Il paese in cui non si può remigrare gli psicotici
Ripetiamo insieme: i disturbi psichiatrici non esistono. Esistono il Paese d’origine e l’immigrato, esistono la prima e la seconda generazione, esistono l’islamismo e la radicalizzazione, esistono i permessi di soggiorno e la remigrazione, esistono “è italiano” e “non è italiano”, esistono un sacco di cose. Ma i disturbi psichiatrici quelli no. O meglio esistono per i credenti ostinati che insistono a teorizzare questa strana dottrina, ma, agli occhi dei più, i credenti del disturbo appaiono non troppo dissimili da chi teorizza il terrapiattismo. Anzi, spesso è addirittura peggio: i disturbi psichiatrici non esistono, ma se esistono è perché li si vuole utilizzare come alibi, come giustificazione pelosa, pietista e bugiarda funzionale a scagionare qualche efferato assassino o qualche aggressore violento.
Un uomo si è lanciato con la sua macchina in velocità contro i pedoni nel centro storico di Modena: otto feriti, quattro di loro gravi, a due sono state amputate le gambe. L’uomo è poi sceso dalla macchina e ha tentato di fuggire armato di un coltello, ha aggredito un passante, ma è stato fermato da quest’ultimo insieme a un gruppo di coraggiosi cittadini, di quelli che non si voltano dall’altra parte, e immobilizzato fino all’arrivo delle forze dell’ordine. Chi è quest’uomo? Cosa sappiamo di lui?
Salim El Koudri, 31 anni, italiano al cento per cento, figlio di genitori marocchini, nato a Seriate in provincia di Bergamo, laureato in Economia aziendale all’Università di Modena, in cerca di lavoro da tempo, incensurato, non frequentava moschee, non ha contatti con canali estremisti online né alcun segno apparente di estremismo o radicalizzazione religiosa. Aveva un’unica caratteristica al momento degna di nota: soffriva di seri e diagnosticati disturbi psichiatrici e fino al 2024 era stato in cura presso il Centro di salute mentale dell’Asl di Modena, con una diagnosi di disturbo della personalità e personalità schizoide. Anche se per comprendere esattamente il tipo di disturbo e di conseguenza la sintomatologia nello specifico, servirebbero le cartelle cliniche ed elementi più dettagliati.
Con buona pace di chi crede che i disturbi psichiatrici siano un tratto del carattere, un’attitudine sentimentale o una superfetazione di quelli che vogliono farla complicata. L’elemento molto importante da considerare è che negli ultimi due anni Salim El Koudri non compare più come paziente presso questa struttura, dovendosi così supporre che avesse smesso di curarsi.
Smettere di curarsi: uno dei rischi più comuni e più grossi, per se stesso innanzitutto, e talvolta per gli altri, in cui può incorrere un malato psichiatrico. Interrompendo i farmaci si possono avere allucinazioni, deliri persecutori, convinzioni psicotiche, e si può finire per compiere gesti violenti ed estremi, che però, va ribadito, nella stragrande maggioranza dei casi sono rivolti verso se stessi.
Parte della politica, e con essa parte dell’opinione pubblica, si è già affrettata a vedere nell’accaduto un attentato terroristico legato alle origini islamiche dell’uomo, senza nessun, ripeto nessun dato che corrobori questa tesi. La tangibilità di una presunta etnia che cova odio nei confronti del Paese che la ospita (pur non avendo in questo caso nessun elemento di realtà, trattandosi di un cittadino italiano di seconda generazione senza marcati orientamenti religiosi, evidenza ribadita infatti anche da alcuni esponenti del governo) è molto più spendibile per sfogare la propria rabbia verbale, per illudersi di comprendere, per compattare la folla in una causa comune, di quanto lo sia la presa d’atto che quella cosa che crediamo che non esista invece esiste eccome. Che i disturbi psichiatrici, soprattutto in contesti di trascuratezza e marginalità sociale, sono una delle più grosse piaghe della contemporaneità.
E anche se si vuole far finta che non esistano, prima delle tragedie ma persino dopo che si sono verificate, resteranno l’elefante nella stanza di una società sempre più cieca e malata, che finirà per strozzarci con la sua stessa proboscide. Perché un malato psichiatrico non puoi remigrarlo da nessuna parte, non esiste il Paese dei matti in cui lo puoi rispedire con un volo di sola andata. Ma sei costretto a porti il problema qui e ora di cosa fare, senza inventare storie o teorie alternative, senza pensare che sputare rabbia e invettive contro gli stranieri che vengono ad aggredirci basti per mettere a posto le cose.
Perché quegli otto feriti in un letto d’ospedale, quelle due persone che hanno perso le gambe, meritano che la terribile vicenda che è capitata loro ci faccia fare una riflessione seria su cosa non va davvero e su cosa può evitare che un dramma simile possa ripetersi domani. Non meritano l’ennesima vagonata di retorica stantia e di menzogne a buon mercato. Sarebbe una doppia beffa che non meritano.