devono essere autorizzati da un comitato interno all’università, dopo molte pratiche burocratiche. A Tilburg non risulta alcun documento. Nelle carte di Imt consegnate al Fatto sono indicate diverse missioni all’estero della Madia nel corso del suo dottorato, ma nessuna a Tilburg. Da regolamento Imt, la trasferta doveva essere autorizzata dalla scuola. Non ne parla neanche Fabio Pammolli, ex direttore di Imt e tutor della Madia, nella sua relazione finale di dottorato. Presentare come “contributo originale” un esperimento non avvenuto rientra tra i casi di frode scientifica. Ma la perizia non si occupa del punto. Imt aveva annunciato di aver scelto la Resis di Bucci dopo “una ricerca volta ad individuare esperti terzi di comprovata esperienza in materia di plagio, integrità della ricerca e condotta scientifica”. Ma né dai documenti di Imt (né da ulteriori verifiche), risulta che siano stati contattati altri esperti, né che Resis abbia mai effettuato controlli antiplagio su testi accademici prima del caso Madia. Secondo gli esperti sentiti dal Fatto, non esiste un mercato di aziende che si sostituisca all’Accademia per casi come questo.

Enrico Bucci è un collaboratore della Senatrice Elena Cattaneo, laureato in Biologia alla Federico II di Napoli, con un dottorato in Germania, e ha varie pubblicazioni scientifiche in quell’ambito. Dal 2013 a oggi risultano alcuni lavori (atti di convegni e libri) sulla frode scientifica e articoli scientifici su un metodo per riconoscere l’autenticità di immagini in biologia molecolare. Ma nessuna pubblicazione peer reviewed (certificata da altri esperti) in materia di antiplagio, diversamente dagli esperti consultati dal Fatto sul caso Madia. Nel suo CV, Bucci si presenta come “adjunct professor” (professore a contratto) alla Temple University di Philadelphia (Usa) e direttore del programma di Sistemi biologici all’Istituto no profit di ricerca Sbarro della Temple. Bucci stesso, in alcuni passaggi nella sua perizia sulla Madia, riconosce i suoi limiti e lascia “al giudizio degli esperti” le valutazioni sulla qualità del lavoro di ricerca della Madia. Eppure la Resis era stata scelta proprio perché la commissione di professori ordinari interni a Imt nominata da Pietrini riteneva di non avere competenze per giudicare un caso di potenziale plagio in Economia. Anche se l’Imt in Economia conferisce dottorati.