I paesi ricchi e i loro vassalli: l’identikit dell’Occidente

28 Aprile 2022

Cos’è dunque questo Occidente (con la maiuscola, mi raccomando!) che come l’araba fenice muore ma rinasce ogni volta dalle sue stesse ceneri, quando a gonfiarlo provvedono i venti di guerra? Ho ammirato la buona volontà con cui, su Il Fatto di ieri, Domenico De Masi s’è messo in cerca di una definizione convincente per questa entità impalpabile che riappare in forma di superpotenza mondiale, per gli uni salvifica, per gli altri minacciosa. De Masi elenca i pensatori che nel passato si cimentarono nel tracciare un identikit dell’Occidente. Ma oggi? Cosa accomunerebbe gli occidentali, distinguendone la civiltà da quelle degli altri abitanti del pianeta?

Non certo il riconoscersi nei valori delle democrazie liberali. Altrimenti cosa ci facevano tra i 43 Paesi convocati nel vertice della base americana di Ramstein pure il Qatar e la Turchia e il Marocco (per dirne solo alcuni)?

Neppure si pretenderà che a fornire il denominatore comune dell’Occidente sia il sistema capitalistico di libero mercato. Altrimenti perché lasciarne fuori la Russia di Putin e gli altri autocrati post-comunisti con cui per trent’anni gli occidentali hanno intrecciato relazioni d’affari? Più temerario ancora sarebbe sostenere che la nuova coalizione di guerra sia portatrice del modello culturale europeo o anglo-sassone.

Così il fantasma dell’Occidente finisce solo per regalare facili argomenti di propaganda all’ultimo che avrebbe titolo a parlarne, cioè Vladimir Putin, il quale ieri a San Pietroburgo lo ha definito “cinico” (da che pulpito) e “pieno di problemi nel campo dei diritti umani”. Concludendo che “l’Occidente è un pericolo per tutto il mondo”.

De Masi scuserà la bieca sintesi cui ricorro, in assenza di definizioni migliori: forse l’Occidente è solo il raggruppamento momentaneo dei Paesi ricchi e dei loro vassalli, a qualunque longitudine si trovino.

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