Gli Usa attaccano Kharg, ma risparmiano le infrastrutture petrolifere. Trump: “Altri Paesi inviino navi a Hormuz”
Uno “dei più potenti bombardamenti nella storia del Medioriente”, nel quale è stato annientato “completamente ogni obiettivo militare sull’isola di Kharg“. È la mossa decisa da Donald Trump per spingere l’Iran a consentire il passaggio delle navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha minacciato gli ayatollah di proseguire i raid su quella che gli iraniani chiamano “isola proibita“, centro nodale dal quale transita il 90% delle esportazioni petrolifere di Teheran, finora mai colpita dai raid americani e israeliani.
“Ho scelto di non distruggere le infrastrutture petrolifere sull’isola”, ha dichiarato il tycoon. L’attacco, ha annunciato il Comando centrale delle forze Usa, ha “colpito con successo oltre 90 obiettivi militari iraniani sull’isola, preservando al contempo le infrastrutture petrolifere”.
“Tuttavia”, ha avvertito Trump, “qualora l’Iran, o chiunque altro, dovesse fare qualcosa per interferire con il libero e sicuro passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, riconsidererò immediatamente questa decisione“. Il presidente Usa ha inoltre assicurato che “molti Paesi, soprattutto quelli colpiti dal tentativo iraniano di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in collaborazione con gli Stati Uniti, per mantenere lo Stretto aperto e sicuro“. E si augura che “Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri, colpiti da questa restrizione artificiale, inviino navi nella zona in modo che lo Stretto di Hormuz non rappresenti più una minaccia da parte di una nazione che è stata completamente decapitata”.
I media di Teheran hanno smentito che gli attacchi abbiano causato danni alle infrastrutture petrolifere sull’isola. Il vice governatore della provincia di Bushehr ha assicurato che “le operazioni di importazione ed esportazione, così come le attività delle aziende con sede sull’isola di Kharg, sono attualmente in corso”. Un portavoce di Khatam al-Anbiya, comando centrale unificato delle Forze Armate iraniane, ha replicato alle minacce di Trump: “In caso di attacco alle infrastrutture petrolifere, economiche ed energetiche della Repubblica Islamica, tutte le infrastrutture petrolifere, economiche ed energetiche appartenenti a compagnie petrolifere in tutta la regione che hanno partecipazioni americane o collaborano con gli Usa saranno immediatamente distrutte e ridotte in cenere”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che lo Stretto di Hormuz è chiuso solo alle “petroliere e alle navi dei nostri nemici e dei loro alleati“. Altre minacce arrivano dal comando militare iraniano, pronto ad attaccare alcune città degli Emirati Arabi Uniti, sostenendo che queste sono utilizzate dalle forze Usa per lanciare attacchi contro le isole iraniane di Abu Musa e Kharg. Intanto la televisione di Nuova Delhi ha comunicato che due navi cisterna per Gpl battenti bandiera indiana, appartenenti alla Shipping Corporation of India, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in maniera “molto attenta” e con la cooperazione “delle autorità iraniane e di altre potenze regionali”. Nonostante i raid proseguano e la tensione in Medioriente resti altissima, si cerca faticosamente di aprire spiragli sulla via diplomatica.
Secondo fonti consultate da Haaretz, rappresentanti israeliani e libanesi dovrebbero incontrarsi nei prossimi giorni per una serie di colloqui. L’ex ministro Ron Dermer, a cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affidato la gestione del “portafoglio Libano”, dovrebbe avviare negoziati diretti con i rappresentanti di Beirut. Anche gli Stati Uniti sono coinvolti, con Jared Kushner a capo dei colloqui per conto di Washington. Una seconda fonte ha indicato che i colloqui potrebbero svolgersi a Cipro o a Parigi, con Cipro attualmente considerata la sede più probabile. Il presidente francese, Emmanuel Macron, nel proporre a Israele di effettuare “colloqui diretti” con il Libano “per avviare negoziati e un cessate il fuoco, trovare una soluzione duratura”, ha offerto Parigi come sede. Axios riferisce che il governo francese ha elaborato una proposta per porre fine alla guerra in Libano che richiederebbe al governo di Beirut di riconoscere Israele.
Ancora Haaretz riporta che Turchia, Oman ed Egitto stanno guidando un’iniziativa per porre fine alla guerra. Sono in corso sforzi di mediazione con Araghchi e, “in una certa misura”, con Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. I rappresentanti dei paesi mediatori sono anche in contatto con funzionari statunitensi. Tuttavia, al momento non si intravede la conclusione del conflitto. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che la guerra contro l’Iran sta “intensificandosi” e sta entrando in una “fase decisiva che continuerà finché sarà necessario”.
Israele, secondo Axios, starebbe pianificando di espandere significativamente le operazioni di terra in Libano, con l’obiettivo di conquistare l’intera area a sud del fiume Litani e smantellare le infrastrutture militari di Hezbollah. Si tratterebbe della più grande invasione israeliana nel territorio libanese dal 2006.