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domenica 06/05/2018

Casellati e Renzi: i 4 schemi di B. per non andare al voto

Tentativi disperati - Silvio non vuole le elezioni e punta su un incarico alla presidente del Senato e sul sostegno del Pd (anche di un pezzo). Problema: il Carroccio dirà no

Quattro schemi e un funerale, cioè le elezioni anticipate. L’ora “ics” delle fatali consultazioni del capo dello Stato s’avvicina e nel centrodestra, meglio dentro Forza Italia, si registra un incessante lavorìo per trovare una soluzione contro il voto in autunno, a settembre o ottobre.

Il Quirinale è al corrente di questi “movimenti” diurni e notturni – definirle vere e proprie trattative è forse troppo – e vi assiste con un realismo che rasenta l’atarassia. Ossia, parafrasando Democrito, con un stato d’animo di perfetta indifferenza, o quasi. Tanto il momento della verità è domani al terzo giro di consultazioni e Sergio Mattarella farà tutte le sue domande in merito, cercando di avere risposte certe, se mai ci saranno.

Primo schema. È l’unico che ha qualche probabilità residua di verifica. Ed è un pre-incarico o un incarico pieno alla presidente del Senato Elisabetta Casellati, già esploratrice senza successo del perimetro tra centrodestra e Cinquestelle. Stavolta però il suo nome potrebbe essere fatto per un esecutivo sostenuto dal centrodestra con un appoggio esterno del Pd. Dice un influente berlusconiano: “Il nome di Casellati è l’unico per ingabbiare Salvini e Meloni, contrari a ogni collaborazione con il Pd, ma comunque è difficile”. In ogni caso l’eventualità di un pre-incarico consentirebbe alla presidente del Senato di guadagnare altri giorni per far maturare un’improbabile svolta, sia sul fronte fascioleghista, sia su quello dei democratici.

Ragionano al Colle: “Renzi ha appena chiuso una direzione dicendo mai con Salvini o Di Maio. Un pre-incarico? Non ce n’è bisogno: Mattarella incontrerà Martina subito dopo la delegazione del centrodestra e glielo chiederà direttamente: ‘Siete disponibili ad appoggiare un tentativo del centrodestra?’”. Comunque su Casellati pesa il precedente istituzionale del dc Amintore Fanfani nel 1987: fu lui, presidente del Senato e premier di un governo senza fiducia nel Parlamento, a traghettare il Paese al voto delle elezioni politiche di quell’anno. Ma in questo caso la composizione di un esecutivo Casellati sarebbe diversa da quella di uno di centrodestra.

Secondo schema. Discende dal primo ed è un governo di centrodestra camuffato da esecutivo di scopo. È la versione berlusconiana dell’offerta salviniana dell’altro giorno al M5S, immediatamente respinta da Luigi Di Maio. In pratica l’ex Cavaliere avrebbe già offerto al Pd un premier modello Guido Tabellini, l’ex rettore della Bocconi, per superare l’estate, fare la manovra in autunno e finire a dicembre. In pratica un governo dell’Iva con voto anticipato a fine febbraio. Ovviamente l’incognita è il solito Salvini, che non concederà mai a Di Maio di cavalcare da solo le sterminate praterie dell’opposizione.

Questo schema però potrebbe essere propedeutico al vero governo di tregua che Sergio Mattarella prospetterà ai suoi interlocutori. Tabellini o meno, dalle parti del Pd renziano si chiedono: “Come farà tutto il centrodestra a dire di no al presidente della Repubblica?”. Ogni riferimento al leader leghista è fortemente voluto.

Terzo schema.Qui si entra nel territorio ai confini della realtà. Nel senso che i “movimenti” ci sono ma non porteranno a nulla. Tutto nasce dagli abboccamenti quotidiani tra Gianni Letta e Luca Lotti, ambasciatori del renzusconismo. Sarebbe stata esaminata persino un’ipotesi tra Pd e Forza Italia ma in questo caso i famigerati Responsabili, alla Camera, dovrebbero essere ben cento. Un’impresa disperata. Ma se per miracolo dovesse essere fattibile, al Quirinale s’avanza un’obiezione decisiva: “Quale sarebbe l’impatto di un governo degli sconfitti Renzi e Berlusconi?”.

Al di là di tutto, il fenomeno rinato del lettalottismo è il segnale della strategia renziana di creare un blocco centrista alla Macron. Per farlo, l’ex Rottamatore aveva messo in conto anche la scissione dal Pd ma i sondaggi commissionati in segreto su un nuovo partito renziano sono stati spietati: non più del 3 per cento, come Liberi e Uguali.

Quarto schema.Come il precedente, appartiene alla sfera dell’irrealtà. Se non altro perché presupporrebbe un incarico a Salvini o Giorgetti, che ormai dentro Forza Italia danno per “impossibile”. È la strada del centrodestra più Responsabili. Ma i 50 necessari alla Camera, con tanto di nomi e facce come chiede il capo dello Stato non ci sono.

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Politica
Giuseppe Sala

Il sindaco di Milano: “Dieci personalità per rialzare il partito”

Una rosa di dieci personalità, impegnate per far rinascere il Pd. La proposta è del sindaco di Milano Giuseppe Sala che è intervenuto anche per sostenere sulla trattativa (naufragata) con il Movimento Cinque Stelle: “Il Pd – dice Sala – avrebbe almeno dovuto tentare il dialogo. Di certo non sarebbe stato facile e senza un’intesa sui programmi sarebbe saltato tutto. Però almeno doveva esserci un tentativo: non provarci nemmeno è stato un errore”. “In questo momento – aggiunge il sindaco – dobbiamo dare una dimostrazione di volontà e buon senso. Sento troppi no e vorrei vedere qualche sì in termini di capacità di collaborare”.

Sala è convinto che il suo partito debba ripartire dalle “persone”, prendendo proprio Milano come possibile esempio. “Tutti dicono che non c’è un’alternativa a Renzi, allora l’alternativa può essere quella di un gruppo di dieci personalità – dice Sala, in un incontro pubblico promosso dal suo assessore Pierfrancesco Majorino –. Servono persone che vogliano far parte di una fase costituente senza chiedere nulla, nessuna candidatura. Io darei il mio contributo, anche se ora voglio solo occuparmi di Milano fino alla fine”.

Politica
La polemica

Il leghista twitta: “Per Gentiloni serve un medico”

“Chiamate un medico!”: il tweet polemico del leader leghista Matteo Salvini si riferisce a Paolo Gentiloni. E lo spunto sono le parole del primo ministro venerdì sera a Genova: “L’Italia ha bisogno di migranti ma con un flusso sicuro, organizzato, che non porti morti nel Mediterraneo”.

Gentiloni ha detto che l’unico approccio possibile – viste le caratteristiche geografiche dell’Italia – è di rendere governabili i flussi, “riducendoli in modo drastico e facendo partire in parallelo un meccanismo di migrazioni legali, sicure e se possibile legate al mercato del lavoro nel Paese in cui si va a migrare”.

Gentiloni ha definito l’accordo con la Libia e l’intervento italiano per stabilizzarne la tenuta politica il “più grande successo in politica estera” del suo governo.

Dopo la reazione di Salvini non si è fatta attendere la controreplica del Pd, con il vicepresidente della Camera Ettore Rosato che ha twittato: “Se Salvini non vuole seguire il buon senso, almeno sentisse cosa dicono gli imprenditori del suo amato nord est: gli immigrati possono essere una risorsa, anche solo perché pagano e pagheranno le nostre pensioni. Ed è quello che ha detto Gentiloni”.

La Cattiveria

La Cattiveria del 06/05/2018

Politica

L’esecutivo del Colle ha il programma Ue: nuovi tagli e più tasse

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