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“Minacce di Panzeri per candidare la protetta”: chi è Eleonora Cimbro, l’ex deputata a capo dell’Unione Italia-Marocco

Cimbro - Nel 2012 eletta col Pd, passa a Leu e poi alla lega

18 Dicembre 2022

Prima dello scandalo di Bruxelles, quello di Antonio Panzeri non era un nome noto al grande pubblico: l’ex europarlamentare e sindacalista non è mai stato uno che amasse far parlare di sè. Ma nel correntone bersaniano nel Pd – la “ditta” poi traslocata in Articolo 1 – tutti sanno che la sua era una figura influente e ascoltata, in grado di creare e distruggere carriere soprattutto nel Milanese, l’area in cui ha sempre fatto il pieno di voti. E c’è un’ex deputata che nel partito locale è considerata all’unanimità la sua figlioccia politica. Si chiama Eleonora Cimbro, viene da Bollate (hinterland del capoluogo lombardo) e qualche anno fa attirò l’attenzione dei giornali per una strana serie di cambi di casacca: eletta alla Camera col Pd nel 2013, sul finale di legislatura passò a Mdp insieme alla sinistra del partito, salvo poi – fallita la rielezione – iscriversi alla Lega di Matteo Salvini. A saltare agli occhi in questo momento, però, è soprattutto un altro aspetto del suo curriculum: Cimbro è stata la presidente dell’Unione interparlamentare Italia-Marocco, un “gruppo di amicizia” istituzionale creato – si legge sul sito dell’ambasciata di Rabat – per “rafforzare i legami di unione tra i due Paesi e mettere in evidenza i progressi realizzati dal Regno del Marocco sotto la guida di Sua Maestà il Re Mohammed VI”. E nel corso del suo mandato si è occupata in modo importante dei rapporti col Paese maghrebino, i cui servizi segreti – secondo la procura federale belga – pagavano Panzeri per interferire nei processi decisionali del Parlamento europeo.

L’attività pro-Rabat in Aula… – Numerose fonti del Pd locale confermano che i rapporti tra i due erano strettissimi. Già nel 2009 l’ex deputata, allora giovane militante dem, organizzava a Bollate cene ed eventi per la campagna elettorale di Panzeri, in corsa per il secondo mandato a Bruxelles. Ma il salto di qualità arriva a fine 2012, quando l’europarlamentare decide di lanciarla e sostenerla (“pancia a terra”, racconta un dirigente) alle primarie che sceglieranno i candidati al Parlamento. Il risultato sorprende un po’ tutti: Cimbro, sconosciuta consigliera comunale di Bollate, raccoglie ben 2.372 preferenze in provincia di Milano, piazzandosi subito dietro i big nazionali e guadagnando un’ottima posizione in lista. A Montecitorio diventa subito capogruppo in Commissione Esteri, nonostante l’assenza di background in materia (di mestiere fa la docente di lettere). E nel 2016 sarà lei la relatrice della ratifica di due importanti accordi giudiziari con Rabat, che ampliano la possibilità di concedere al Regno l’estradizione di indagati e condannati, restringendo l’elenco dei “reati politici” che bloccano la consegna, escludendo ad esempio tutti quelli di terrorismo. Il Marocco, dirà Cimbro in Aula, “è un Paese che noi riteniamo assolutamente strategico sul piano della sicurezza in un momento cruciale per l’Europa”.

…e fuori – Accanto all’attività parlamentare c’è una fitta agenda di viaggi e pubbliche relazioni: nella primavera 2017, in particolare, la deputata di Articolo 1 vola in Maghreb due volte a distanza di poche settimane. Dal 17 al 21 marzo è alla terza edizione del Crans Montana Forum, un summit internazionale sulla cooperazione patrocinato da Mohammed VI. Che non a caso si svolge ogni anno a Dakhla, città del Sahara occidentale conteso, l’ampio territorio controllato da Rabat ma rivendicato dal popolo berbero dei Sahrawi: una controversa internazionale molto delicata, su cui il re ha sempre cercato il sostegno politico dei suoi partner occidentali. Tornata a Roma, Cimbro racconta l’esperienza a un incontro pubblico con Hassan Abouyoub, l’ambasciatore marocchino in Italia: “Credo che il Marocco sia un esempio fondamentale che altri Paesi del Nordafrica dovrebbero cogliere”, dice, elogiando Mohammed per aver “introdotto novità importanti in Costituzione, ad esempio riconoscendo il berbero come lingua ufficiale. Credo sia la strada maestra per accompagnare questi Paesi nella transizione democratica”, afferma. Poco dopo, dal 15 al 19 maggio, eccola di nuovo a Rabat per incontrare il presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti: nell’occasione, oltre a ribadire la qualità di “Paese strategico” del Marocco e a “plaudire alle riforme e alla transizione democratica”, invita “ad adottare una soluzione pacifica alla questione del Sahara, nel rispetto dell’integrità territoriale del Regno” (prendendo le distanze, quindi, dalle rivendicazioni indipendentiste dei Sahrawi).

Le spinte di Panzeri – Alle politiche del 2018 Cimbro non sarà rieletta a causa del flop di Liberi e uguali, che impedì di far scattare il suo seggio (era seconda in lista per il Senato nel Milanese, dietro Francesco Laforgia). Poco dopo passerà alla Lega. Anche in quell’occasione, però, è noto che Panzeri fece di tutto per garantirle una candidatura blindata. A confermarlo è Rosa Fioravante, accademica e militante di lungo corso che i giovani di Leu avevano proposto (con una lettera aperta) di schierare come capolista a Milano: l’europarlamentare, ricorda in un post su Facebook, “si irritò molto” per l’iniziativa, “al punto da andare (o mandare in sua vece della gente) da alcuni di questi, inermi attivisti, a spiegare che era una vergogna aver chiesto la mia candidatura perché l’unica candidatura possibile doveva essere quella dell’uscente deputata”, cioè Cimbro. Una testimonianza simile arriva da Paolo Razzano, responsabile enti locali del Pd milanese: “Nel 2015 Panzeri si interessò moltissimo alle elezioni comunali di Bollate, spingendo perché Cimbro fosse la candidata sindaca. Una cosa piuttosto strana per un europarlamentare importante come lui. All’epoca ero responsabile organizzazione e ricordo una sua telefonata molto sgradevole e insistente su questo tema. È l’unica volta in vent’anni di politica in cui mi sono sentito minacciato da un compagno di partito”.

“La mia nomina? Proposta dal partito” – Il Fatto ha raggiunto al telefono la politica ora leghista, chiedendole dei suoi rapporti con Panzeri. “Sono gli stessi rapporti che aveva chiunque facesse politica con il Pd in Lombardia. Tutti lo conoscevano e nessuno si aspettava una cosa del genere”, ha risposto. La sua scelta come presidente dell’Unione Italia-Marocco, afferma, “è stata una nomina istituzionale proposta dal partito e approvata dalla Camera”. Perché proprio lei? “Nessun motivo particolare, ero membro della Commissione Esteri”. Col gruppo di amicizia, dice, “facevamo delle missioni internazionali, ovviamente guidate dai funzionari della Camera. In un’occasione sono andata nel Sahara Occidentale insieme all’onorevole Khalid Chaouki, che come sa è originario del Marocco, per monitorare la situazione del conflitto. Un’altra volta è venuta una loro delegazione a Roma. Questi sono stati i rapporti”. E conclude: “Sono fuori da tutti i giri, non ho nessun incarico e non intendo parlare di cose che non c’entrano con quello che sta succedendo adesso. Sono soltanto amareggiata, ho lasciato la sinistra proprio per l’ipocrisia che ora questa vicenda mette in mostra”.

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