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Guerra in Iran, media: “Il Pentagono si prepara a settimane di operazioni di terra”. Teheran replica: “Li aspettiamo”

Missile colpisce sede di Teheran della tv del Qatar Al-Araby. L’Iran minaccia di colpire università Usa in Medio Oriente. Raid su città portuale iraniana vicina allo Stretto di Hormuz
Guerra in Iran, media: “Il Pentagono si prepara a settimane di operazioni di terra”. Teheran replica: “Li aspettiamo”
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  • 21:17

    Idf: “Colpiti obiettivi del regime terroristico a Teheran”

    L’esercito israeliano ha annunciato in serata di aver lanciato nuovi attacchi contro obiettivi a Teheran, dopo aver rilevato sette nuove salve di missili in arrivo dall’Iran durante la giornata. “Le Forze di Difesa Israeliane stanno attualmente colpendo obiettivi del regime terroristico iraniano a Teheran”, ha dichiarato l’esercito.

  • 21:05

    Nyt: “50.000 soldati Usa in Medio Oriente, 10.000 in più del normale”

    In Medio Oriente ci sono al momento 50mila soldati americani, 10mila più del solito. Lo riporta il New York Times, ricordando come in situazione normali sono circa 40.000 le truppe americane nell’area sparse in vari Paesi, dall’Arabia Saudita al Bahrain passando per l’Iraq, la Siria, la Giordania, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait. Da quando Donald Trump ha avviato la guerra – afferma un funzionario americano – il numero dei soldati è aumentato a 50mila, nel quale sono incluse le 4.500 truppe a bordo della Gerald Ford, che si è ritirata dalla regione il 23 marzo. La settimana scorsa il Pentagono ha ordinato il dispiegamento di 2mila paracadutisti che sono già arrivati in Medio Oriente ma non è chiaro dove siano con esattezza. Gli esperti hanno spiegato che 50mila soldati, molti dei quali in mare, sono una cifra piccola per un’operazione di terra significativa. Israele ne ha usati 3000mila a Gaza mentre per l’invasione dell’Iraq nel 2003 la coalizione poteva contare su 250mila uomini. Secondo le indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal nei giorni scorsi, il Pentagono potrebbe ordinare il dispiegamento nell’area di altri 10mila solati, arrivando a poter contare su 17.000 truppe pronte ad agire per incursioni mirate a terra.

  • 20:54

    Germania, Francia, Italia e Gb: “Preoccupati per legge su pena di morte in Israele”

    I Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno adottato una dichiarazione congiunta per esprimere la propria preoccupazione rispetto alla possibile approvazione di un disegno di legge in Israele che comporterebbe un ampliamento del ricorso alla pena di morte. “Noi, Ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito, esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per un disegno di legge che amplierebbe significativamente le possibilità di imporre la pena di morte in Israele e che potrebbe essere approvato la prossima settimana“, si legge nella nota congiunta.

    “Siamo particolarmente preoccupati per il carattere di fatto discriminatorio del disegno di legge. L’adozione di questo disegno di legge rischierebbe di minare gli impegni di Israele in materia di principi democratici. La pena di morte è una forma di punizione disumana e degradante, priva di qualsiasi effetto deterrente. Per questo motivo ci opponiamo alla pena di morte, a prescindere dalle circostanze nel mondo. Il rifiuto della pena di morte e’ un valore fondamentale che ci unisce. Esortiamo i decisori israeliani alla Knesset e al Governo ad abbandonare questi piani“, conclude la nota di Roma, Parigi, Berlino e Londra. 

  • 20:05

    Media: “Blackout in alcune zone di Teheran dopo raid aerei”

    Una serie di blackout ha colpito alcune zone di Teheran e aree limitrofe a causa dei raid aerei alle infrastrutture del paese. Lo afferma il Ministero dell’Energia iraniano. “Le schegge hanno colpito una parte della rete elettrica nella provincia di Alborz, causando interruzioni di corrente in diverse zone di Teheran e nella città di Karaj”, sostiene il Ministero, secondo quanto riportano i media statali iraniani. Le autorità stanno lavorando per ripristinare l’energia elettrica.

  • 19:55

    Pakistan: “Presto ospiteremo colloqui fra Teheran e Washington”

    Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha affermato che Islamabad ospiterà presto colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran. Il diplomatico non ha specificato se i colloqui saranno diretti o indiretti. Non ci sono state al momento dichiarazioni in merito né dagli Stati Uniti né dall’Iran. “Il Pakistan è molto lieto che sia l’Iran che gli Stati Uniti abbiano espresso la loro fiducia nel nostro ruolo di facilitatori” nei colloqui, che si terranno nei “prossimi giorni”, ha dichiarato Dar in un discorso televisivo dopo l’incontro a Islamabad con i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto e Arabia Saudita. I ministri dovrebbero incontrarsi nuovamente lunedì. Il Pakistan si è affermato come mediatore, vantando rapporti relativamente buoni sia con Washington che con Teheran. Funzionari pakistani hanno dichiarato che questo sforzo pubblico fa seguito a settimane di diplomazia discreta. 

  • 19:21

    Missile balistico su Beersheba: 11 feriti

    Undici persone sono rimaste ferite a Beersheba, in Israele, dopo che un missile balistico iraniano ha colpito un’area aperta a poche decine di metri dalle abitazioni. Lo ha riferito il servizio di emergenza Magen David Adom, secondo cui i feriti sono stati colpiti da “oggetti volanti” generati dall’onda d’urto dell’esplosione. Altre 20 persone sono state assistite per attacchi di ansia acuta. Nel frattempo, il ministero dell’Ambiente israeliano ha fatto sapere che non sussiste alcun rischio per la popolazione dopo che un frammento di un missile ha colpito una fabbrica chimica a Neot Hovav, a sud di Beersheba, provocando un incendio e timori iniziali di una possibile fuga di sostanze pericolose.

    L’impianto danneggiato appartiene alla Adama, società controllata dal gruppo cinese Syngenta, e produce materiali agricoli come pesticidi, erbicidi e fungicidi. “Non è stata riscontrata alcuna preoccupazione per un incidente legato a materiali pericolosi o rischi per la popolazione”, ha dichiarato la ministra, Idit Silman. I lavoratori della fabbrica e degli impianti vicini, evacuati per precauzione, sono stati autorizzati a rientrare.

  • 18:48

    Libano: “Oltre 1.200 morti nei raid israeliani dall’inizio della guerra”

    I raid israeliani sul Libano hanno ucciso 1.238 persone dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah, il gruppo filo-iraniano, il 2 marzo scorso, tra cui 124 bambini. Lo ha annunciato oggi il ministero della Salute. Solo tra ieri e oggi sono morte 49 persone, secondo il ministero. Tra queste, dieci soccorritori e tre giornalisti. Oltre un milione di persone sono state sfollate a causa dei bombardamenti e degli ordini di espulsione emessi dall’esercito israeliano.

  • 18:43

    Libano: “Ambasciatore Iran espulso non lascerà il paese”

    L’Ambasciatore iraniano in Libano, dichiarato persona non grata dalle autorità locali, non lascerà il Paese nonostante l’ordine ricevuto di andarsene entro oggi. Lo ha riferito una fonte diplomatica iraniana che ha chiesto l’anonimato. “L’ambasciatore non lascerà il Libano, in conformità con la volontà del presidente del Parlamento Nabih Berri e di Hezbollah“, ha affermato la fonte. Hezbollah ha denunciato la decisione, mentre il partito Amal di Berri si è unito ai ministri di Hezbollah nel boicottare una riunione di gabinetto questa settimana per protestare contro l’ordine di espulsione di Mohammad Reza Sheibani.

    Il ministero degli Esteri del Libano ha dato questa settimana all’inviato di Teheran tempo fino a domenica per lasciare il Paese, nell’ultima misura senza precedenti adottata dalle autorità libanesi dall’inizio della nuova guerra tra Israele e Hezbollah, scoppiata il 2 marzo. Il ministero lo ha accusato di aver rilasciato dichiarazioni che “interferivano nella politica interna del Libano”. Il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot aveva definito l’espulsione “una decisione coraggiosa”. Le autorità libanesi hanno vietato le attività militari e di sicurezza di Hezbollah, stretto alleato dell’Iran. Hanno inoltre vietato la presenza e le operazioni delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, che il premier libanese Nawaf Salam ha accusato di dirigere le operazioni di Hezbollah contro Israele. 

  • 18:22

    Teheran: “Aspettiamo l’arrivo delle truppe Usa per dar loro fuoco”

     Le forze iraniane “stanno aspettando l’arrivo delle truppe americane sul territorio per dar loro fuoco e punire per sempre i loro partner regionali”: lo afferma il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf in un messaggio in occasione del 30° giorno dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “Continuiamo a sparare. I nostri missili sono in posizione. La nostra determinazione e la nostra fiducia sono aumentate”, aggiunge.

  • 18:22

    Wsj: “Richieste parti inaccettabili, tregua si allontana”

    Iran e Stati Uniti hanno richieste reciprocamente inaccettabili, pertanto le possibilità di un cessate il fuoco sono scarse. Lo riferisce il Wall Street Journal, che cita i mediatori nei negoziati. Oggi a Islamabad si sono svolti i colloqui mediati dal Pakistan, con il ministro degli Esteri Ishaq Dar che ha avuto i primi confronti con i suoi omologhi di Arabia Saudita, Faisal bin Farhan; Egitto, Badr Abdelatty, e Turchia, Hakan Fidan. All’incontro quadrilaterale, che proseguirà domani, sono state discusse in particolare le proposte presentate all’Iran per porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz. Da questo primo confronto, sarebbe quindi emerso che le possibilità di raggiungere un cessate il fuoco con l’Iran rimangono basse, poiché sia Washington che Teheran avanzano richieste inaccettabili per l’altra parte.

    Secondo una fonte del ministero degli Esteri pakistano, Iran, Stati Uniti e Israele non sono rappresentati. “Il dialogo, la diplomazia e tali misure di rafforzamento della fiducia sono l’unica via da seguire”, ha scritto Dar su X, taggando il vicepresidente statunitense JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Il governo pakistano si è rivelato un facilitatore chiave tra Iran e Stati Uniti, mentre la guerra si protrae, fungendo da intermediario per i messaggi tra le due parti. Islamabad ha legami di lunga data con Teheran e stretti contatti nel Golfo, mentre il premier Shehbaz Sharif e il ministro Munir hanno instaurato un rapporto personale con il presidente Donald Trump. Teheran si e’ rifiutata di ammettere di aver tenuto colloqui ufficiali con Washington, ma ha inviato una risposta al piano in 15 punti di Trump per porre fine alla guerra tramite Islamabad, secondo una fonte anonima citata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim. 

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