I poveri del freddo: dormire è un privilegio
Non bastassero le differenze tra chi guadagna di più e chi di meno, tra chi ha una casa e chi non ce l’ha, tra chi ha accesso alle cure e chi è in lista d’attesa, tra uomo e donna, tra italiano e straniero, abbiamo ormai strutturalmente a che fare anche con un’altra piacevole divisione di classe: quella tra chi ha l’aria condizionata e chi no. Più correttamente, dovremmo dire che la distinzione è tra chi subisce gli effetti del caldo torrido e chi riesce comunque a vivere bene, visto che l’abuso dei condizionatori è uno degli incauti modi con cui si combatte un fenomeno mentre si contribuisce ad aggravarlo. Però, semplifichiamo: del resto abbiamo un presidente del Senato che sostiene che “ci abitueremo al clima caraibico”, figuriamoci se ha senso sottilizzare su chi imposta la temperatura a 18 gradi quando fuori ce ne sono 40. Dunque, si diceva, siamo ormai di fronte a due squadre ben distinte: chi lavora, mangia e dorme in condizioni di vita e salute degne di questo nome e chi, col caldo che fa, sopravvive per strada, sui mezzi pubblici, in luoghi di lavoro e in case infuocate e per respirare si rifugia al supermercato.
È un problema soprattutto delle città, ma ovunque la cooling poverty, come la chiamano gli studiosi, non è certo una questione privata ma un problema di cittadinanza e di politiche pubbliche. Non riguarda la capacità economica di acquistare un condizionatore e sostenerne i consumi (al contrario: il comfort termico trasformato in lusso diventa uno spreco di risorse dannoso), ma avere strade ombreggiate da alberi, edifici efficienti dal punto di vista energetico, aree verdi diffuse, meno asfalto per terra, spazi pubblici che diano rifugio.
Nell’attesa, altro che scegliere tra la pace nel mondo e i condizionatori accesi, come diceva Mario Draghi all’inizio dell’invasione russa in Ucraina: qui anche riuscire a dormire bene diventa un privilegio. Poi certo, c’è privilegio e privilegio: un conto è mettersi un pinguino ai piedi del letto, un altro ancora avere un impianto che refrigera ogni stanza. Un conto la lama di aria fredda che ti blocca la cervicale, un conto il condizionamento a soffitto dove il fresco ti avvolge senza neanche sapere da dove arriva. Ma mica vorremo essere tutti uguali, no?