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Candidati vecchi e maschi, poi dice che i giovani si astengono

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Errare è umano, perseverare diabolico. Proporre complessivamente, tra maggioranza e opposizione, nove donne su 77 candidati sindaci, e nemmeno una nella metà dei capoluoghi al voto, invece, è semplicemente demenziale. Considerazione suffragata da almeno un altro dato: gli e le under 50 sulle schede delle scorse Amministrative – per cui si torna al ballottaggio il prossimo fine settimana – erano appena uno su tre. C’è insomma davvero poco da stupirsi, e men che meno da lamentarsi, se la grande onda di partecipazione sollevatasi per il referendum sulla giustizia a marzo questa volta non s’è vista, e le masse giovanili hanno disertato le urne: perché bisognerebbe votare quando l’offerta è così grottescamente lontana dalle domande di giustizia sociale e di cambiamento? Quando i volti, incanutiti e testosteronici, sono calati dall’alto su territori che sovente non frequentano più da decenni, ignorandone esigenze, pulsioni e tensioni? Quando al rinnovamento, alla spinta propulsiva di idee, sociali e imprenditoriali, si preferisce l’usato sicuro, che poi spesso sicuro nemmeno è?

Il quadro è d’altronde perfettamente incorniciato dalla smania che anima la destra di governo per chiudere entro l’estate la legge elettorale: niente aliena le persone dalla politica più del dibattito pressoché incomprensibile su come cambiare le regole del gioco, tanto più a gioco in corso. L’obiettivo è esplicito: vincere per vincere, cioè per esercitare potere. Si tratta di un governismo miope, che tradisce le intenzioni ma soprattutto il Paese, somministrando alla popolazione una versione infeltrita della politica e delle sue possibilità. Perché – sia chiaro – esercitare il potere è pratica indispensabile per cambiare le cose, a patto di volerlo fare. Per questo nasce “Ci Siamo! Potere e libertà per le nuove generazioni”, piattaforma di proposte concrete, elaborata e firmata dal Forum Disuguaglianze e Diversità con 23 associazioni, per consentire a chi è giovane di vedere infine attuato l’articolo 3 della Costituzione, per rimuovere almeno parte degli ostacoli che impediscono di scegliere liberamente il proprio percorso di vita, a prescindere dalle condizioni socio-economiche ereditate. E di sprigionare così l’enorme potenziale di cambiamento mortificato in una generazione per cui la distanza tra bisogni e aspirazioni, individuali e collettive, e le dinamiche della rappresentanza e del potere partitico, si traduce in indifferenza o rassegnazione. Che sia questa la questione, mentre l’intero arco parlamentare si avvita nelle tecnicalità della legge elettorale, e anche il centrosinistra vanta il demerito di aver proposto appena tre donne candidate sindache nei capoluoghi, è provato dal successo confortante e rivelatorio delle persone indicate da “Facciamo Eleggere”, l’iniziativa promossa dal ForumDD e da Ti Candido, per sostenere alle elezioni amministrative chi si batte per la giustizia sociale e ambientale ed è espressione di alleanze sociali, comunità e reti civiche.

Dei dodici nomi sostenuti, cinque sono stati eletti ed elette e altri tre vanno al ballottaggio; un successo in scia con quello degli ultimi cinque anni, con 61 persone spinte (32 donne, 29 uomini) di cui il 77% eletto (27 donne, 20 uomini). Un modo per uscire dallo stallo dunque esiste, e funziona: ma è necessario che a sperimentarlo siano anche i partiti. Non basta più invocare la partecipazione ed enunciare la volontà di rigenerazione e cambiamento: bisogna renderla possibile. Aprendosi a una nuova potenziale classe dirigente, che viene dal basso, è disposta a rinunciare al proprio cammino per il bene pubblico, offre energia e capacità, e trova davanti a sé la strada sbarrata. Oltre a fiumi di paternalismo.

Forum Disuguaglianze e Diversità

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