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Trump: “Rodriguez faccia la cosa giusta o la pagherà cara”. Esercito Venezuela: “La sosteniamo, codardo il sequestro di Maduro”

Salgono a 80 i morti dell'attacco Usa. La Cina contro il blitz americano: "Rilasciate immediatamente il presidente venezuelano". Papa Leone: "Garantire la sovranità del Paese e rispettare i diritti umani”
Trump: “Rodriguez faccia la cosa giusta o la pagherà cara”. Esercito Venezuela: “La sosteniamo, codardo il sequestro di Maduro”
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Salgono a 80 i morti dell’attacco Usa in Venezuela

Sale il bilancio delle vittime dell’attacco americano in Venezuela. I morti sono infatti 80, il doppio della precedente stima. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti, secondo le quali il bilancio potrebbe salire ulteriormente.

  • 16:37

    Rubio: “Informare Congresso? Non era invasione”

    L’amministrazione guidata da Donald Trump non ha informato il Congresso dell’operazione militare in Venezuela perché non si è trattato di un’invasione. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un’intervista all’emittente statunitense Abc. “Non è stato necessario perché questa non è stata un’invasione”, ha affermato, descrivendo la cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro come un’”operazione di applicazione della legge” e spiegando che quest’ultimo è stato “arrestato sul campo da agenti dell’Fbi”. Inoltre, in un’operazione del genere sarebbe stato impossibile informare il Congresso perché “ci sarebbero (state) fughe di notizie”, ha aggiunto, evidenziando la necessità che si allineino “ogni tipo di condizioni”, dal meteo ai movimenti dei singoli individui, per il successo di tali missioni.

  • 16:34

    Rubio: “Non siamo in guerra col Venezuela”

    Gli Usa “non sono in guerra con il Venezuela” ma “contro le organizzazioni del narcotraffico”. Lo ha affermato il Segretario di Stato Marco Rubio in un’intervista alla Nbc

  • 16:30

    A Caracas riaprono negozi e trasporti

    Caracas cerca di tornare alla normalità all’indomani dell’attacco americano e la cattura di Nicolas Maduro. Malgrado il clima di grande incertezza politica nelle strade della capitale venezuelana riaprono le attività commerciali e riprendono i trasporti. Cancellate solo le partite di baseball, lo sport nazionale, ma solo a titolo precauzionale. Le compagnie aeree nazionali come Laser Airlines hanno annunciato la ripresa di voli esclusivamente nazionali limitati agli aeroporti chiave come Maiquetía, Porlamar e La Fría. Come ha verificato l’ANSA sul posto i dipendenti dei centri commerciali sono stati chiamati a lavorare normalmente. Anche la metropolitana di Caracas funziona regolarmente, lo stesso per i bus e i taxi. Nessuna manifestazione rilevante, poca gente per strada anche perchè si tratta di una domenica nel mezzo delle vacanze natalizie che dureranno fino al 7 gennaio, quando di solito riprendono le attività a pieno ritmo. Ferma solo la Lega Venezuelana di Baseball Professionistico (LVBP): sospese a tempo indeterminato le semifinali che avrebbero dovuto iniziare proprio ieri, il giorno del raid. Giuseppe Palmisano, presidente della LVBP, ha riferito che la decisione di non giocare mira principalmente a salvaguardare i giocatori, lo staff tecnico e i tifosi. La lega ha dichiarato che valuterà la situazione “giorno per giorno” per determinare se sussistano le condizioni di sicurezza che

  • 15:54

    “Trump suggerisce ai big del petrolio di investire in Venezuela per recuperare gli asset confiscati”

    L’amministrazione Trump ha detto alle compagnie petrolifere americane che se vogliono recuperare gli asset confiscati dal regime in Venezuela devono prepararsi a tornare nel Paese e investire significativamente per rilanciare l’industria petrolifera locale. Lo riportano i media americani sottolineando che l’offerta di Trump alle big del greggio è sul tavolo da 10 giorni ma finora è stata accolta con freddezza. Al momento solo Chevron è in Venezuela, paese con riserve maggiori dell’Arabia Saudita. Attirare le altre è una sfida non da poco. Da un lato c’è l’instabilità del Paese e la mancanza di chiarezza su cosa succederà: gli analisti ritengono infatti che la rimozione di Nicolas Maduro sia la parte più facile di un processo difficile che non è ancora chiaro se porterà stabilità e sicurezza. C’è poi il nodo della domanda di petrolio: il mondo ne è molto meno affamato che in passato e questo rende scettiche le grandi aziende a investire pesantemente.

  • 15:49

    Rubio: “Non abbiamo forze Usa sul campo”

    Gli Stati Uniti attualmente non hanno forze sul campo in Venezuela, stando a quanto riferito dal segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un’intervista al programma “Meet the Press” della Nbc. “Non abbiamo forze Usa sul campo”, ha dichiarato Rubio, aggiungendo che le truppe sono rimaste in Venezuela “per circa due ore quando sono andate a catturare” il leader Nicolas Maduro. Ieri, nel corso di una conferenza stampa, il presidente Donald Trump ha asserito che Washington “non ha paura” di inviare truppe se ciò si rendesse necessario.

  • 15:48

    Rubio: “Parlare di elezioni in Venezuela è prematuro”

    Parlare di elezioni in Venezuela è prematuro. Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio in una serie di interviste ai network americani, durante le quali ha osservato che fra gli obiettivi in Venezuela c’è il fatto che non abbia più legami con l’Iran e Hezbollah. Rubio ha aggiunto di “essere molto coinvolto” nella transizione nel Paese.

  • 15:23

    Rubio: “Usa pronti a lavorare coi leader se faranno la scelta giusta”

    Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con i leader che restano in Venezuela se prenderanno “la decisione giusta”, ha dichiarato oggi il segretario di Stato Marco Rubio, all’indomani di un’operazione militare con cui gli Usa hanno catturato e rimosso il presidente del Paese, Nicolas Maduro. “Giudicheremo tutto in base a ciò che faranno, e vedremo cosa faranno”, ha detto nel corso del programma “Face the Nation” di Cbs News. “Di questo sono certo: se non prenderanno la decisione giusta, gli Stati Uniti manterranno molteplici leve di pressione” nei confronti di Caracas, ha aggiunto.

  • 14:40

    Presidente Bolivia: “Unica via d’uscita è il rispetto del voto”

    ll presidente della Bolivia, Rodrigo Paz Pereira, è intervenuto nel dibattito internazionale seguito all’operazione statunitense in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, ribadendo il sostegno di La Paz ai principi di libertà, democrazia e sovranità del voto popolare. In un messaggio diffuso sul suo account ufficiale di X, il capo dello Stato ha affermato che “la libertà non si negozia” e che “la dignità dei popoli nemmeno”. Paz Pereira ha denunciato che “quando un regime illegittimo governa al servizio del narcotraffico, la società viene sottomessa alla tirannia”, segnando una netta presa di distanza dall’ex leadership venezuelana. Ha quindi sottolineato che “l’unica via d’uscita per il Venezuela è il rispetto del voto, espressione della vera volontà popolare”, riaffermando che la Bolivia “sarà sempre al fianco della democrazia, del rispetto delle istituzioni e dei diritti umani”. Nel suo intervento non sono stati fatti riferimenti diretti a un eventuale ruolo futuro degli Stati Uniti; l’accento è stato invece posto sulla centralità dei valori democratici come fondamento della convivenza e della stabilità regionale. 

  • 14:38

    La strategia di Trump per processare Maduro

    Se la Casa Bianca afferma che non sei il presidente, per la corte non lo sei. È questo il manuale operativo che oggi viene applicato al caso Maduro. E così l’ex presidente potrà denunciare un “sequestro imperialista”, ma per il giudice federale di Brooklyn non sarà un simbolo politico: sarà semplicemente un imputato in un’aula di tribunale.

  • 14:25

    Il nodo dei prigionieri italiani in Venezuela

    La cattura di Maduro delinea un quadro incerto per i connazionali detenuti in Venezuela: tra loro anche Alberto Trentini e Biagio Pilieri. 

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