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“Hollywood è vicina a Gaza. E Trump e i suoi sono folli”. L’intervista del Fatto Quotidiano a Mark Ruffalo

L’attore statunitense è a Roma per il film“Santo Subito!” su papa Wojtyła: “È un thriller politico”
“Hollywood è vicina a Gaza. E Trump e i suoi sono folli”. L’intervista del Fatto Quotidiano a Mark Ruffalo
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Mark Ruffalo, perché sostiene la causa palestinese?

Nel 2008, quando ho cominciato a sentirne parlare, non riuscivo a capire perché questo conflitto si protraesse. Non abbiamo mai visto palestinesi in televisione, conoscevamo solo una versione dei fatti, ma allorché ho inteso la Nakba, l’espropriazione delle terre nel 1948, ho ravvisato una prospettiva completamente diversa, quella di una grande ingiustizia.

A Gaza è genocidio?

Assolutamente sì, è un genocidio secondo ogni associazione per i diritti umani, compresa B’Tselem in Israele. Il numero di persone uccise non annulla né eleva un massacro a genocidio: è l’intento che conta, e il governo israeliano lo ha chiarito. Netanyahu e i membri del suo gabinetto hanno usato un linguaggio genocida fin dall’inizio.

È difficile conciliare lo status di star e l’attivismo politico?

Vengo da una tradizione in cui l’impegno era parte integrante dell’essere attore, a cominciare da Stella Adler, che con l’opera teatrale Waiting for Lefty attizzò il movimento sindacale statunitense. Da cinquemila anni sin qua, abbiamo sempre detto la verità al potere: è la nostra funzione di artisti.

Hollywood oggi è più pro-pal o sionista?

Direi più filopalestinese. A Hollywood ci sono alcuni centri di potere che erano fermamente sionisti, ma col tempo questa posizione si sta sgretolando. Quando ho sostenuto il cessate il fuoco, molte persone l’hanno interpretato non come un gesto umanitario, bensì come un’iniziativa a favore di Hamas, e si sono infuriate: col tempo, si sono scusate.

In seno all’Academy che promuove gli Oscar si è da poco costituito il Jewish Heritage Affinity Group: gli ebrei a Hollywood sono dunque una “categoria sottorappresentata e marginalizzata”?

Non credo che lo direbbero di se stessi, ma non sono ebreo, sicché non posso parlare a nome loro. Gli ebrei americani sono importanti; la mia insegnante era Stella Adler. I miei amici più cari sono intellettuali ebrei. Il movimento di sinistra è nato negli Usa grazie agli ebrei. Ma in Palestina non si tratta di una questione ebraica, bensì di uno Stato che esercita un potere estremo contro un popolo oppresso, occupandone illegalmente la terra, uccidendo persone in Cisgiordania e commettendo crimini di guerra.

Per molti ragazzini lei è Hulk, oggi servirebbe a Gaza? Una sorta di Golem palestinese?

Forse, ma che succederebbe? I palestinesi distruggono gli israeliani, e poi? Mi piace l’idea che i palestinesi sentano di avere un eroe in Occidente con cui identificarsi, quando l’Occidente ha voltato loro le spalle. Per me è una cosa bellissima, queste storie di eroi trascendono la politica: risale agli antichi greci, si tratta di dei e mostri.

Con Javier Bardem ha prodotto il documentario Tutto quello che resta di te di Cherien Dabis che ripercorre la saga di una famiglia cisgiordana: oggi (ieri, ndr) 1500 ragazzi, convocati da Loredana Commonara per il progetto Artmedia Cinema e Scuola, l’hanno visto a Roma.

Che sia una regista palestinese a raccontare una storia palestinese è davvero unico: è un film straordinario, e il mondo è interessato, a partire dai più giovani. Vogliono capire cosa sta succedendo a Gaza, la situazione sta cambiando. Tre anni fa questo era un argomento tabù, gli stessi giornalisti palestinesi non ne parlavano per paura di essere licenziati. A Hollywood la situazione non era diversa: Susan Sarandon e Melissa Barbera sono state oggetto di campagne diffamatorie. Ma, parafrasando Émile Zola, se metti la verità in una scatola e la seppellisci nella terra, un giorno non potrà che esplodere e distruggere tutto ciò che la circonda. Ed è proprio quello che sta succedendo.

A Roma sta girando Santo Subito! di Bertrand Bonello, dove interpreta Padre Joseph Murolo, un “avvocato del diavolo” statunitense che indaga sulla canonizzazione di Giovanni Paolo II.

Avvolta in un thriller politico, ma è una vera e propria indagine sulla santità di Karol Wojtyla. Era un politico di professione, ha fatto crollare un intero sistema, l’Unione Sovietica, ma questo ne fa un santo? È un equilibrio difficile.

Del nuovo papa, il suo connazionale Leone XIV, che pensa?

Sono molto colpito, che coraggio! Non vedo una risposta a nessuno dei problemi del nostro mondo nella violenza, e la sua interpretazione dei Vangeli mi conforta. La cosa più divertente è sentire il vicepresidente J.D. Vance che cerca di fargli la predica. Si definisce cattolico, ma intende dare una spiegazione teologica al Vicario di Cristo!

Trump?

Trump si fa fotografare come Gesù. È pazzo. Ha completamente perso la testa. Lui e i suoi accoliti sono folli, per la loro arroganza: detengono il potere, ma sembrano non volerlo mai usare.

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