» Politica
domenica 21/01/2018

Dai grillini di lotta ai governisti alla Di Maio: la mutazione M5S

Pescara - Nonostante Grillo resta la linea pro “alleanze”

Si nasce grillini, si diventa pompieri. O meglio pragmatici, come Luigi Di Maio. “Il nostro capo politico, quello che decide” come riassume un 50enne con occhialetti e valigetta nella pancia dell’Aurum di Pescara, palazzetto che ospita il Villaggio Rousseau, le tre giorni del M5S dove si parla di programma e si pensa alle liste per le Politiche. Quelle che presenterà oggi pomeriggio il candidato premier Di Maio, l’uomo che detta la rotta: e ormai non c’è Beppe Grillo che tenga. Il giorno dopo le schermaglie al Viminale, con Grillo a giurare che il Movimento “non farà mai alleanze con chi ci sta” e a promettere correzioni “agli errori nelle Parlamentarie”, il M5S si mostra tutto con Di Maio: il candidato che gli accordi dopo il voto “con chi ci sta” dovrà cercarli, perché se vuoi governare così prescrivono la Costituzione e il Quirinale. E che nega sbagli nel taglio di migliaia di persone dal voto sul web (“nessun errore”).

Il Movimento radunatosi in Abruzzo conferma che la strada è quella. Indietro non si può tornare, perché sono cambiate troppe cose. E basta osservare gli iscritti: in larga maggioranza uomini sopra i 40 anni, in giacca, quasi tutti in corsa nelle Parlamentarie. Aspiranti eletti che fanno a gara per intervenire durante le lezioni, si presentano ai cronisti e ripetono che certo, “ora bisogna governare, ce lo chiede il Paese”. Del Movimento descamisado, che mangiava pane e rivoluzione, è rimasto poco. E lo sa anche Grillo, che in mattinata sul suo blog co-firma con Di Maio la smentita di rito: “Oggi i giornali si sono inventati una frattura tra noi due che non c’è e non c’è mai stata. Come sempre abbiamo detto, la sera delle elezioni, faremo un appello pubblico a tutti i gruppi e chiederemo di dare un governo a questo Paese sui temi”. Così recita il blog di Grillo, che da domani si staccherà da quello dei 5Stelle. Una separazione molto annunciata. Chissà quanto legata alle eterne diversità tra il garante della prima ora, ostile ai partiti tutti, e al Di Maio che è il giovane che corre, pratico. Ormai il M5S parla la sua lingua. Così Danilo Toninelli, dimaiano doc, ripete: “Dopo il voto guarderemo i numeri, quanto pesano i vari gruppi. E proporremo i punti di programma per un’intesa”. Adattabili anche all’interlocutore con più eletti. Alberto Airola, senatore piemontese uscente, scatta foto a tutti. Ma poi posa la macchinetta: “Dobbiamo fare accordi sui temi, altrimenti ci prendono a calci. E per me il primo punto resta il reddito di cittadinanza”. Ma lei scenderebbe a patti anche con la Lega? “Mah, la Lega è favorevole a mantenersi le poltrone…”.

Più sotto, l’ortodosso Nicola Morra: “Le allenze? Coltivare dubbi è sempre positivo…”. Poi plana sui giornalisti in lizza nelle Parlamentarie: “I cronisti per me dovrebbero restare battitori liberi”. Eppure poco prima Davide Casaleggio si era fatto un giretto nel palazzo con l’ex direttore di Sky Tg24, Emilio Carelli, in corsa a Roma. Intanto molti iscritti parlano con i parlamentari uscenti, con complicità. Si ragiona di voti e posti. Gira voce che qualche escluso possa essere riammesso, ma dai piani alti negano: “Non si torna indietro”.

Appare anche Salvatore Romeo, l’ex capo della segreteria di Virginia Raggi, l’uomo delle polizze intestate alla sindaca, indagato per abuso di ufficio. “Non mi sono candidato” spiega. Ma la guardano male? “Mi guardano un po’ strano, ma per me la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, appena arriverà questo cambierà”. Tra i big c’è anche il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin. Camicia bianca e jeans, ha voglia di parlare. L’avviso di garanzia per omicidio colposo per l’alluvione in città dello scorso settembre ha lasciato il segno: “Io sono assolutamente sereno, ma le inchieste e le cause sono tante, il peso è forte”. E allora? “Non mi ricandido”. Ma ne è sicuro? “Sì, e credo che non ci ripenserò”. Lo sguardo è calmo, ma le parole sono macigni.

In serata invece ecco Alessandro Di Battista. La star, che sta con Di Maio: “Stiamo facendo un’ottima campagna elettorale, Luigi è bravissimo. E gli accordi li faremo solo su punti di programma”. E c’è anche il tamburo di guerra: “Farò comizi ad Arcore, Laterina e Rignano sull’Arno”. Ossia nella residenza di Berlusconi e nei paesi di Boschi e Renzi. Oggi invece è il giorno di Di Maio, e delle liste. Le presenterà sinteticamente, ma l’elenco completo sarà sul blog. Mentre lui spiegherà il programma di governo con le cifre delle coperture economiche. E ci sarà anche Casaleggio, che ieri si è beccato un macigno dall’ospite d’onore, il sociologo Derrick De Kerkhove: “La democrazia diretta porta con sé una cosa pericolosa, la legge del numero. L’algoritmo non è democrazia”. Però.


entra ne Il Fatto Social Club

In offerta per il primo mese a solo 1€

Abbonati ora

© 2009-2018 RIPRODUZIONE RISERVATA - Il Fatto Quotidiano - Ti preghiamo di usare i bottoni di condivisione, e di non condividere questo articolo via mail o postarlo su internet, il giornalismo indipendente ha un costo, che può essere sostenuto grazie alla collaborazione dei nostri lettori.
Politica
Convergenze tra leader

E Berlusconi dà ragione a Beppe… contro i giornalisti

Silvio Berlusconi non risparmia attacchi al M5S, ma con Beppe Grillo trova un punto d’intesa. Al “vecchio comico – dice il leader di Forza Italia nel suo intervento a Milano davanti ai dirigenti del Movimento Animalista – ho sentito dire in tutto il percorso politico una sola cosa giusta: ho letto questa mattina sulle agenzie che ha salutato i giornalisti, ‘ecco tornate a casa dove sono tutti sconcertati perché devono avere uno come voi tra loro’. E l’unica cosa di Grillo che ho letto che è simpatica”. Berlusconi è intervenuto davanti ai dirigenti del Movimento Animalista. E così ecco che pure il leader di Forza Italia fa dell’attacco alla stampa un argomento da campagna elettorale, come Grillo e Matteo Renzi. E poi parte all’attacco dei Cinque Stelle: “Sono qui alla mia età riconosciuta di 18 anni, sono ancora qui come nel ‘94 perché incombeva sull’Italia un grave pericolo: la possibilità che l’ideologia del partito comunista potesse andare al potere” ora c’è il rischio M5S “pericolo non solo per i nostri animali, ma per tutti noi”.

Politica

Le multe di Re Giorgio: “La stampa ci fa a pezzi”

Politica

Nero Giardini dalla Lega ai 5Stelle

Quando Giorgetti lottizzava le nomine in Finmeccanica
Politica
Il dossier

Quando Giorgetti lottizzava le nomine in Finmeccanica

di
Chi tifa spread contro Savona dimentica l’interesse nazionale
Politica
L’intervento

Chi tifa spread contro Savona dimentica l’interesse nazionale

di

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione

Per offrirti il miglior servizio possibile questo sito utilizza cookies. Continuando la navigazione nel sito acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy

×