Così un permesso mancato lì può far la differenza tra la vita e la morte
La Fondazione umanitaria FQ parte con un nuovo progetto di raccolta fondi. Questa volta con Soleterre, associazione che avevamo già aiutato nel 2022 per supportare la loro attività presso gli ospedali ucraini.
Per capire l’importanza del progetto che ci è stato presentato adesso bisognerebbe fare un esercizio spiacevole. Immaginare che il nostro bambino o il nostro nipote o comunque qualcuno a noi particolarmente caro, avesse il cancro in un forma curabile, ma senza avere la possibilità di accedere alle cure. Immaginare dunque la situazione in cui la differenza tra vivere e morire non è determinata dalla diagnosi ma dalla possibilità di curarsi. Faremmo di tutto e facciamo di tutto quando purtroppo (ma per fortuna raramente) ci capitano casi di malasanità anche in Italia. Trasferiamoci in Palestina: la sanità pubblica è al collasso e pochissime persone hanno accesso continuativo a ospedali funzionanti.
Ogni anno in Palestina vengono diagnosticati più di cinquemila casi nuovi di tumore. Tra questi circa 100 bambini e adolescenti avrebbero bisogno di un trapianto salvavita. Oggi non esiste alcuna Unità di Trapianto di cellule staminali Ematopoietiche sul territorio nonostante il cancro infantile sia curabile in oltre l’80% dei casi.
Ecco ci siamo innamorati del progetto di Soleterre perché è una di quelle meravigliose iniziative per cui donare ti fa sentire di avere dato un aiuto concreto e di vedere i risultati in tempi relativamente brevi. Troppo spesso siamo pervasi dall’impotenza unita allo sconcerto per le tragedie del mondo causate non da un meteorite incalcolabile ma dalla malvagità dell’essere umano che i calcoli li sa fare. Il progetto ha proprio l’obiettivo di avviare la prima unità di Trapianto di cellule staminali presso l’Istishari Arab Hospital di Ramallah che gode di una posizione strategica e raggiungibile da tutta la Palestina. L’ospedale che possiede già trecento posti letto, un reparto onco-ematologico attivo e un sistema di diagnostica avanzata per immagini è ideale per costruire l’Unità Trapianti che rappresenterebbe un vantaggio fondamentale nella riduzione dei tempi e costi di implementazione. Ci hanno spiegato che realizzare l’Unità Trapianti a Ramallah non è solo un progetto clinico ma anche un investimento nell’autonomia dell’intero sistema sanitario palestinese. La cosa più importante è che il progetto ha un approccio graduale e che è incentrato soprattutto sul trasferimento di competenze seguendo i migliori protocolli internazionali con un percorso di formazione che va dalla gestione medica e infermieristica del trapianto, alla manipolazione delle cellule staminali, fino al monitoraggio delle complicanze post-operatorie. Il progetto vedrà la sua piena realizzazione in 36 mesi ma in questa pianificazione temporale c’è un obiettivo a breve che ci ha fatto sognare: il primo trapianto con supervisione diretta di un equipe italiana è stato programmato il prossimo ottobre. La formazione è già in corso e in particolare stanno formando nove medici e infermieri palestinesi in Italia, perché i primi trapianti saranno guidati da loro. Il percorso formativo costa perché, analizzando in dettaglio il prospetto che ci ha presentato in trasparenza Soleterre, si parla di una spesa intorno ai 600mila euro. Tante realtà aiutano Soleterre, ma intanto ci proviamo anche noi.
* Presidente Fondazione FQ