";
» Italia
venerdì 13/04/2018

Piazza S. Carlo, la sindaca rischia di finire a processo

La Procura: “Carenze nell’organizzazione dell’evento per la finale di Champions”

La sindaca di Torino, Chiara Appendino rischia il processo per accuse, in concorso, di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Mercoledì sera, per una tragica coicidenza, nella serata della partita tra Real Madrid e Juventus, ha ricevuto l’atto con cui la Procura le comunica che è terminata l’inchiesta sugli incidenti avvenuti in piazza San Carlo il 3 giugno scorso, serata in cui migliaia di tifosi bianconeri si erano radunati davanti a un maxischermo per assistere alla finale di Champions League tra la squadra di Massimiliano Allegri e quella di Zinédine Zidane. È stata la stessa sindaca a rendere darne notizia: “Resto a disposizione della magistratura, come lo sono sempre stata”, ha commentato.

Oltre a lei, anche altre quattordici persone hanno ricevuto l’avviso di chiusura indagine per l’accusa, in concorso, di omicidio colposo, lesioni colpose e disastro colposo. Tra queste persone compaiono l’ex capo di gabinetto della sindaca, Paolo Giordana; il direttore del Suolo pubblico del Comune Paolo Lubbia; la dipendente Chiara Bobbio; l’allora questore di Torino Angelo Sanna e il suo capo di gabinetto Michele Mollo; il dirigente del Commissariato Centro Alberto Bonzano; il presidente di “Turismo Torino” (ente organizzatore materiale) Maurizio Montagnese e il dirigente Danilo Bessone insieme ad altre persone con ruoli più tecnici.

Quella notte, per una ragione tuttora ignota, la folla venne messa in fuga. Moltissime persone furono gravemente ferite nella calca e più di 1.500 finirono in ospedale. Qui è stata ricoverata a lungo Marisa Amato, che quella sera camminava col marito in una via vicina a piazza San Carlo. Fu travolta dalle persone in fuga e calpestata. Oggi è su una sedia a rotelle. Andò peggio a Erika Pioletti, 38enne della Val d’Ossola arrivata a Torino per guardare la finale insieme al fidanzato: è morta dopo 12 giorni di ricovero al San Giovanni Bosco. Molte delle colpe di questi fatti sono stati attribuiti alle carenze organizzative.

L’evento in piazza venne organizzato dall’ente turistico della città, “Turismo Torino” su mandato dell’amministrazione cittadina nel giro di pochissimi giorni (fu stabilito il 26 marzo, circa una settimana prima) e con un budget ridotto che non permise l’ingaggio di abbastanza steward per la sicurezza. Quella sera, però, complice il ponte del 2 giugno, in piazza San Carlo si stimarono circa 40mila persone: la piazza era colma e non c’erano neanche vie di fuga adeguate, come avrebbe raccomandato la circolare predisposta dal capo della polizia Franco Gabrielli dopo l’attentato di Manchester.

Le transenne utilizzate per delimitare gli spazi non furono rimosse e anzi “costituirono – si leggeva negli inviti a comparire di novembre – una barriera contro la quale le persone venivano travolte da quelle alle loro spalle che, per mancanza di sbocchi, a loro volta cadevano al suolo, dove c’erano contenitori di vetri rotti”. Vetri rotti, pezzi delle bottiglie di birra vendute dagli abusivi contro i quali nessun agente mosse un dito e che potevano essere vietate più duramente da un’ordinanza comunale.

Queste e altre carenze organizzative sono state documentate dal sostituto procuratore Antonio Rinaudo e dall’aggiunto Vincenzo Pacileo che hanno coordinato gli approfondimenti svolti dalla Digos della questura di Torino. Il 6 novembre sono stati inviati venti avvisi di garanzia contro gli indagati, ai quali si aggiunge alcune settimane dopo il prefetto Renato Saccone, la cui posizione però adesso va verso l’archiviazione. Tra mercoledì e ieri i legali di altri cinque indagati, componenti della commissione provinciale di vigilanza, non hanno ricevuto nessun atto e si presume che la procura possa chiedere il proscioglimento anche per loro.

© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Italia
Presidio di legalità

Napoli, a Scampia inaugurato lo stadio per mille ragazzi

Dopo un travaglio lungo dodici anni finalmente Scampia ha il suo stadio: un luogo di gioco e un presidio di legalità per un migliaio di ragazzi e di famiglie che sorge nel popoloso quartiere delle Vele in periferia a Napoli, noto per essere stato la piazza di spaccio più grande d’Europa. Lo stadio sarà un punto di riferimento a cominciare dal nome: è intitolato ad Antonio Landieri, un disabile di 25 anni vittima innocente nel 2004 della faida che ha insanguinato Scampia. Dopo un lunghissimo iter la Commissione di vigilanza per il pubblico spettacolo ha certificato la definitiva agibilità dell’impianto, che ebbe una prima inaugurazione ma non poteva finora ospitare sugli spalti i 1.300 spettatori previsti. Per realizzare il terreno di gioco, omologato per gli incontri della Lega nazionale dilettanti, è stata utilizzata la gomma riciclata da 10mila pneumatici, grazie alla collaborazione tra il Comune e il consorzio Ecopneus: un ulteriore messaggio simbolico poiché Scampia si trova nel cuore della Terra dei Fuochi, dove per decenni le gomme d’auto abbandonate sono state bruciate illegalmente avvelenando aria e terreno.

Politica

L’Espresso è stato assolto, non diffamò Ilaria Capua

Italia

Stop alla vendita del palazzo da 40 milioni

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×