Il mondo FQ

Guerra Usa-Iran, Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia, ma i vostri aerei sono in Arabia Saudita”. Forte esplosione a Riad: caos all’aeroporto internazionale

Onu: "Ferma condanna alle minacce al traffico marittimo nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb da parte delle milizie filo-iraniane". Teheran: “Abbiamo inviato le nostre condizioni agli Usa, aspettiamo una risposta da Trump”
Guerra Usa-Iran, Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia, ma i vostri aerei sono in Arabia Saudita”. Forte esplosione a Riad: caos all’aeroporto internazionale
Icona dei commenti Commenti
In Evidenza

Houthi: “Non siamo in guerra con l’Italia, ma i vostri aerei sono in Arabia Saudita”

“La nostra è una resistenza armata legittima di fronte alla prolungata aggressione saudita. Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese. Ma ci chiediamo cosa ci fanno gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno della guerra di Riad contro di noi”, dichiara Muhammad Mansur, funzionario del ministero dell’informazione del governo Houthi a Sanaa interpellato sull’attacco alla base aerea di Taif, in Arabia Saudita, nel quale ieri è stato colpito un velivolo militare italiano.

  • 19:38

    Houthi: “Colpiti obiettivi sensibili a Riad con missili balistici, da crociera e droni”

    Gli Houthi hanno rivendicato di aver lanciato attacchi contro “siti sensibili” a Riad e contro impianti petroliferi nella città portuale saudita di Yanbu, dopo le esplosioni registrate nella notte nella capitale del Regno. “In risposta ai tentativi criminali del nemico saudita di colpire la capitale Sanàa, le forze armate yemenite hanno condotto due operazioni militari riuscite, impiegando un gran numero di missili balistici, missili da crociera e droni”, ha scritto su Telegram il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree. “La prima ha preso di mira siti sensibili nella capitale saudita, Riad, mentre la seconda ha colpito impianti della Aramco a Yanbu”.

  • 18:48

    Teheran: “Abbiamo inviato le nostre condizioni agli Usa, aspettiamo una risposta”

    Il capo della sicurezza iraniana, Moshen Rezaei, ha dichiarato che Teheran ha inviato agli Usa le sue condizioni per porre fine alla guerra. E ha aggiunto che si attende una risposta dal presidente Donald Trump.

    L’Iran – spiega Rezaei – si è convinto della necessità di cambiare la propria strategia nei confronti di Washington in seguito al ritiro degli Stati Uniti dal memorandum d’intesa. Per il capo della sicurezza iraniana, le valutazioni e i calcoli del presidente degli Stati Uniti riguardo all’Iran sono errati. Infine, ha dichiarato che la guerra è stata istigata dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

  • 18:23

    Teheran: “Le nostre condizioni? Fine della guerra, del blocco navale e sblocco dei beni congelati”

    Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, Mohsen Rezaei, ha affermato in un’intervista ad Al Jazeera che “sono in corso consultazioni con mediatori qatarioti e pachistani, ai quali abbiamo comunicato le nostre condizioni per il negoziato con gli Usa. Le nostre condizioni sono: fine della guerra su tutti i fronti, sblocco dei nostri beni congelati e revoca del blocco navale”. “È nell’interesse di Washington accettare le nostre condizioni per porre fine al conflitto. Le minacce di Trump non porteranno ad alcun risultato e noi siamo pronti a una guerra decisiva”, ha affermato Rezaei. “Facciamo sul serio riguardo alla nostra difesa. Se attaccati, colpiremo le basi Usa e gli interessi di Washington nella regione con maggiore forza”.

     

  • 17:11
  • 17:11

    “Forti esplosioni” a Riad: caos all’aeroporto internazionale King Khalid

    “Gravi problemi” all’aeroporto di Riad, con voli cancellati e in ritardo sono stati segnalati dal sito Flightradar24. Anche l’agenzia iraniana Isna dà conto di “diverse esplosioni” nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid della capitale saudita.

  • 16:19
  • 16:15

    “La guerra contro l’Iran è costata agli Stati Uniti oltre 45 miliardi di dollari”

    La guerra contro l’Iran è costata agli Stati Uniti 45,1 miliardi di dollari, molto più di quanto stimato sia dal Congresso che dal dipartimento della Difesa qualche mese fa. La cifra oltretutto, stando a quanto riferito da una fonte del Pentagono alla Cnn non include i costi per la riparazione di basi o edifici danneggiati e quelli indiretti delle operazioni militari richiesti dai legislatori. Il Congressional Budget Office aveva calcolato una cifra attorno ai 38 miliardi per i costi della guerra fino al 1° agosto, mentre il dipartimento della difesa aveva quantificato la spesa in 37,5 miliardi di dollari.

  • 16:11

    Yemen, 48 morti in 24 ore negli scontri tra Houthi e forze governative

    Gli scontri nel sud dello Yemen tra le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita e i combattenti Houthi appoggiati dall’Iran hanno causato 48 morti in 24 ore. Lo hanno riferito all’Afp fonti militari di entrambe le parti. 

  • 15:32

    Teheran: “Chi è fuori dalla Regione non può interferire con sicurezza Medio Oriente”

    “La sicurezza sostenibile in Medio Oriente non può essere dettata dall’esterno della regione”. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi intervenendo virtualmente all’evento Global Town Hall 2026 in Indonesia, come riporta Al Jazeera. “Se il diritto internazionale viene ignorato quando gli interessi delle grandi potenze lo richiedono, allora non si può parlare di stato di diritto”, ha detto, sottolineando che se organismi come l’Onu “non riescono a opporsi all’aggressione e a ritenere responsabili i colpevoli del diritto internazionale, è naturale che la credibilità e la legittimità di queste istituzioni ne risentano”. Il capo della diplomazia iraniana ha continuato dicendo che il mondo ha bisogno “più che mai del multilateralismo”. “Dobbiamo accettare che ogni guerra ha un costo che va ben oltre il campo di battaglia”, ha detto, evidenziando come i contribuenti paghino il costo delle guerre, ma la gente comune paga il prezzo più alto con le proprie vite, il proprio sangue, le proprie case, il proprio futuro e la propria sicurezza. “Crediamo che la sicurezza sostenibile possa essere raggiunta attraverso il dialogo, la costruzione della fiducia, la cooperazione e il rispetto reciproco tra i paesi della regione, non attraverso la presenza militare di potenze straniere e l’imposizione della loro volontà”, ha concluso.