FrancoTiratore

Il “macellaio” e i rubinetti del gas russo

29 Marzo 2022

Discorsi da bar (ascoltati e riprodotti per questa rubrica).

Che strana guerra quella nella quale s’insultano a sangue coloro con i quali, presto o tardi, sarai costretto a sederti allo stesso tavolo negoziale. Ciascuno di noi può pensare e dire che Vladimir Putin si comporta da macellaio, criminale e assassino (io lo penso e lo dico e non sono certo il solo). Tutt’altro discorso se questa ininterrotta cascata di insulti sanguinosi proviene dal commander in chief degli Stati Uniti, leader riconosciuto dell’Alleanza Atlantica e dunque del fronte che sostiene la sacrosanta causa ucraina. Perché delle due l’una. O Joe Biden, causa l’età e una certa propensione a farla fuori dal vaso, non è in grado di controllare la favella presidenziale (e allora dovremmo preoccuparci). Oppure, al contrario, Joe Biden sa benissimo ciò che dice e non è affatto scontento di mettere in imbarazzo gli alleati europei – i quali, infatti, pigolano distinguo (Macron) o ritengono più prudente tacere (Draghi) – e, insomma, che se la vedano loro con Mad Vlad (e allora la preoccupazione cresce parecchio).

Che strana guerra quella nella quale il nemico (macellaio, assassino, criminale) ti tiene attaccato alla canna del gas, nel senso che dipendi dalle sue forniture a cui per molto tempo ancora non potrai rinunciare pena il tracollo dell’intero sistema economico. Senza contare che nel mentre lo foraggi in cambio di energia vitale, cerchi di farlo fallire con le sanzioni e lo minacci con l’invio di armi pesanti che l’esercito di Zelensky (e le formazioni paramilitari) useranno, giustamente, per distruggerlo. Ragion per cui corriamo il rischio che sia il macellaio, assassino, criminale a chiudere i rubinetti: “Le sanzioni spingeranno i russi a tagliare le forniture” (Franco Bernabè, La Verità).

Che strana guerra quella nel corso della quale Papa Francesco si scaglia contro l’incremento delle spese militari fino al 2% del Pil (“sono matti, vergogna”) e per tutta risposta il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, scrive sulla Stampa che “nelle relazioni internazionali l’affidabilità di un Paese è fondamentale”. Si tratta di sborsare nei prossimi anni qualcosa come 13 miliardi di euro, da sottrarre molto probabilmente alla spesa sociale. Cosicché, quando qualcuno si lamenterà dei tagli a scuola e sanità, Guerini risponderà: non sei contento di essere così tanto affidabile? Oppure lo spedirà direttamente dal Papa. Discorsi da bar, appunto.

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