L’Editorialista del papa, con la “e” maiuscola vista l’investitura dall’alto, anzi dall’Altissimo. Ha suscitato sorpresa e curiosità, anche per il suo aspetto inedito, il comunicato di Francesco del 16 giugno, comparso nel bollettino quotidiano della Santa Sede: “Il Santo Padre ha nominato Assistente ecclesiastico del Dicastero per la Comunicazione ed Editorialista de L’Osservatore Romano il Rev.do Luigi Maria Epicoco, del clero dell’Arcidiocesi de L’Aquila”. Testuale. Come se Confindustria (Sole 24 Ore), Cairo (Corsera) ed Elkann (Stampa e Repubblica) ufficializzassero con una nota le nomine dei loro commentatori prediletti.

Teologo quarantenne originario della Puglia, Epicoco già assomma incarichi di prestigio: docente di Filosofia alla Lateranense (la cosiddetta università del papa) e preside dell’Istituto Superiore Scienze Religiose Fides et Ratio dell’Aquila. Ma soprattutto don Epicoco è un notissimo comunicatore multimediale della Buona Novella: scrittore prolifico, opinionista tv e radio, autore seguitissimo sui social.

Al di là dell’aspetto inedito, la sua nomina a editorialista del quotidiano della Santa Sede ha ovviamente un significato concreto. Anche perché il giovane teologo sarà l’assistente ecclesiastico del ministero vaticano per la Comunicazione, presieduto per la prima volta da un laico, Paolo Ruffini. E proprio Ruffini, insieme con altri direttori dei media cattolici, era presente il 24 maggio scorso all’intervento un po’ brusco di Francesco a Radio Vaticana, durante la sua visita al Dicastero.

Vale la pena rileggerlo per intero, perché ci sono domande rivolte a tutto il mondo del giornalismo: “Quanti ascoltano la Radio, e quanti leggono l’Osservatore Romano? Perché il nostro lavoro è per arrivare alla gente: che quello che si lavora qui, che è bello, è grande, è faticoso, arrivi alla gente, sia con le traduzioni, sia anche con le onde corte, come lei ha detto… La domanda che voi vi dovete fare è: ‘Quanti? A quanti arriva?’, perché c’è il pericolo – per tutte le organizzazioni – il pericolo di una bella organizzazione, un bel lavoro, ma che non arrivi dove deve arrivare… Un po’ come il racconto del parto del topo: la montagna che partorisce il topolino… Tutti i giorni fatevi questa domanda: a quanta gente arriviamo? A quanti arriva il messaggio di Gesù tramite L’Osservatore Romano? Questo è molto importante, molto importante!”. Intervistato poi dall’OR, lo stesso don Epicoco ha spiegato come intende il lavoro di giornalista: “Il comunicatore cattolico lo vedo come un costruttore di dialogo e non un miliziano che usa la propria penna, il proprio mestiere, per fare del male”.

L’ascesa del teologo editorialista va di pari passo con quella di un altro sacerdote quarantenne apprezzatissimo dal papa in materia di comunicazione: don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova e conduttore di una trasmissione sul Nove, protagonista lo stesso pontefice: “Vizi e virtù. Conversazione con Francesco”. Don Epicoco e don Pozza: sono i due volti del nuovo corso francescano sul fronte dei media. Del resto, l’esperienza della Chiesa in merito è antichissima: i quattro evangelisti furono i primi giornalisti cristiani.

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