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sabato 24/06/2017

Il giudice e gli avvocati: tre sentenze finiscono nell’inchiesta romana

Consiglio di Stato - Il presidente Virgilio, il legale di Bigotti e il presidente della Open renziana

Le tre sentenze sono tutte del 20 ottobre 2015. Il presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato era sempre Riccardo Virgilio. Le ha firmate con quattro colleghi e poi è andato in pensione. Quelle tre sentenze hanno avuto un effetto importante a favore dell’imprenditore piemontese Ezio Bigotti, spesso difeso dall’avvocato Piero Amara di Siracusa. Le attestazioni Soa per partecipare ai maggiori appalti italiani sono state riconosciute a Bigotti mentre la società francese Siram, del colosso Veolia, sosteneva che fossero ancora sue.

Veolia ha scritto allora un comunicato di fuoco e ora si scopre, con le indagini dei pm romani, che il giudice Virgilio aveva in corso affari con una società nascente, la Teletouch Srl, fondata da Amara con soggetti residenti in Svizzera e un amico di Matteo Renzi ora caduto in disgrazia con il Giglio magico, Andrea Bacci. Un dato dimostra quanto oggi Firenze sia la vera capitale. L’avvocato di Consip era il toscano Alberto Bianchi, amico anche lui di Renzi e tesoriere della Fondazione che raccoglie i fondi per il leader Pd, la Open.

Le indagini sulla Consip si incrociano con quelle sulle false fatture che sono arrivate al Consiglio di Stato, i cui personaggi chiave sono Bigotti e Amara. L’imprenditore di Pinerolo e l’avvocato di Siracusa ad aprile sono stati perquisiti dai finanzieri di Roma su ordine dei pm Paolo Ielo, Stefano Fava, Giuseppe Cascini e Mario Palazzi. Sulla scrivania di Bigotti c’erano cinque fogli excel sugli incarichi assunti dall’avvocato Bianchi con un gruppo non specificato, probabilmente Siram, rivale di Bigotti. E nell’ufficio della Gestioni Integrate (gruppo Bigotti) hanno trovato una cartellina con su scritto “Bianchi Consip Siram”. L’avvocato della società, Angelo Mangione, ha fatto presente al pm che si trattava di materiale predisposto dal cliente e che stava valutando l’eventuale rilievo penale delle condotte di Siram. Il gruppo di Bigotti pensava insomma a un esposto e si interessava ai rapporti di Bianchi con Consip e Siram.

Bianchi ha già risposto al Fatto: “Non esiste conflitto ma al limite solo convergenza di interessi. Non difendo mai né Siram né altri quando c’è conflitto con Consip, e non assumo mai incarichi per società che hanno a che fare con Consip senza esplicita autorizzazione di Consip”.

Probabilmente Bigotti voleva lamentarsi del doppio ruolo dell’avvocato Bianchi anche con Luigi Marroni quando alla fine del 2016 organizza un pranzo al ristorante Al Moro di Roma con l’allora amministratore di Consip, il leader di Ala Denis Verdini e il solito Amara. Prima di andarci Marroni chiede alle segretarie un’informativa sul contenzioso delle società di Bigotti con Consip.

La lotta tra Bigotti e il colosso francese Veolia, che controlla Siram, ha raggiunto un livello altissimo dopo le tre sentenze. I giudici capeggiati da Virgilio hanno infatti dato torto a Siram che ha così perso tre lotti della gara SiE3, per i servizi elettrici in tutta Italia. Centinaia di milioni. I lotti sono il numero 2 (Lombardia), il numero 10 (Basilicata e Calabria) e il lotto 3 (Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia). Nel lotto lombardo è subentrata la coop rossa Cns, nel lotto lucano-calabro la Sinergie, nel lotto 3 Cofely. Le società avevano fatto ricorso al Tar (e avevano perso) sostenendo che la Siram aveva ceduto un ramo d’azienda alla Gestioni Integrate di Bigotti prima della gara SIE3 così aveva perso anche le attestazioni Soa. Il Consiglio di Stato, oltre a dare ragione a Cns, Cofely e Sinergie, aveva di fatto dato ragione a Bigotti e alla sua Gestioni Integrate.

Ora i pm romani studiano personaggi e retroscena delle sentenze. L’avvocato Bianchi, in altri casi difensore di Siram, qui difendeva Consip: effettivamente erano insieme contro Bigotti, una “convergenza di interessi”. Più complicata invece la situazione del giudice Virgilio. Nello studio dell’avvocato Amara, indagato per associazione a delinquere finalizzata a reati tributari, sono stati trovati documenti imbarazzanti. Il magistrato aveva un conto in Svizzera e era in procinto di investire 750 mila euro nella società maltese Investment Eleven Ltd. Inoltre, come svelato da Emiliano Fittipaldi su L’Espresso, c’era un contratto di finanziamento del 2014, precedente alle sentenze, che assicurava all’allora consigliere di Stato l’opzione su quote della Teletouch. Secondo L’espresso nei documenti maltesi emerge che la Investment Eleven ltd, “per finanziare l’operazione Teletouch (…) e altri business legati al commercio del petrolio e del gas con Dubai (attraverso altre due società di Amara e del suo socio Giuseppe Calafiore), ‘ha sviluppato un accordo con il signor Riccardo Virgilio’”.

Amara sostiene che l’operazione è stata tutta tracciata. Tutto regolare insomma. Però i magistrati romani studiano le mosse del giudice, compresa la proposta di Virgilio di decidere nel merito e non solo sul versante cautelare. L’avvocato di Siram, Federico Tedeschini, disse di sì ma ora la Siram-Veolia ha presentato un esposto nel quale ipotizza che non abbia fatto gli interessi della sua società. Poi un’altra sezione del Consiglio di Stato, con la sentenza 4347 del 2016 su un’altra controversia, ha affermato che Siram non aveva perso le attestazioni.

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